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Perché serve una Bce più verde e più digitale

Virgilio Chelli
·4 minuto per la lettura
Perché serve una Bce più verde e più digitale
Perché serve una Bce più verde e più digitale

Aberdeen Standard Investments ritiene che la revisione strategica in corso sia un’occasione storica su tre fronti: definire meglio il target di inflazione, una politica monetaria verde e il lancio dell’euro digitale

Dieci anni fa, quando Mario Draghi non era ancora arrivato a sostituire Jean-Claude Trichet alla guida della Bce, le paure infondate sull'inflazione gettavano benzina sul fuoco della crisi del debito sovrano. Molto è cambiato da allora nell’approccio dei policymaker, perché l'errore di inasprire troppo presto la politica monetaria non si ripeta mai più. Ma l'errore potenziale oggi, mentre la Bce si avvicina alla fine della sua revisione strategica, è non agire abbastanza assertivamente nel ridefinire il suo ruolo per l'era moderna. La Bce, che si è riunità giovedì scorso sotto la presidenza di Christine Lagarde, ha una grande opportunità e non dovrebbe sprecarla.

TRE OBIETTIVI PER LA BCE DEL FUTURO

Sono le conclusioni cui giunge l’analisi di Paul Diggle, Senior Economist di Aberdeen Standard Investments, che indica tre fattori su cui puntare per il futuro ruolo della Bce. Proprio questo mese segna il decennale dell'ultimo aumento dei tassi della Banca centrale europea. Allora il Portogallo stava per diventare l'ultimo paese a richiedere il salvataggio ma questo non impedì a Trichet di portare i tassi all'1,25% per combattere un’inflazione fantasma. I suoi successori, prima Draghi e poi Lagarde, sembrano aver fatto tesoro della lezione. Il primo ha fornito un sostegno straordinario all'economia, aiutando a salvare l'Eurozona, mentre la seconda, mantenendo bassi i rendimenti, ha permesso ai governi di varare enormi misure fiscali contro la crisi da Covid.

LEZIONI DA IMPARARE SULL’INFLAZIONE

Ma secondo Diggle ci sono ancora importanti lezioni da imparare e il tempo è adesso, perché la Bce ha una "fantastica opportunità" con la revisione strategica della politica monetaria prevista tra sei mesi. In primo luogo, la Bce dovrebbe essere audace nel ridefinire l'obiettivo di inflazione che va reso più definitivo dell’attuale “vicino ma al sotto il 2%”, una formulazione ambigua che porta a disaccordi su ciò che la Bce sta cercando di raggiungere, mentre sarebbe più urgente dire come raggiungerlo al meglio. L'attuale formula mina inoltre l'obiettivo reale. Specificare un obiettivo di inflazione dovrebbe ancorare le aspettative, non minare qualsiasi prospettiva che l'obiettivo venga raggiunto. Per questo la Bce dovrebbe prendere spunto dalla Fed adottando un obiettivo di inflazione medio.

DARSI OBIETTIVI AMBIENTALI

In secondo luogo, secondo Diggle, la Bce dovrebbe usare la politica monetaria per accelerare la transizione energetica. Il cambiamento climatico riguarda direttamente la politica monetaria perché potrebbe comportare maggior e minor crescita ed è anche una monumentale preoccupazione per la stabilità finanziaria, perché i rischi fisici e di transizione avranno un impatto significativo sulle passività assicurative, sul fair value delle aziende e sui mercati. Per questo la Bce dovrebbe condizionare esplicitamente le sue previsioni su scenari climatici alternativi, considerando l'applicazione di filtri climatici al proprio bilancio.

ARRIVATA L’ORA DELL’EURO DIGITALE

Se favorisse le obbligazioni "verdi" nei suoi acquisti potrebbe abbassare i costi di finanziamento per le società ecologiche, mentre nel suo ruolo di supervisore bancario dovrebbe valutare se applicare requisiti di capitale differenziati in base a considerazioni climatiche. Questo significherebbe che il capitale detenuto a fronte di un prestito per un progetto verde potrebbe essere inferiore a quello standard. Infine il futuro digitale, che dovrebbe indurre la Bce a emettere un euro digitale. La pandemia ha accelerato la tendenza verso il cashless, ma il declino del contante significa che i consumatori comuni stanno perdendo l'accesso diretto al bilancio della banca centrale. Un euro digitale, conclude Diggle, offrirebbe la comodità di un sistema di pagamento moderno e la sicurezza di un credito diretto alla banca centrale.

NON LASCIARE IL CAMPO ALLE ALTRE CRIPTOVALUTE

L’analisi di Aberdeen Standard sottolinea anche l’importanza che sia la Bce, piuttosto che qualche organizzazione o gruppo privato, a emettere il mezzo di scambio in Europa. Se, in futuro, una criptovaluta più stabile diventasse mezzo di pagamento digitale dominante, la Bce non sarebbe in grado di fissare il tasso e influenzare l'inflazione. Le valute digitali rivali sono una minaccia esistenziale alla stessa politica monetaria e un euro digitale assicurerebbe alla Bce di mantenere la sovranità monetaria e continuare a fare il suo lavoro.