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Perno: "Ora sono i bambini il bersaglio preferito del virus, vaccinarli è sicuro"

·4 minuto per la lettura
- (Photo: getty - bambino gesù)
- (Photo: getty - bambino gesù)

Dopo adulti e adolescenti, è la volta dei bambini. L’Ema ha approvato il vaccino anti-Covid Pfizer/BioNTech per la fascia di età 5-11 anni e in Italia, con l’okay dell’Aifa, le prime dosi potrebbero essere somministrate nel giro di qualche settimana: “Il 23 dicembre, poi magari sarà qualche giorno prima o qualche giorno dopo”, ha annunciato oggi Franco Locatelli, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico. Per quella data “saranno disponibili le formulazioni pediatriche, di un terzo, 10 microgrammi, rispetto alla dose per l’adulto”.

La vaccinazione pediatrica protegge i più piccoli e chi gli sta accanto, soprattutto i nonni e i soggetti più fragili. Ma le preoccupazioni non mancano: soprattutto quando si parla di eventuali, seppur rarissimi, effetti collaterali (miocarditi e pericarditi incluse). Oggi fa notizia un documento informativo di 82 pagine presentato da Pfizer alla Food and Drug Administration (FDA), agenzia del farmaco americana, citato dal Fatto Quotidiano in cui si legge che “la sicurezza a lungo termine del vaccino Covid-19 nei partecipanti da 5 a 12 anni di età sarà studiato in 5 studi di sicurezza post-autorizzazione, compreso uno studio di follow-up di 5 anni per valutare le sequele a lungo termine di miocardite / pericardite post-vaccinazione”. Intanto, da Torino arriva la notizia di una ragazza non vaccinata ricoverata in gravi condizioni per sintomi riconducibili a una miocardite Covid correlata.

″È possibile affermarlo in maniera netta, con dati alla mano: il rischio di miocarditi e pericarditi correlate al Covid è molto maggiore del rischio di quelle generate dalle vaccinazioni, che hanno solitamente decorso benigno e si curano con banali farmaci. Le miocarditi causate dal virus non sono soltanto più frequenti, ma possono rivelarsi addirittura fatali. Il caso di Torino ci dimostra che dobbiamo prestare attenzione a questa complicanza e che vaccinare è importante”, dice all’HuffPost il professor Carlo Federico Perno, responsabile dell’Unità Operativa di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Professore di Microbiologia all’Unicamillus University.

Professore, tra meno di un mese dovrebbero iniziare le vaccinazioni nella fascia 5-11 anni anche in Italia. Che messaggio possiamo dare ai genitori?

“Da quello che abbiamo osservato fino ad ora il vaccino è efficace e i suoi rischi sono molto contenuti. Al momento non ci sono evidenze di tossicità nelle fasce d’età più giovani: su 3mila bambini su cui è stato studiato questo vaccino, nessuno ha avuto effetti collaterali gravi, al di là del classico rossore in sede di iniezione. Inoltre, abbiamo dati solidi sulla vaccinazione dai 12 ai 18 anni: ho difficoltà a ritenere che nella fascia 5-11 anni il farmaco si potrà comportare diversamente”.

Qual è attualmente la situazione dei contagi tra i bambini? I reparti pediatrici come si presentano?

“I bambini, insieme a non vaccinati adulti e fragili, sono gli attuali bersagli preferiti del virus. In Italia, al momento, non c’è un grave aumento ma il contagio è costante, così come i ricoveri negli ospedali pediatrici”.

I numeri ci dicono che un bambino su 7, in seguito all’infezione da SARS-CoV-2, rischia di andare incontro a sequele a lungo termine come il Long Covid.

“Esatto. E una quota significativa di questi bambini può sviluppare la sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C), una condizione rara che colpisce diversi organi. La MIS-C non si sviluppa subito, ma da due a sei settimane dall’infezione da Covid. Tra i sintomi ci sono la febbre elevata, disturbi gastrointestinali (dolore addominale, nausea e vomito), sofferenza miocardica con insufficienza cardiaca, ipotensione e shock, alterazioni neurologiche. Si tratta di un esito molto grave”.

Un esito grave come la MIS-C, coinvolgendo più organi, rischia di avere ripercussioni anche sulla crescita e lo sviluppo dei più piccoli?
“Uno dei dubbi che ho sentito avanzare da qualche genitore è che i vaccini anti-Covid possano alterare lo sviluppo dei bambini: si tratta di una preoccupazione che mi sento di sfatare. Quello che potrebbe accadere è invece che il decorso grave dell’infezione da Covid causi un danno irreversibile a un organo: per esempio, se il virus altera gravemente la struttura del polmone, distruggendo gli alveoli, è difficile che la struttura torni sana. È un’evidenza clinica che abbiamo già riscontrato nei pazienti adulti, non possiamo escludere che nel medio-lungo termine accada anche con i soggetti pediatrici. Purtroppo col Covid-19 il concetto di restitutio in integrum, ovvero di guarigione completa, è venuto meno”.

Vaccinare i bambini oggi per consentirgli di essere gli adulti di domani, insomma.
“Assolutamente sì. Bisogna ricordare che proprio grazie ai vaccini non esistono più malattie come la poliomielite e il vaiolo, e il morbillo è ormai ridotto a numeri piccolissimi. Ricordo che quando ero piccolo, solo nella mia classe, c’erano tre bambini che avevano riportato esiti nefasti della polio a causa della mancata vaccinazione: oggi come ieri i nostri figli vanno protetti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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