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Peste suina africana, in E-R no casi ma stop caccia cinghiali

·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 12 gen. (askanews) - Nessun contagio di peste suina africana finora in Emilia-Romagna ma preoccupa la conferma, il 6 gennaio scorso, di un caso di peste suina africana (Psa) in un cinghiale in Piemonte, ad Ovada nell'alessandrino e un altro caso a poche decine di chilometri di distanza. I luoghi di ritrovamento dei cinghiali risultati positivi alla Psa sono relativamente vicini ai confini regionali emiliano-romagnoli, in particolare al piacentino. E sono state già decise le azioni comuni con il Ministero e le altre Regioni e convocate le Consulte Venatoria e Agricola per informare sulle disposizioni di tutela. Inoltre, è stato stabilito lo stop nelle province di Piacenza e Parma alla caccia collettiva ai cinghiali e alla caccia con l'ausilio dei cani.

L'obiettivo è limitare il più possibile gli spostamenti dei cinghiali sul territorio e preservare la sicurezza degli allevamenti zootecnici, avere una mappatura precisa delle zone a rischio, fermare i contagi.

La malattia, che colpisce suini domestici e cinghiali e non è trasmissibile all'uomo, se non fermata potrebbe rappresentare un grave danno economico per le aziende emiliano-romagnole che operano nel settore della zootecnia: una seria minaccia che potrebbe mettere in stallo la filiera suinicola, nonché le pregiate produzioni Dop della salumeria nazionale.

Dopo i primi casi rilevati in Piemonte e Liguria, la Regione Emilia-Romagna, in accordo con le regioni confinanti Lombardia e Toscana e sulla base delle indicazioni dell'Unità di crisi nazionale del Ministero della Salute, emana un primo provvedimento tramite un'ordinanza a firma del presidente Stefano Bonaccini e sospende alcune forme di caccia per la caccia al cinghiale nelle due province più a rischio: Piacenza e Parma.

Inoltre, sempre su indicazione del Ministero della Sanità, la Regione Emilia-Romagna - al momento fuori dalla zona infetta - assume tramite l'Ordinanza del Presidente anche le indicazioni di intensificare e rafforzare la sorveglianza sul cinghiale anche attraverso l'esecuzione di battute di ricerca attiva delle carcasse di cinghiale, incoraggiare ed accelerare le macellazioni dei suini negli allevamenti familiari, intensificare e rafforzare la vigilanza sulle movimentazioni degli animali sensibili e la vigilanza e verifica delle condizioni di biosicurezza degli allevamenti.

"Stiamo lavorando a un approccio unico tra le Regioni interessate - spiegano gli assessori alle Politiche per la salute, Raffaele Donini e all'Agricoltura e Caccia, Alessio Mammi - Per questo la Regione Emilia-Romagna ha deciso di istituire un'unità di crisi ad hoc, coordinata con le disposizioni del Ministero della Salute. Proprio a seguito delle indicazioni di oggi del Ministero, la Regione ha emesso un primo provvedimento che va nella direzione di una tutela della salute del settore suinicolo dell'Emilia-Romagna, un comparto fondamentale dell'economia emiliano-romagnola, che vale più di 300 milioni di euro.

Quindi massima tutela per la filiera suinicola regionale, che conta circa 1200 allevamenti, 1,2 milioni di capi e una produzione lorda vendibile stimata in 307 milioni di euro, nella quale sono ricomprese le varie Dop regionali: i prosciutti di Parma e Modena e numerosi salumi.

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