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Peste suina, Camaiora: "no a falsi allarmismi"

·2 minuto per la lettura

(Adnkronos) - “Di fronte al virus della peste suina africana corriamo il rischio che si propaghino notizie gonfiate che trasformino di nuovo, dopo il Coronavirus, l’Italia nel Grande Malato d’Europa. Una informazione va ripetuta all’infinito: il problema non riguarda la salute degli esseri umani” dice Andrea Camaiora esperto di comunicazione di crisi, interpellato dall’AdnKronos.

“Le decisioni assunte dai ministeri della Salute e dell’Agricoltura sono rassicuranti. Ancora una volta l’Italia mette la salute e la sicurezza alimentare al primo posto ma deve farlo percepire in modo netto e inequivocabile. Ma è importante - incalza - che da parte degli operatori dell’informazione ci sia la massima responsabilità perché rischia di farne le spese un giro di affari (e di posti di lavoro) colossale che colpirebbe uno dei nostri settori di maggior pregio. La chiave della risposta al problema resta oggi più che mai la prevenzione. Ha ragione il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, quando chiede che sia intensificata la caccia intensiva agli unghulati che imperversano nelle nostre campagne, devastando coltivazioni e rappresentando un rischio anche per l’uomo. Eppure siamo ancora appesi, dopo 30 anni, alla legge 157/92 e abbiamo il coraggio di sentirci colti all’improvviso da crisi come queste”.

"Fondamentale è poi fornire una comunicazione chiara e non allarmistica. Sarebbe bene che in queste ore vi fosse una regia di comunicazione sia a livello istituzionale sia a livello di consorzi e in generale del settore privato suinicolo per una strategia di rilievo internazionale - continua Camaiora - Si annuncia l’ennesima task force interministeriale e va bene, ma non basta. Serve un tavolo che coinvolga tutti i principali attori. Poche ore dopo la circolazione delle prime informazioni, Cina e Giappone hanno fermato le importazioni. Il rischio che, anche strumentalmente, altri Stati seguano questa stessa strada è purtroppo concreto. Non raccontiamoci come pasticcioni e incapaci perché non lo siamo e al tempo stesso, come Sistema Italia, operiamo e comunichiamo con professionalità, senza speculazioni di alcun tipo al nostro interno e pronti a respingere ogni tentativo internazionale di chiudere le frontiere ai nostri prodotti”.

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