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Petrolio al bivio nel 2021: gli scenari possibili

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Petrolio al bivio nel 2021: gli scenari possibili
Petrolio al bivio nel 2021: gli scenari possibili

Il petrolio affronta il nuovo anno tra speranze di ripartenza e rischio tracollo. Perché non bisogna perdere d’occhio il dato sui disoccupati Usa. La Georgia decide il segno dell’amministrazione Biden

IL DILEMMA DEL PETROLIO

Un’altra delle grandi incertezze del 2021 è il prezzo del petrolio, reduce come quello di altri asset da oscillazioni violente, ma incapace di riguadagnare i livelli pre-pandemia sia nella versione americana del WTI che in quella del benchmark globale Brent, che restano a distanza di un abbondante 20%, come mostra il grafico alla fine del paragrafo. Ancora più penalizzati sono stati i titoli del settore: gli ETF che tracciano i principali titoli Oil & Gas quotati sul NYSE viaggiano poco sopra la metà delle valutazioni di inizio 2020. I principali produttori, dai Sauditi alla Russia, entrano nel nuovo anno con un dilemma: tagliare la produzione per sostenere i prezzi? Oppure aumentarla per fare comunque cassa anche se con margini ridotti e recuperare risorse per sostenere le economie? Nonostante i vari tentativi di rimbalzo dopo il crollo di aprile, il muro dei 50 dollari al barile sembra duro da rompere con decisione, anche se il Brent ha chiuso l’anno poco sopra e il WTI non molto sotto. Tutto dipende dalla forza della ripresa economica globale. Se sarà decisamente sostenuta, la combinazione di esaurimento delle scorte e di tagli agli investimenti effettuati a fronte dei prezzi in caduta potrebbe dare una spinta inattesa, a beneficio anche dei titoli azionari del settore.

APPUNTAMENTO OBBLIGATO IL JOB REPORT USA

Un indicatore che l’investitore globale non dovrà perdere d’occhio nel 2021 è il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti. Una caratteristica della crisi del 2020 sembra essere la velocità. Quella del rimbalzo di mercati e economie, con il PIL USA precipitato del 31% annualizzato nel secondo trimestre, poi rimbalzato del 33% nel terzo e che ora punta al +10% nel quarto. Ma anche quella record con cui si è arrivati alla disponibilità di vaccini anti-Covid. Lo stesso vale per la disoccupazione USA, schizzata a quasi il 15% ad aprile dal 3,5% di febbraio e poi ridiscesa al 6,7% a novembre. Nella grande crisi del 2008-2009 il tasso di disoccupazione USA impiegò 7 anni per rientrare dal picco del 10% ai livelli del 2007. Da notare che il picco fu raggiunto proprio mentre partiva il rimbalzo di Wall Street dall’abisso di marzo 2009. Proprio come questa volta, ma la velocità anche qui è diversa e il mercato lo ha correttamente anticipato. Il dato del Job Report americano viene pubblicato alle 08:30 orario Costa Est ogni primo venerdì del mese per il mese precedente. Una data da cerchiare in rosso sul calendario 2021.

LA GEORGIA DISEGNA IL VOLTO DELL’AMMINISTRAZIONE BIDEN

Martedì 5 gennaio la Georgia va a votare per i ballottaggi che assegneranno gli ultimi 2 seggi non ancora aggiudicati del Senato americano. Ai repubblicani ne basta uno per mantenere la maggioranza e confermare le attese di mercato di un’amministrazione ‘divisa’, considerata una garanzia contro derive estremiste dei Dem che potrebbero frenare la ripresa economica. Se invece il partito del presidente eletto Joe Biden dovesse fare il pieno, il triangolo del potere americano diventerebbe tutto blu, con l’effetto molto probabile di innervosire gli investitori e Wall Street, perché aprirebbe la strada a strette fiscali e regolatorie che andrebbero a penalizzare la corporate America. Il primo a non gradire questa prospettiva è molto probabilmente lo stesso Biden, eletto per la prima volta al Senato nel lontanissimo 1972, con una vocazione alla moderazione e al compromesso, forgiata in quasi mezzo secolo di navigazione nei palazzi di Washington. Doti che lo aiuterebbero senz’altro a negoziare con il leader repubblicano al Senato Mitch McConnell, un altro veterano che siede in Senato dal 1985, gli snodi chiave della legislatura che si inaugura il 20 gennaio. Il mercato non sta prezzando anche un Senato blu, dove comunque anche se vincono in Georgia i democratici avrebbero bisogno del voto del presidente di diritto dell’assemblea, la vice di Biden Kamala Harris, per avere la maggioranza di 51 a 50.