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Più gonne al potere! Corte o cortissime, sono un simbolo di empowerment per (e di) tutti

·4 minuto per la lettura
Photo credit: MAIRO CINQUETTI
Photo credit: MAIRO CINQUETTI

#LaRopaNoTieneGenero, gli abiti non hanno genere. Ad accompagnare l'hashtag spagnolo che impazza in questi giorni sui social ci sono le foto di diversi professori, orgogliosamente in gonna come segno di solidarietà verso uno studente, respinto da scuola lo scorso novembre dopo essersi presentato in classe indossandone una al posto dei pantaloni. Chiamatele affinità elettive, good vibes collettive o corrispondenze di stilosi sensi, sta di fatto che anche Gilda Ambrosio – alias The Attico insieme a Giorgia Tordini – ha scelto la (mini)gonna come soggetto-oggetto di una serie di masterclass iniziate più o meno in contemporanea con gli studenti dei primi anni dell'Istituto Marangoni Milano, ai quali ha chiesto d'interpretare questo capo iconico scandagliandone l'evidente – ma non scontato – valore aggiunto. Parole come seduzione, emancipazione, femminilità e femminismo, identità di genere e identità sociale, empowerment e streetstyle sono ricorse spesso durante la premiazione dei quattro migliori lavori, avvenuta in diretta Zoom alla presenza, oltre che di Gilda, della direttrice dell'Istituto, Barbara Toscano. «Il concetto da cui siamo partiti era: discover yourself, discover your talent (scopri te stesso, scopri il tuo talento, ndr)», spiega la designer-influencer, «e la minigonna mi è sembrata una chiave di lettura dal potenziale incredibile, tanto al femminile quanto al maschile. Pensi alle implicazioni sociali che ha, per esempio, quando è indossata da un uomo. In Italia, purtroppo, siamo ancora indietro».

Malgrado la proposta di legge Zan?

Il ddl Zan sarebbe già qualcosa, ma è solo educando, parlando con le nuove generazioni, che si abbattono certi stereotipi. Perché una donna ha la facoltà di scegliere dei capi nel reparto uomo di un negozio, mentre un uomo non ha il diritto di farlo nel reparto donna?

Forse perché, come dice lei, certi pregiudizi sono duri da sradicare. Che rapporto ha, invece, con la mini?

Oggi la porto, ma è stata una conquista. Per anni ho provato disagio nell'indossarla e solo ora che mi sento a posto con me stessa posso associarla a una parola bellissima e liberatoria: sicurezza. Per arrivarci, però, ho dovuto affrontare un lungo lavoro psicologico su me stessa. Odio i preconcetti per cui, se indossi una minigonna, probabilmente non sei capace di fare certe cose o, peggio, sei un certo tipo di persona, e non in senso nobile. La minigonna deve trasmettere empowerment e determinazione, deve rappresentare la forza di una donna che entrando in una stanza sa che tutti guarderanno le sue gambe giudicandole e, ciò nonostante, se ne frega.

Photo credit: MAIRO CINQUETTI
Photo credit: MAIRO CINQUETTI

Una giovane intervistata, nel video vincitore, ha detto: «La mini può essere una gabbia o una via di fuga. Io la indosso perché amo le mie gambe: non che siano perfette, ma sono le mie gambe. Sono il mio corpo, la mia anima, la mia persona». Che ne è dei pantaloni?

Sfatiamo un mito: a differenza della gonna, i pantaloni non sono simbolo di emancipazione, ma piuttosto di praticità. Una donna, indossandoli, può alzarsi e correre, cosa che con la gonna le riesce più difficile. Personalmente li adoro, ma di qui a considerarli un simbolo di femminismo e d'impegno ce ne passa.

Un altro ragazzo, nello stesso video, si è sfogato: «La minigonna è una trappola che sa di libertà: quando la indosso davanti allo specchio mi sento me stesso, ma purtroppo la società non è il mio specchio». Che ne pensa?

Penso che la moda deve sempre più rivendicare il compito di educare, di instillare rispetto e consapevolezza nelle nuove generazioni. Oggi più che mai gli stilisti hanno il dovere di sdoganare la libertà di genere e il diritto all'autodeterminazione, anche attraverso il vestire.

Per questo The Attico ha lanciato a febbraio la capsule di streetstyle genderless Life at large?

Life at large è stata creata pensando ai ragazzi di Milano, a quel senso di comfort e di relax di cui tutti oggi abbiamo bisogno e che scavalca ampiamente le barriere di genere.

A proposito di ragazzi: farà qualcosa, magari proprio una capsule, con le matricole del Marangoni appena premiate?

Premesso che voglio ricordare i loro nomi – Arianna Guion, Luca Rosei, Francesco Datti e Sofia Sarandrea – penso che il materiale raccolto si potrebbe trasformare in una collezione o in progetti più definiti, vediamo come va.

Possiede molte minigonne?

Ne ho circa duecentocinquanta, tutte appese. Ci sono le nostre, naturalmente, ma ci sono anche, com'è ovvio, quelle di altri brand. Raccolgo le più iconiche, ma non disdegno il bambino. Insomma, davanti a una mini non resisto, di base compro tutto.

Istruzioni per l'uso?

La mattina con scarpe flat; la sera con camicia del fidanzato rimborsata e tacchi; la notte con sneakers, seta e bra.

Photo credit: COURTESY
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