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Piani per un mondo distopico

Francesco Simoncelli
 

I pianificatori delle politiche globali intendono sostituire sia l'egemonia del dollaro che i combustibili fossili. I piani possono apparire non coordinati e nelle loro fasi iniziali, ma stanno diventando sempre più collegati.

Un reset monetario che incorpora criptovalute sponsorizzate dallo stato consentirà di introdurre controlli sui cambi tra le nazioni, separando i pagamenti commerciali transfrontalieri dalla circolazione monetaria interna. Lo scopo sarà ottenere un maggiore controllo sul denaro e orientare gli investimenti in progetti ecologici.

L'OCSE si baserà sulle attuali informazioni fiscali per rendere noti a tutti gli stati i redditi e il capitale della popolazione nel suo complesso. Inutile dire come questo renda facilmente più tassabili le proprietà degli individui, denaro destinato a sostenere una presunta crescita economica. Sotto la guida di organizzazioni sovranazionali, gli stati reindirizzeranno gli investimenti nella tecnologia verde. L'obiettivo, in particolare per gli europei, è di neutralizzare il crescente dominio della Russia sul mercato globale dell'energia, diventando carbon neutral entro il 2030.

Ma forse, come diceva anche Robert Burns, i piani ben congegnati alla fine falliscono miseramente. Si basano su fallacie keynesiane, ma non possono essere ignorati.

Introduzione

Diverse linee di politica sono influenzate dalle risposte degli statalisti agli eventi, incoraggiando le istituzioni globali ad assumere un ruolo di coordinamento. Ciò significa livelli più profondi di pianificazione centralizzata da parte di burocrati. Supponendo che i loro piani continuino a guadagnare credibilità, potremmo finire con un mondo distopico in cui gli organismi sovranazionali dirigono i singoli governi. Siamo già su questa strada: l'OCSE ha coordinato i tentativi di vari governi nel limitare la libertà dei propri cittadini, costringendo oltre un centinaio di giurisdizioni a fornire automaticamente informazioni sugli affari finanziari di ogni cittadino, indipendentemente dalla nazionalità e da dove risiedessero.

In tal modo gli stati sono stati sollevati dalla necessità di moderare le loro richieste fiscali per paura che gli individui possano trasferire altrove i loro soldi. Le informazioni sugli affari privati ​​vengono ora scambiate automaticamente da banche, avvocati, consulenti finanziari e contabili, all'insaputa dell'individuo. A seguito dell'introduzione dello standard comune di rendicontazione dell'OCSE, l'organizzazione sostiene che sono stati raccolti oltre $85 miliardi di entrate fiscali aggiuntive. L'intenzione è di aumentarle di più, molto di più.

Questa è stata la missione dell'OCSE, permettendo ad altre organizzazioni sovranazionali di ritagliarsi da sole un loro ruolo. Come ad esempio ha fatto l'FMI, che con un'agenda verde intende dare priorità ai finanziamenti di quegli investimenti in alternative ai combustibili fossili, sia direttamente che indirettamente attraverso la Banca Mondiale e le banche di sviluppo regionali. È probabile che i ruoli sussidiari siano svolti da altre divisioni dell'ONU, utili per vincolare i piani dei Paesi emergenti.

Le banche centrali potrebbero ricoprire un ruolo nuovo nel coordinare un reset monetario, che come possiamo dedurre dal discorso di Mark Carney a Jackson Hole ad agosto, è già in discussione. Inizieremo esaminando le attuali politiche monetarie, il loro fallimento e la spinta a sostituirle con qualcos'altro, prima di affrontare la questione energetica.

Il problema monetario

Ci sono due categorie di persone che pensano che tutto ciò che ha a che fare con l'economia e il denaro non è interessante: la popolazione in generale e la comunità che gestisce gli investimenti. Eppure il loro sostentamento dipende da questi temi. Un'altra categoria, composta da libertari, economisti Austriaci, fan di Bitcoin, gold bug e lettori/collaboratori di siti come ZeroHedge, hanno un punto di vista che spazia dallo scetticismo al catastrofismo. Non è nota a molti, ma un'altra categoria importante, che è davvero molto preoccupata, è quella composta da stati e banche centrali.

Queste sono le persone che parlano tranquillamente di un reset generale, quelle che sanno che il sistema del dollaro fiat post-Breton Woods non è più adatto ai loro scopi. Vedono un aumento del debito, tassi d'interesse che non riescono a stimolare l'economia e una stagnazione economica. Vedono una discrepanza tra il commercio internazionale e l'uso del dollaro come mezzo di settlement globale. Non ne parlano molto, perché farlo significherebbe spargere dubbi e panico.

Ne ho parlato di recente dopo che Max Keiser su RT mi ha chiesto cosa ne pensassi del discorso di Mark Carney a Jackson Hole ad agosto, su un sistema monetario globale per sostituire il dollaro. Ho risposto dicendo che Carney è in procinto di ritirarsi, e presumibilmente si sente leggermente più libero di esprimere le preoccupazioni che condivide con i suoi colleghi della Banca dei Regolamenti Internazionali: il loro mondo incentrato sulla stampa di denaro non funziona e non ha mai funzionato, quindi deve essere riformato per dare loro un maggiore controllo.

Da allora i miei pensieri si sono rivolti al problema del reset in un senso più ampio. Il presupposto è che c'è tempo per attuare le dovute contromisure, o almeno pre-pianificarle come polizza assicurativa contro il fallimento monetario. In entrambi i casi non bisogna mettere il carro davanti ai buoi, perché quando una arriva crisi del credito sorprende sempre le autorità. La priorità non sarà quindi l'evoluzione monetaria, ma il salvataggio economico e finanziario.

A tale proposito, cosa dovrebbero fare i banchieri centrali? La risposta ovvia è truccare il gioco modificando le regole. Come disse Keynes, quando i fatti cambiano, io cambio. In questo senso pensano di poter sostituire il sistema fallato e sostituirlo con uno aggiornato che si adatta meglio ai loro scopi. Con un po' di fortuna, il calo della fiducia nel vecchio sistema sarà sostituito da un nuovo paradigma, qualcosa che permetterà a tutti, politici e banchieri centrali, di rivendicare il successo per aver salvato il mondo occidentale da una potenziale crisi monetaria.

Il problema è che non sanno come farlo e non sanno ancora quale sarà il nuovo paradigma. Non c'è unità, perché per la FED e il governo degli Stati Uniti comporterebbe una perdita inaccettabile di potere monetario e politico. I cinesi, in collaborazione con i russi, vogliono farla finita con il dollaro, mentre gli europei si stanno spostando verso una distopia socialista spaventati dall'America di Trump e dall'orso russo ad est.

Questo è il motivo per cui influenzatori come Carney possono solo ipotizzare un nuovo assetto monetario che implichi un ruolo ridotto per il dollaro. Le banche centrali stanno esplorando il mondo delle criptovalute e sette su dieci ne stanno studiando le possibilità di implementazione. Ciò non salverà le valute fiat dal loro destino, ma potrebbe dare alle banche centrali un maggiore controllo sull'utilizzo delle loro valute fiat. Forse pensano che una criptovaluta emessa dallo stato possa sostituire il denaro fiat in rovina, ma poi ciò solleva due problemi: se il denaro fiat alla base sta marcendo, la nuova criptovaluta sponsorizzata dallo stato rischierà di ritrovarsi un problema di credibilità fin dall'inizio; anche se la popolazione la dovesse accettare, la sua emissione futura dovrà essere rigorosamente limitata e il ciclo del credito bancario dovrà essere affrontato correttamente.

Ma se le cose vengono fatte bene allora potrebbero funzionare... o almeno così si dice. E in qualche modo un sistema monetario globale basato sulle criptovalute per il commercio internazionale potrebbe sostituire il sistema monetario post-Bretton Woods in avaria. Per i policymaker questa sta diventando una questione urgente, come è evidente dal discorso di Carney a Jackson Hole.

Nel suo discorso Carney identifica l'esistenza di una trappola della liquidità globale che annulla la politica dei tassi d'interesse in tre modi: un eccesso di risparmi, una riduzione della portata dei flussi transfrontalieri sostenibili e “un ispessimento della coda sinistra unito al calo dei probabili risultati economici”. Quest'ultimo raggiro semantico rappresenta l'ammissione del fallimento dell'attuale politica dei tassi d'interesse nello stimolare la ripresa economica, cosa che non può essere affermata chiaro e tondo.

Il problema di Carney, oltre alla velata ammissione del fallimento delle politiche della BOE, è che ignora come l'America abbia bisogno di una quantità crescente di stranieri che utilizzino il dollaro, affinché possa finanziare il suo crescente deficit di bilancio (senza il quale il dollaro colerebbe a picco ed i tassi d'interesse schizzerebbero alle stelle). Se lui e la sua coorte spingono politiche intese a ridistribuire fondi che altrimenti finirebbero in dollari e titoli del Tesoro USA, dovranno affrontare una forte opposizione da parte del Ministero del Tesoro USA; ma essendo l'intero sistema attuale basato ancora sul dollaro, il probabile crollo dell'intero edificio del denaro fiat sarebbe un risultato inevitabile.

Per quanto riguarda una riduzione dei flussi transfrontalieri, questa è una funzione del calo del commercio transfrontaliero, non del denaro. La ragione per cui il commercio transfrontaliero è crollato è il conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina e dei suoi effetti a catena. Sorvolando i trucchi semantici che utilizza, è difficile per un osservatore indipendente non capire come il discorso di Carney trasudi disperazione.

Se Carney prova disperazione, Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online