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Piatto ricco… mi ci ficco

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Da quando l’indice USA principale, SP500, il 6 aprile dello scorso anno, dopo poco più di un mese di terrificante spavento, decise che la pandemia per le borse era finita, una delle tante anomalie di questo bizzarro mercato rialzista è stata la rarità delle settimane negative. Quasi sempre i lievissimi arretramenti, quando si sono visti, sono durati una sola settimana. Solo a settembre ed ottobre del 2020 si sono visti cali di entità un po’ più significativa e di durata superiore alla singola settimana. Il record è stato fatto a settembre, con 4 settimane consecutive di ribasso.

Da novembre in poi è tornata l’abitudine, che si era già vista da aprile a settembre, di non stornare mai più di una singola settimana.

Anche la settimana passata ha confermato la regola. SP500, e con lui anche il tecnologico Nasdaq100, che avevano mostrato un po’ di spavento ribassista nell’ultima settimana di gennaio per l’assalto dei social trader che ha messo in difficoltà alcuni fondi hedge shortisti ed obbligato a liquidazioni d’emergenza, sono riusciti a respingere l’attacco del populismo finanziario all’establishment ed hanno potuto rivedere il sereno con una prima settimana di febbraio molto positiva, che ha cancellato del tutto le perdite della precedente. Perciò i due principali indici USA hanno registrato nuovi massimi storici e hanno chiuso con una variazione notevole rispetto al venerdì precedente: +4,67% per SP500 e +5,25% per il Nasdaq100 

La narrazione del “tutto va a gonfie vele” e della ripresa solida ha potuto ricominciare, le scommesse speculative sui vaccini che debelleranno presto la pandemia e sulla pioggia di miliardi di dollari che il Congresso a maggioranza democratica elargirà a breve sui senza lavoro e sulle piccole imprese hanno riportato le aspettative  rialziste al settimo cielo dell’euforia.

Nulla può andare storto, e se qualcosa dovesse succedere, ci penserà la “propensione” dei democratici a fare spesa pubblica in deficit e la garanzia che la FED fornirà tutti i dollari necessari a monetizzarlo, e magari ancor più. Quel che conta è che il denaro continui ad affluire a Wall Street e a gonfiare la bolla speculativa.

Con l’America così gasata anche l’Europa non si è sottratta all’ottimismo. Eurostoxx50 ha fatto +5% in settimana, ma il primo gradino del podio è appannaggio all’indice italiano FtseMib:+7%.

Siccome in Europa le prospettive di crescita non sono come quelle americane, si è dovuto far leva sulla ricomparsa sulla scena, dopo lunga latitanza, del mitico SuperMario Draghi, a cui Mattarella ha affidato il compito esplicito di superare le 3 emergenze che piegano l’Italia: vaccinazioni, Recovery Plan e disperazione popolare (in politichese quest’ultima si preferisce chiamarla “coesione sociale”). Ma anche quello implicito di mettere la museruola ai partiti che si sono azzannati da dicembre in poi.

E Draghi ha già prodotto il primo miracolo: mentre prima tutti litigavano tra loro (mai con Renzi, mai con Salvini, mai con il PD) ora fanno a gara ad appoggiare l’Uomo della Provvidenza. Senza condizioni.

La situazione del paese ed il contesto europeo sono molto diversi, ma l’atteggiamento dei politici ed anche della popolazione italiana è del tutto simile a quello che vedemmo 10 anni fa, quando l’uomo della provvidenza aveva lo stesso nome ma di cognome faceva Monti. Anche allora ci fu una corsa unanime all’applauso e la certezza che avrebbe salvato l’Italia.

Ora lo slancio è ancora più forte, dato che tutti, ma proprio tutti, lo esaltano come il taumaturgo che porterà alla rinascita del paese.

E pensare che solo due settimane fa per la maggioranza in crisi la soluzione era Conte e solo Conte; per l’opposizione di peso (Salvini e Meloni) la soluzione era solo il voto. Gli unici a proporre Draghi erano Renzi, accusato di volere la rovina del paese, e Berlusconi, che ormai è un ologramma, perché non esce neanche più dalla villa in Costa Azzurra.

Ora tutti si spellano le mani ad applaudire Draghi. Qualcosa non mi torna. Erano tutti così imbecilli da non poter vedere allora quel che ora è evidente per tutti?

Un motivo forse c’è. La maggioranza è crollata per l’incapacità di fare un piano credibile per prendere i soldi dell’Europa. Mattarella ha deciso che a votare non si va ed ha cercato l’unico forse in grado in Italia di fare un Piano credibile. Ha fatto spazio ai tecnici con alla guida il superTecnico.

Ora i partiti vedono che il piatto dei miliardi è molto ricco e sta per sfuggire dalle loro mani: 209 miliardi dal Recovery Fund, più altre sovvenzioni varie da Bruxelles. Vedono il rischio di essere tagliati fuori dalla distribuzione al popolo dei pani e dei pesci, con relativi vantaggi elettorali. 

Le penose conversioni a cui stiamo assistendo e l’assalto alla maxi–diligenza di tutti i partiti dall’applauso facile, si spiegano solo così: Piatto ricco… mi ci ficco.

Speriamo a questo punto che Draghi faccia un governo di soli tecnici e prenda a ceffoni questa politica di incompetenti, capaci solo di insultarsi nei talk show.

I mercati intanto ci sperano, o almeno sperano che prima di scoprire che Draghi non è un mago il rialzo faccia un altro po’ di strada.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online