Piazza Affari -4,9%, spread a 342. Inizia l’incubo post-elezioni

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SimboloPrezzoVariazione
UBI.MI6,840,17
GS-PB24,410,00
ISP.MI2,450,03
BP.MI14,800,75
MDIUY15,780,80

Mercati che alla sola prospettiva di un governo refrattario alle riforme, antieuropeista o anche solo non particolarmente granitico nel portare avanti i piani (spesso suicidi) di Monti&Co, hanno deciso di abbandonare la nave Italia e vendere tutto il vendibile, facendo scontare a Milano, un voto di protesta che ha da subito rifiutato i diktat della finanza. Con il risultato di un -4,4% che ha inaugurato l’apertura della piazza di scambio e che poi, con minimi scarti, ha continuato su questo trend per tutta la giornata, trascinandosi dietro anche le altre Borse europee (Francoforte a -2,27%, Parigi -2,67%, Londra -1,34%).

Spread protagonista (qualsiasi cosa ne pensi Mr.B) con un +22% nel giro di meno di 24 ore e che in chiusura di mercato tocca 342 punti con Piazza Affari a -4,9%. Bancari in prima fila tra le vittime della giornata, (MPS -6,32%, BPM -5,09%, Banco Popolare (Milano: BP.MI - notizie) -9,49%, Intesa SanPaolo (Milano: ISP.MI - notizie) -8,04% e Ubi Banca (Milano: UBI.MI - notizie) -6,11%), tanto che la Consob è dovuta intervenire per frenare le vendite allo scoperto su Intesa Sanpaolo. Ma per una sorta di contrappasso dantesco, anche Mediaset (Other OTC: MDIUY - notizie) ha registrato una perdita importante (-4,7%).

MA sempre in ambito di differenziale, sia Goldman Sachs (NYSE: GS-PB - notizie) che JP Morgan avvertono sulle conseguenze: la prima non nasconde i timori per punte di 550 nel breve termine, la seconda prevede un più generico aumento di 100 punti.

Naturalmente il motivo principale è stato il risultato di totale ingovernabilità dato dai dati definitivi resi noti stamattina, che caratterizzerebbero l’eventuale nuovo esecutivo, sempre che lo si riesca a far andare in porto. Si, perchè con un asse di centrosinistra che alla Camera deve sfruttare il premio di maggioranza per governare, e al Senato rischia di andare sotto a causa dell’assegnazione di seggi su base regionale, è completamente, e anche matematicamente, impossibile ottenere una maggioranza assoluta, anche incorporando l’apporto (molto più esiguo di quanto previsto) di Scelta civica di Mario Monti. Il quale ha dovuto accontentarsi di avere solo uno scarso 10%, rendendosi conto, forse non per la prima volta, che l’appoggio di cui godeva era per lo più basato sulla stima accademica e su quella estera (il voto degli italiani all’estero lo ha premiato con un 20% delle preferenze).

, I vincitori previsti, dunque, non ci sono stati, mentre hanno festeggiato i rappresentanti del movimento 5 stelle che, da solo, ha ottenuto più voti di tutti, tagliando il traguardo che lo ha portato ad essere il primo partito in Italia. Al di là di tutto questo resta la consapevolezza, da parte degli investitori, che le riforme per il risanamento del debito potrebbero subire un forte rallentamento, se non addirittura un blocco nell’ipotesi più negativa. Per questo motivo proprio la collocazione dei Bot ha reso evidente il primo scotto che il Tesoro ha dovuto pagare ai mercati: un tasso all’1,23% dal precedente 0,73%, in altre parole un aumento rispetto a ottobre 2012 accompagnato da un aumento della diffidenza. E la paura per i BtP decennali di domani, sale di conseguenza. Pronti tutti a correre ai ripari dunque, con gli scenari post voto che vorrebbero un panorama market friendly con un’alleanza super partes che unisca centrosinistra e centrodestra passando per il centro, una versione difficilmente realizzabile anche a causa delle divisioni interne (Grillo ha già bloccato le alleanze e i rapporti all’interno dello schieramento di sinistra stanno già iniziando a incrinarsi, senza contare che Berlusconi e Monti sarebbero improponibili come alleati visto che proprio il Cav. è stato l’artefice dell’arrivo e della partenza del Prof). Ma la prospettiva sarebbe necessaria giusto il tempo per riuscire a fare la riforma del sistema elettorale e giungere poi a nuove elezioni. Sempre verso la fine dell’anno, anche perchè, ricordiamo che siamo entrati nel semestre bianco ovvero quel periodo di tempo in cui non è possibile sciogliere le Camere a causa della scadenza del settennato del Presidente della Repubblica, altro fattore negativo che rema contro la stabilità.

, Più facile una alleanza tra tutte le forze di sinistra ma questo sarebbe la tomba delle riforme chieste dall’Europa. Allora? Bella domanda! Un nuovo governo tecnico? Così potremo far contenta la Merkel a dir poco affranta dalla dipartita politica del suo “protetto” Monti.

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