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Pictet: ecco i tre fattori che sostengono le valute dei mercati emergenti

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Pictet: ecco i tre fattori che sostengono le valute dei mercati emergenti
Pictet: ecco i tre fattori che sostengono le valute dei mercati emergenti

Driver macroeconomici, valutazioni e trend strutturale di indebolimento del dollaro costituiscono, per Kate Griffiths (Pictet Asset Management), i tre fattori che rendono attraenti le divise emerging market

Gli investitori dovrebbero considerare l’esposizione o, se già investiti, un ampliamento nelle valute dei mercati emergenti. Lo sostiene Kate Griffiths, Client Portfolio Manager del Team Emerging Debt di Pictet Asset Management, che nella sua analisi illustra tre fattori generali alla base del proprio attuale giudizio favorevole.

I DRIVER ECOMOMICI

Innanzitutto, i driver economici favoriscono i Paesi esportatori di prodotti manifatturieri dell’Asia e dell’Europa centrale, che riforniscono lo domanda di Cina e dei mercati avanzati occidentali in ascesa dopo le riaperture. Al contempo, il rialzo dei prezzi delle materie prime sostiene i Paesi emergenti esportatori di commodity, la cui domanda è in forte accelerazione sulla scia dell’importanza attribuita dalle principali economie avanzate (Usa e Ue) agli investimenti infrastrutturali e dell’impegno globale a incrementare la generazione di energia rinnovabile e ad ampliare le infrastrutture sostenibili.

RIALZO DEI TASSI IN RUSSIA, BRASILE E TURCHIA

Restando nell’ambito dei driver economici, Griffiths nota come alcune banche centrali (quelle di Russia, Brasile e Turchia) abbiano già inasprito la politica monetaria rialzando i tassi e siano pronte a farlo in futuro sostenendo le valute dei loro paesi. Al contempo, l’avanzamento delle campagne vaccinali nei Paesi emergenti nel secondo semestre dell’anno si tradurrà in un miglioramento delle prospettive, più favorevoli alla crescita.

VALUTAZIONI ATTRAENTI

A favore delle divise emerging markets, puntualizza la manager di Pictet AM, giocano anche valutazioni più attraenti rispetto al dollaro. “Tale aspetto – specifica Griffiths - è particolarmente evidente dall’analisi degli indici ponderati per l’interscambio: al momento il biglietto verde ponderato per l’interscambio si attesta su livelli superiori del 35% ai minimi registrati nel 2011 mentre le valute emergenti risultano invece sottovalutate del 17%”.

IL TREND STRUTTURALE DI INDEBOLIMENTO DEL DOLLARO

Il terzo fattore di supporto alle divise dei paesi in via di sviluppo è rappresentato dal trend strutturale di indebolimento del dollaro, alimentato dalla politica monetaria da parte della Federal Reserve che, tramite il Quantitative Easing, finanzia la spesa del Tesoro americano. Inoltre, mentre rallenta la domanda estera di Treasury USA (come emerge dalla riduzione della percentuale di Titoli di Stato in circolazione detenuti da investitori esteri) a pesare sul biglietto verde è anche il duplice deficit statunitense, quello fiscale e quello commerciale.

ESPATRIO DI CAPITALI

“Il budget di spesa supera le nuove tasse proposte, il che rende probabile una prosecuzione delle emissioni di Titoli di Stato per colmare il gap. In secondo luogo, la tassazione di società e individui con patrimoni elevati, che andrebbe ad annullare la riduzione delle imposte attuata da Trump nel periodo 2017/2018, favorisce l’espatrio di capitali e riduce potenzialmente la competitività delle aziende statunitensi nel lungo periodo: questo rende il mercato Usa meno attraente come destinazione per i capitali esteri che, in alternativa, potrebbero venire indirizzati verso i mercati emergenti” spiega la manager di Pictet AM.

DE-DOLLARIZZAZIONE DEL COMMERCIO MONDIALE

Inoltre, mentre i consumatori Usa spendono in modo cospicuo per acquistare merci importate con conseguente fuoriuscita di dollari a livello globale a favore spesso delle aree emergenti, la progressiva affermazione della Cina sulla scena globale, sta imprimendo un’accelerazione al processo di de-dollarizzazione del commercio mondiale. “Alla luce di una mancanza attuale di alternative valide, l’egemonia del dollaro resta intatta, ma il trend in atto è senza dubbio favorevole all’affermazione di monete di scambio alternative, tenuto conto anche della formazione di nuove alleanze politiche e regionali (relazioni Ue/Cina, RCEP) che fanno pensare che si voglia non dipendere interamente dal ‘sistema del dollaro’”, conclude la Client Portfolio Manager del Team Emerging Debt di Pictet Asset Management.

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