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Pictet: mercati (per ora) più forti dell’inflazione

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Pictet: mercati (per ora) più forti dell’inflazione
Pictet: mercati (per ora) più forti dell’inflazione

Pictet Asset Management ritiene che la Fed sia in grado di tollerare una crescita dell’inflazione anche ben oltre l’obiettivo del 2% mentre le onde d’urto dei tassi americani si sono fatte sentire anche nell’Eurozona

Si parla da tempo di possibile ritorno dell’inflazione e infine forse è giunto il suo momento. Per ora sembra aver soprattutto battuto un colpo d’avvertimento. Sui mercati finanziari lo scossa di assestamento si è fatta sentire, ma per il momento pare assorbibile. I prossimi mesi saranno fondamentali per comprendere la reazione della politica monetaria, vale a dire se verrà mantenuta la linea della tolleranza o si comincerà a normalizzare i tassi di interesse.

IL CATALIZZATORE DEGLI STIMOLI USA

Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, ricordano che per anni, le politiche straordinarie delle banche centrali, pur mostrandosi efficaci nell’arginare gli effetti negativi dell’esplosione del debito pubblico e sostenere il sentiment degli investitori, si erano dimostrate invece inefficaci a provocare una risalita dell’inflazione. Ora a far scattare l’allarme è stata la manovra fiscale da 1.900 miliardi di dollari dell’amministrazione Biden, a cui potrebbero far seguito altri 1.500 miliardi di spesa in infrastrutture.

VERSO LA RIPRESA DELLA DOMANDA

Una valanga di liquidità destinata a riversarsi in una poderosa crescita della domanda quando le restrizioni verranno rimosse, con un prevedibile impatto significativo sull’inflazione, quantomeno negli Stati Uniti. Secondo i due esperti di Pictet AM, assisteremo verosimilmente già nel corso del 2021 a una risalita dell’inflazione, forse anche sopra il target del 2% ormai ufficialmente abbandonato dalla Fed in favore di un obiettivo più flessibile. Resta però da capire se una volta passato l’impatto temporaneo l’inflazione continuerà a galoppare costringendo la Fed a alzare i tassi prima del previsto.

FED PRONTA A TOLLERARE ANCHE IL 2,5-3%

Le aspettative implicite per i primi rialzi si sono già avvicinate al 2023, nonostante la Fed non preveda ritocchi prima del 2024, spingendo i tassi reali in prossimità del livello di neutralità dello 0% una volta detratta l’inflazione. Secondo gli esperti di Pictet AM il recente movimento può rappresentare semplicemente la pulizia da parte del mercato di alcune distorsioni provocate da un eccesso di compiacimento, ed è probabile che la Fed tolleri un’inflazione ben superiore anche al 2,5%-3%, prima di intervenire.

TRASCINATI AL RIALZO ANCHE I TASSI DELL’EURO

I tassi reali statunitensi hanno trascinato al rialzo anche quelli dell’Eurozona, ancora alle prese con un piano di vaccinazione complicato e con la farraginosa approvazione della Next Generation EU, per cui si sta creando un’asimmetria tra Paesi sviluppati che mette l’Europa di fronte al problema di fare i conti con tassi reali più alti prima che l’economia riparta. A livello macro, rilevano i due esperti di Pictet AM, l’asimmetria si cifra in un’Europa che dovrebbe rimanere indietro a livello PIL nel 2021 rispetto a Cina e Stati Uniti, che rappresentano nuovamente i motori della crescita globale.

OTTIMISMO SUGLI UTILI AZIENDALI

Le previsioni per il 2021 restano comunque ottimistiche e si estendono anche agli utili aziendali, che negli Stati Uniti il consensus stima in una crescita prossima al 25%, che potrebbe arrivare fino al 35%, andando a compensare abbondantemente il rialzo dei tassi reali. Uno scenario che secondo l’analisi di Pictet AM dovrebbe risultare favorevole soprattutto ai titoli ciclici value, rimasti fortemente indietro rispetto ai growth, che tendono a sottoperformare quando i tassi reali salgono. Per approfondimenti su investimenti e strategie a cura di Pictet Asset Management è possibile visitare il sito corporate e il blog di cultura finanziaria Pictet per Te.