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Pictet: i tassi reali sono la bussola per capire dove andranno i mercati

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Pictet: i tassi reali sono la bussola per capire dove andranno i mercati
Pictet: i tassi reali sono la bussola per capire dove andranno i mercati

Nelle valutazioni dell’azionario Usa, il focus degli esperti di Pictet Asset Management è sui multipli azionari elevati sostenuti da tassi reali depressi: il simposio di Jackson Hole fornirà indicazioni più precise

Uno dei parametri finanziari sempre validi per aiutare gli investitori a comprendere come valutare il mercato azionario è il premio al rischio (ERP, Equity Risk Premium). Si tratta della differenza tra il rendimento delle azioni (EY, Earnings Yield, l’inverso del Price Earnings, dato quindi dal rapporto tra utili e prezzo di mercato) e il rendimento delle obbligazioni (BY, Bond Yield).

LA VARIABILE DETERMINANTE E’ RAPPRESENTATA DAI TASSI REALI

Applicandolo al mercato Usa si nota come, nonostante un elevato rapporto prezzo/utili (p/e), intorno a circa 22 volte i profitti aziendali, nettamente sopra le medie storiche, il premio al rischio azionario risulti tuttora generoso, attestandosi l’1% circa al di sopra della sua media storica. La spiegazione va ricercata nell’Earnings Yield compresso, grazie alla recente nuova discesa dei tassi reali (i tassi nominali depurati dell’inflazione). “Le azioni possono risultare care in termini assoluti, ma lo sono in misura minore in termini relativi. A sostenere le valutazioni dell’equity sono ancora i tassi reali, la variabile determinante da tenere sotto osservazione in questa fase”, tengono a precisare Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.

UNO SCENARIO GOLDILOCKS

Secondo i due manager il punto è valutare quanto a lungo i tassi reali potranno permanere sugli attuali livelli depressi. “I loro movimenti, al momento, paiono dominati dai flussi di liquidità della Fed e disallineati rispetto ai fondamentali economici, lontani (e quasi opposti) al contesto che giustificherebbe il recente appiattimento della curva. Un contesto riconducibile ad uno scenario Goldilocks, come quello sperimentato nel 2017, caratterizzato da un mix di crescita modesta e bassa inflazione che consentirebbe politiche monetarie espansive a lungo”, riferiscono Delitala e Piersimoni.

IL SIMPOSIO DI JACKSON HOLE DI FINE AGOSTO

Non si può quindi affatto escludere che, nei prossimi mesi, la politica della Fed viri verso posizioni meno accomodanti. Indicazioni più precise in tal senso giungeranno dal simposio di fine agosto Jackson Hole, l'appuntamento annuale per economisti e banchieri centrali organizzato dalla banca centrale Usa. Un’occasione per la Fed per preparare il mercato a un ritiro della liquidità annunciando un tapering nel 2022, ossia una riduzione degli acquisti da 120 miliardi di dollari al mese fino al loro azzeramento. Il primo rialzo dei tassi, invece, dovrebbe ragionevolmente prendere corpo nel 2023 inoltrato.

STIME SULLA DINAMICA DEL MERCATO DEL LAVORO E DELL’INFLAZIONE

In parallelo le stime sulla dinamica del mercato del lavoro e dell’inflazione potranno essere più accurate, consentendo di prevedere meglio il loro impatto sull’atteggiamento della Fed. “Il ritiro graduale degli stimoli potrebbe portare a un riallineamento dei tassi reali con lo scenario macroeconomico, un movimento necessario che potrebbe però avere ripercussioni sul mercato azionario”, spiegano Delitala e Piersimoni.

IL VERO SCENARIO DI RISCHIO PER IL MERCATO

In caso contrario, ovvero nel caso in cui i tassi reali si stabilizzassero ai livelli attuali, la normalizzazione dei premi di rischio azionari (ERP) potrebbe materializzarsi, in parte, sulla scia di un calo degli Earnings Yield, ovvero un’ulteriore espansione dei multipli (P/E). “Si tratterebbe, tuttavia, di una condizione verificabile grazie ad un aumento dei corsi (scenario virtuoso ma difficilmente compatibile con i tassi negativi) oppure per un calo dei profitti aziendali attesi, come conseguenza di uno scenario di stagnazione che sarebbe compatibile con i rendimenti dei bond agli attuali livelli. Forse è questo il vero scenario (di rischio) per il quale il mercato mantiene un buffer”, concludono i due manager di Pictet Asset Management.

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