Il Piemonte ha un debito record: diventerà la Sicilia del Nord?

Debito record per la Regione Piemonte: la Corte dei Conti stima, a fine 2011, 6,4 miliardi, ma la cifra complessiva tocca 10 miliardi di euro

La Regione Piemonte è sull’orlo del baratro ma secondo il suo governatore, Roberto Cota, si può ancora salvare. Le rivelazioni sui numeri piemontesi fanno rabbrividire, come testimonia l'ultima verifica della Corte dei Conti depositata nell'agosto scorso, secondo cui "l’esercizio finanziario 2010 si era chiuso con un disavanzo (- 614.892.358,38) che non è stato assorbito nell’esercizio 2011. Quest’ultimo esercizio si è chiuso con un disavanzo (-484.615.722,77) che appare diminuito rispetto a quello dell’esercizio precedente".

Secondo i giudici contabili, il debito totale della Regione Piemonte ammonta a 6,4 miliardi di euro. Una cifra pesantissima, e non ha senso fare paragoni con altre Regioni, perché il danno esiste di per sé, e non viene lenito da altre comparazioni, che pure fioccano. Il debito comunque è calcolato al netto di alcuni dati finanziari che mancano, e come scrive la stessa sezione piemontese dalla Corte dei Conti, “in relazione ai documenti che compongono il ciclo del bilancio, la Sezione rileva che la mancata predisposizione di alcuni documenti contabili (...) o il ritardo nella loro approvazione (legge di assestamento nel 2009 e nel 2012; rendiconto dell’esercizio precedente nel 2009 e nel 2011; bilancio di previsione nel 2010 e nel 2012) costituisce non solo violazione formale delle previsioni contenute nella legge di contabilità ma è elemento idoneo ad incidere negativamente sulla complessiva gestione finanziaria regionale".

La misura, insomma, potrebbe non essere abbastanza colma. E infatti, in Regione, si parla di un debito da 10 miliardi, ma resta il fatto che la liquidità è solo un ricordo, e continuare a indebitarsi per ripagare il debito non è la scelta più felice. E le singole voci in capitolo non sono rassicuranti: la spesa sanitaria pesa per l'82% sull'intero bilancio regionale; e le aziende sanitarie registrano crediti verso la Regione per 895 milioni; la Regione ha smesso di pagare gli stipendi della comunità montane;  il consorzio informatico del Piemonte vanta crediti verso regione e comune pari a 72 milioni di euro; le cento aziende sub-appaltate ad esso vantano crediti di 48 milioni euro e rischiano di chiudere con annesse ricadute occupazionali.

La situazione insomma è grave, e a pagare pegno è anche il mito del Nord virtuoso ed efficiente, se è vero che l’indebitamento è cresciuto dal 2006 ad oggi dell’ 81% e che il Piemonte, nel continuare a indebitarsi anche nel 2011, segue l’esempio di Lazio e Campania. Non mancano poi, nemmeno i paragoni con la Sicilia, che però è una regione autonoma. Come sono stati spesi i trasferimenti statali? Su 11 miliardi, il 90,32% è stato destinato alle spese correnti e al funzionamento della macchina amministrativa, di cui 19,6 milioni per trasferimenti a società controllate, oltre 8 miliardi sono stati destinati per la spesa sanitaria, mentre sul fronte investimenti è giunto il 6,7% del totale.

Tuttavia, il presidente della Regione, Cota, sostiene che il Piemonte non è ancora fallito, e che “se andiamo avanti con il nostro programma la risaneremo: si deve dimezzare il suo indebitamento, passando da circa 10 miliardi a 5, entro il 2015. Se non proseguiamo con rigore nelle riforme sarà il baratro». Quali speranze restano a una Regione chiave per il Nord? I piemontesi attendono l’arrivo di 400 milioni già stanziati dal Governo; bisogna poi procedere con la spending review interna, dismettere le partecipazioni poco utili, ridurre i costi tutti, condurre una stretta sui debiti nei confronti delle aziende sanitarie, ridurre tutto il costo della macchina regionale. E farlo subito, senza se e senza ma.