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Pil, Confindustria: Italia inizia anche il 2020 senza crescita -3-

Mlp

Roma, 14 feb. (askanews) - Il prezzo del petrolio è caduto a 55 dollari a febbraio, per i timori di una minore domanda dalla Cina, da un picco di 69 dollari a inizio 2020, toccato per l'instabilità in Iran. Nello stesso periodo, l'euro si è indebolito rispetto al dollaro (1,10 da 1,12). Le Borse dei paesi avanzati, invece, mantengono un profilo crescente a febbraio, dopo qualche flessione subita a fine gennaio. L'Eurozona cresce poco. L'Eurozona ha chiuso il 2019 con un +0,1% di PIL, passo ridotto dal +0,3% nel 3° trimestre. Determinante il calo della produzione nell'industria, che a dicembre ha registrato un -2,1%; male sopratutto i beni strumentali (-4,0%). Anche a inizio 2020 le imprese industriali lamentano una riduzione dell'utilizzo della capacità produttiva (all'80,9%). Il ridimensionamento è dovuto alla domanda di beni, giudicata carente da un terzo delle imprese. Reggono, invece, i servizi (PMI a 52,5 a gennaio).

Nel Regno Unito la certezza di un governo stabile e l'inizio della Brexit sembrano aver ridato un po' di slancio all'economia. Tuttavia, restano da sciogliere alcuni nodi fondamentali, soprattutto le future relazioni commerciali con la UE. Ciò spiega perché, seppure in lieve miglioramento, la fiducia dei consumatori e la Sterlina restano basse, rispetto ai livelli pre-Brexit.

Il commercio mondiale chiude il 2019 con un calo nel quarto trimestre e in media d'anno, per la prima volta dal 2009. Buoni segnali per inizio 2020, ma prima del coronavirus: migliorano gli ordini esteri del Pmi globale (sotto la soglia di 50) e cala dai massimi l'incertezza geo-economica.

Nel quarto trimestre è proseguita la crescita Usa, allo stesso ritmo del precedente (+2,1% annualizzato), seppure in rallentamento da inizio 2019. In forte calo gli investimenti privati, mai così negativi negli ultimi anni, per tre trimestri consecutivi, segnale di una possibile ulteriore frenata. Ancora positivo, invece, il contributo dei consumi delle famiglie, spinti da un solido mercato del lavoro, dove il numero di occupati a gennaio ha sorpreso di nuovo al rialzo (+225mila unità).

Le borse cinesi hanno fatto appena in tempo a brindare all'accordo nella prima fase di negoziati commerciali con gli USA, che si sono trovate a sostenere le conseguenze del coronavirus. Domina l'incertezza sui tempi di rientro dell'emergenza sanitaria e già si sono prodotti effetti negativi reali in trasporti, turismo, consumi domestici, attività di molte imprese, spesso parte di catene del valore internazionali. Gli indicatori economici daranno presto conto di questi impatti.