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Pil, Confindustria: slitta recupero, vera ripresa solo da metà 2021

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 30 gen. (askanews) - Confindustria raffredda le aspettative sulla ripresa dell'economia italiana. Il recupero del Pil è posticipato. Per gli economisti del Centro Studi dell'associazione "una vera ripresa si potrebbe avere solo da metà 2021", a patto che la vaccinazione sconfigga l'emergenza sanitaria consentendo la ripresa dei consumi. Il Csc, nella Congiuntura Flash, annuncia dunque, una revisione al ribasso della crescita attesa per quest'anno.

A inizio 2021 il peggioramento delle attese spinge una parte delle famiglie a risparmiare a scopo precauzionale; inoltre, vari acquisti sono ostacolati dalle norme anti-Covid. Tutto ciò, secondo il Csc, frenerà i consumi e il Pil, almeno nel primo trimestre. Un forte rimbalzo è atteso solo dal terzo trimestre 2021, sopra le stime iniziali se la vaccinazione sarà efficace e rapida. Un allentamento delle restrizioni anti-pandemia, infatti, rilancerebbe anche la fiducia e quindi la domanda, liberando per i consumi le risorse accumulate in questi mesi col risparmio "forzato". Il recupero potrebbe poi proseguire, se l'aumento dei vaccinati continuasse a far calare i contagi. Comunque, "la flessione stimata per fine 2020 e la debolezza attuale fanno già rivedere al ribasso la crescita complessiva attesa per quest'anno".

Più ampia, a inizio 2021, la forbice in Italia tra servizi ancora in crisi e industria che regge, con andamenti divergenti anche nelle corrispondenti dinamiche dei prezzi al consumo.

Per l'export italiano lo scenario è un po' migliorato, sulla scia di scambi mondiali in lenta espansione, mentre le principali economie dell'Eurozona hanno chiuso il 2020 meno peggio del previsto.

I tassi sovrani a gennaio restano moderati per l'Italia, poco sopra i minimi, nonostante la nuova instabilità politica e solo grazie ai massicci acquisti di titoli effettuati dalla Bce.

Quanto al 2020, la pandemia ha inferto un duro colpo all'industria italiana, a causa soprattutto della caduta di domanda, interna ed estera, conseguente alle misure di contenimento introdotte in Italia e negli altri paesi colpiti dal virus. Nei primi undici mesi del 2020 la produzione manifatturiera è diminuita di circa il 13% rispetto al 2019. I settori manifatturieri più penalizzati, con crolli di attività oltre il -20%, restano quelli legati alla filiera della moda (tessile, abbigliamento, pelle) e dell'automotive, quest'ultimo già in difficoltà prima della pandemia.

Mlp