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Pil, da ottobre anche droga e prostituzione nel calcolo

Angela Iannone
Pil, da ottobre anche droga e prostituzione nel calcolo

Droga, prostituzione e altre attività illegali: da ottobre 2014 rientreranno tutte nel calcolo del Pil. Sono le novità che rientrano nel Sec, Sistema dei conti nazionali  che definisce la metodologia standard da utilizzare in tutti i paesi europei per la produzione di dati di contabilità.

La nuova metodologia prevede quindi che l'Italia, in linea con l'Europa, ha l'obbligo di inserire nel calcolo del Pil le attività illegali come "traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)" indipendentemente dal loro status giuridico,  come stabilisce l'Istat, che vede queste modifiche connesse al "necessario superamento di riserve relative all'applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti".
Il cambiamento del Sec è paradossalmente tutto a vantaggio italiano, perchè il fenomeno dell'economia sommersa in questo Paese è notevole: nei Paesi in cui queste modifiche vengono attuate da tempo il Pil è cresciuto, a tutto vantaggio delle economie in questione. Negli Usa, ad esempio, dal 2010 al 2012 il Pil è cresciuto del 3,5% con ricerca e sviluppo che da soli valgono il 2,5%. C'è speranza anche per l'Italia, che dovrebbe accrescere il suo Pil - secondo stime Istat - di uno o due punti percentuali. Stessa situazione vale anche per  Estonia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Repubblica Ceca, dove l'impatto al nuovo sistema di conti sarà positivo.
D'altronde, le cifre riguardanti il mondo del sommerso italiano - risalenti al 2008 - indicano un valore che si aggira tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro, per una percentuale che oscilla tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.


Certo, calcolare l'incalcolabile è cosa ardua e l'Istituto Nazionale di Statistica lo sa: la misurazione sarà difficile, "per l'ovvia ragione che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni''. A tal proposito, quindi per uniformare le stime, l'Eurostat ha fornito linee guida ben definite, decidendo cosa inserire e cosa no e circoscrivendo le attività illegali al traffico di sostanze stupefacenti, ai servizi della prostituzione e al contrabbando di alcol e sigarette.  

Quattro sono le novità che riguardano l'aggiornamento del calcolo nel Sec: 1) la capitalizzazione delle spese in Ricerca e Sviluppo (R&S), 2) la riclassificazione da consumi intermedi a investimenti della spesa per armamenti sostenuta dalle Amministrazioni Pubbliche, 3) una nuova metodologia di stima degli scambi con l'estero di merci da sottoporre a lavorazione (processing), per i quali si registra il valore del solo servizio di trasformazione e non più quello dei beni scambiati, 4) la verifica del perimetro delle Amministrazioni Pubbliche sulla base degli aggiustamenti metodologici introdotti dal Sec2010.
In particolare,  le voci che rientrano nella categoria "Ricerca e Sviluppo" vanno considerate come spese di investimento "in quanto contribuiscono all'accumulazione, tramite capitale intangibile, di capacità produttiva", come riportato da Il Sole 24 Ore. Prima, invece, erano una componente dei costi intermedi. Un cambiamento di calcolo che, sempre secondo l'Istat, "determina un impatto positivo sulla domanda aggregata e, quindi, sul Pil pari alla parte di spesa effettuata dalle imprese di mercato".
Anche la componente relativa alla spesa delle Amministrazioni Pubbliche - benché già contabilizzata quale domanda finale in quanto parte dei consumi intermedi e quindi della produzione di servizi ad uso della collettività - avrà comunque un effetto positivo sul valore aggiunto, pari all’ammortamento dello stock di capitale di R&S che contribuisce, per definizione, a tale aggregato.

Se l'Europa plaude al nuovo sistema, lo stesso non fanno le associazioni di consumatori italiane, che si dichiarano "interdetti" di fronte alla decisione dell'Eurostat. Lo scrivono Federconsumatori e Adusbef in una nota, definendo la scelta "una trovata di cattivo gusto, che eleva le attività illegali in mano alle mafie al rango di produttrici di ricchezza nazionale''.