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Pil e Green Pass, Cernobbio soffia nelle vele di Draghi

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03/09/2021 Cernobbio, Villa D Este, The European House Ambrosetti, Forum Intelligence on the World Europe, and Italy. (Photo: Nicola MarfisiNicola Marfisi/AGF)
03/09/2021 Cernobbio, Villa D Este, The European House Ambrosetti, Forum Intelligence on the World Europe, and Italy. (Photo: Nicola MarfisiNicola Marfisi/AGF)

CERNOBBIO - Il controllo del green pass davanti al sontuoso cancello di Villa d’Este procede spedito fin dal mattino. I manager e i banchieri, scortati dai collaboratori, si fermano e tirano fuori il cellulare dal taschino interno delle giacche. Nessuno mostra segni di insofferenza. Nella bolla del Forum Ambrosetti si celebra l’idillio con le scelte di Mario Draghi. A distanza, perché il premier non interverrà al primo atto della stagione economica dopo la pausa estiva. Qui ogni anno sono gli applausi o al contrario i mugugni in sala a misurare il gradimento del capo del Governo. Quest’anno sono i capannelli che si formano intorno ai tavolini durante le pause dei lavori a dire che la presenza di Draghi è superflua: bastano e valgono la sua autorevolezza e i risultati di un’economia che è tornata a correre. Il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, un pilastro della vecchia guardia che conosce bene le dinamiche tra il mondo economico e la politica, dà il titolo a questa fiducia: “Seguiremo le indicazioni del Governo” sull’obbligo del certificato verde.

Qualcuno suggerisce gradualità, soprattutto nel passaggio all’obbligo vaccinale, ma sono voci sparute che si perdono nel grande coro sintonizzato con le parole con cui giovedì il premier ha illustrato le prossime mosse, mettendo all’angolo la contrarietà della Lega. Non sono solamente i manager delle aziende di stato o delle grandi banche a spingere per blindare i luoghi di lavoro. Marco Pezzana, alla guida di Vitec Imaging Solutions, azienda che produce apparecchiature foto e video, spiega che il green pass per lavorare “consente di pianificare meglio l’organizzazione del lavoro perché altrimenti si sa solo la mattina chi è presente al lavoro o chi può entrare”. La Vitec ha sede a Cassola, in quel Veneto che è la dorsale di un Nord produttivo attento ad agganciare una ripresa duratura e non solo la fiammata del rimbalzo nel secondo trimestre. Matteo Salvini arriverà domenica a Cernobbio: sa già che dovrà provare a recuperare fiducia tra quella platea che oggi non ha alcuna intenzione di mettere in dubbio la strategia di Draghi.

Un anno fa, senza vaccini e con un Pil in caduta libera, il convitato di pietra al Forum era la sfiducia. Giuseppe Conte si presentò con la sacca vuota, costretto ad ammettere che nessuno sapeva quando saremmo usciti dalla crisi economica. Un anno dopo il sentiment non è solo quello dell’euforia per la risalita: è la fiducia che matura dalla consapevolezza che a palazzo Chigi c’è un disegno organico, oltre ai 248 miliardi del Recovery e a una serie di fattori - la corsa dei vaccini su tutti - che stanno accompagnando la crescita. Il termometro del Club Ambrosetti dice che l’indice della fiducia tra le imprese italiane è al massimo storico dal marzo del 2014, quando sono iniziate le rilevazioni. E più del doppio rispetto alla valutazione di appena tre mesi fa. Un passaggio del sondaggio condotto tra oltre 350 amministratori delegati e vertici delle principali società italiane ed estere lo spiega meglio dei numeri: “Rispetto al settembre 2020 siamo in un’era geologica diversa. Un’accelerazione di ottimismo simile non l’avevamo mai registrata prima”.

La platea del Forum annusa la possibilità di rendere strutturale la risalita. Carlo Cottarelli la mette giù così in un’intervista a Huffpost: “Sono relativamente ottimista sul fatto che se non torneranno le chiusure dovute ai contagi allora l’Italia riuscirà a raggiungere, nel primo trimestre del 2022, lo stesso livello di Pil che aveva nel quarto trimestre 2019, l’ultimo pre Covid”. I giochi, quelli veri, inizieranno subito dopo. Draghi ha spiegato che il trend positivo degli ultimi mesi va inquadrato in un tonfo che l’anno scorso è stato ben più doloroso di quello che registrato da Francia e Germania, che oggi corrono meno ma rientrano da un buco meno profondo. L’upgrade del sentiment di Cernobbio, che marca anche un allungamento della fiducia nei confronti del premier, è già stratificato. Lo dicono ancora i numeri: anche l’indice di fiducia sulle aspettative a sei mesi assume il massimo valore dall’inizio delle rilevazioni. Insomma al premier viene data carta bianca, l’amministratore delegato di Saipem Francesco Caio sottolinea che “al di là del rimbalzo post-Covid vediamo una prospettiva di crescita complessiva”.

Il clima è così disteso che almeno per una giornata a prevalere sono i contenuti del contributo che il mondo economico-finanziario può dare alla crescita del Paese. Dentro e fuori le sale si parla di sostenibilità, digitale, green. Quando a sera arriva Renato Brunetta, il primo dei quattordici ministri che parteciperanno ai lavori del Forum, più di un manager si avvicina con parole di apprezzamento per il lavoro del Governo. Il ministro raccoglie la fiducia: “Quest’anno - dice - si respira un’aria nuova, di cambiamento e di ripresa. Siamo pronti per fare la nostra parte”. Negli ultimi anni la platea del Forum è stata costretta a digerire scelte ritenute sbagliate, come il reddito di cittadinanza, a comprendere la metamorfosi della Lega di governo, persino ad accogliere i grillini che fino al giorno prima si erano autoproclamati nemici dei poteri forti. Ora c’è Draghi e tira un’aria di stabilità. È un patrimonio che sarà chiamato a tutelare giorno per giorno, perché la storia recente dimostra che rapidamente può svanire. Quando nel 2014 Matteo Renzi preferì gli operai di una fabbrica al Forum, a Cernobbio partirono fischi a distanza e proteste. Oggi invece la fiducia al premier non ha bisogno della presenza fisica. E Draghi non ha avuto difficoltà nel declinare l’invito.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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