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Pnrr, Giovannini: 'Non ci sono ritardi in bandi, da monitoraggio no criticità evidenti'

·5 minuto per la lettura

(Adnkronos) - «Al momento non ci sono ritardi, almeno per la parte di nostra competenza. Abbiamo messo in campo un meccanismo stretto di monitoraggio dell'attuazione del Piano e non sono emerse criticità evidenti". Ad affermarlo è il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, rispondendo a una domanda, all'intervista del Corriere della Sera, sui ritardi denunciati dai costruttori nei bandi da parte di Regioni ed enti locali, che gestiranno 70 miliardi del Pnrr.

"Posso anzi dire che, per esempio, sul piano di rigenerazione urbana per la qualità dell'abitare, tutti i comuni selezionati - riferisce il ministro - hanno confermato di essere in grado di realizzare gli interventi entro il 2026. E per quanto riguarda gli adempimenti in capo al mio ministero, oltre ad avere centrato gli obiettivi del 2021, abbiamo anche realizzato due riforme del 2022. Il tutto con importanti velocizzazioni e semplificazioni delle procedure e importanti novità in materia di sostenibilità».

«Abbiamo definito linee guida per far sì - spiega Giovannini - che tutte le nuove opere rispettino i criteri internazionali per le infrastrutture sostenibili. Queste linee dovranno essere seguite da tutti i ministeri anche per sottoporre nuovi progetti d'investimento al Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile che ha preso il posto del vecchio Cipe. Il nostro ministero è già pronto per rispettare le nuove regole e ora dovranno farlo anche gli altri ministeri». Sulla possibilità che nel 2022 l'Italia centri 102 target del Pnrr per ricevere da Bruxelles altri 40 miliardi, «Se continueremo tutti - governo, parlamento, enti locali - ad impegnarci come nel 2021 direi proprio di sì», assicura Giovannini.

«I costruttori hanno ragione a lamentarsi dell'aumento dei prezzi, ma il governo ne è consapevole, è già intervenuto due volte nel 2021, mentre nel decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana e che sta per andare in Gazzetta ufficiale sono previsti nuovi meccanismi di adeguamento dei prezzi di aggiudicazione», dice il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini. Come intervenite? «Su due aspetti. Il primo è quello dei prezzi a base d'asta. La norma prevede che l'Istat faccia una rilevazione dei prezzi dei materiali e che, entro aprile, previo accordo con la conferenza delle Regioni, emani linee guida sulla definizione dei prezziari regionali. Il secondo prevede un meccanismo di aggiustamento dei prezzi in corso d'opera molto meno penalizzante per le imprese. Oggi l'aumento dei prezzi è assorbito fino al 10% dalla stessa impresa e per l'eventuale parte eccedente lo Stato interviene riconoscendo solo la metà. Ora col decreto questi parametri vengono rivisti a favore delle imprese».

Come? «Lo stiamo definendo in queste ore. La franchigia a carico delle imprese si riduce in modo consistente. E per l'eventuale parte eccedente la stazione appaltante assorbirà una quota dell'aumento nettamente più alta. Inoltre, il meccanismo di revisione prezzi va specificato in ogni bando, cosa oggi facoltativa». Queste norme varranno solo per le gare del 2022? «No, anche per quelle avviate nel 2023».

C'è uno stanziamento? «No, si farà ricorso a voci di bilancio esistenti, che verranno potenziate se necessario» L'Ance, associazione dei costruttori, avrebbe voluto un meccanismo strutturale di adeguamento dei prezzi. «Per ora interveniamo con un netto miglioramento delle norme a favore delle imprese. E contiamo di riesaminare la questione con la legge delega sulla revisione del Codice dei contratti, entro giugno. Ma non è detto che i prezzi continuino ad aumentare a questi ritmi o restino ai livelli attuali».

È ottimista? «Le ultime previsioni disponibili stimano per il deflatore delle costruzioni aumenti nel prossimo biennio inferiori al 2%. Del resto, se si parte da prezzi elevati come gli attuali, fortemente aumentati, è ragionevole aspettarsi che la loro dinamica si attenui e che magari, in qualche caso, ci possa essere anche una discesa dei prezzi».

In ogni caso, se l'inflazione non fosse temporanea, bisognerà rivedere il Pnrr? Se infatti i 191,5 miliardi assegnati all'Italia non bastassero più a finanziare tutte le opere previste che si fa: si aumentano gli stanziamenti o si riducono le opere?

«Intanto ricordo che il Next generation Eu, come il resto del bilancio europeo, già contiene un meccanismo automatico di revisione annuale delle risorse legato all'inflazione, con un tetto del 2%. Inoltre, se ricorrono condizioni eccezionali, il Consiglio europeo può valutare entro il 2022 eventuali proposte di revisione dei Pnrr nazionali. Vedremo come andrà nei prossimi mesi, ma va ricordato che il fenomeno di cui parliamo non riguarda solo l'Italia, perché l'aumento dei prezzi delle materie prime per le costruzioni, dal ferro all'acciaio al legno, è un fenomeno internazionale. Infine, per quanto riguarda l'Italia, accanto al Pnrr il governo ha previsto un piano complementare finanziato con risorse nazionali, oltre alle poste già previste nelle leggi di Bilancio per gli investimenti. In caso di necessità, quindi, si sono i margini per valutare come intervenire».

Sempre i costruttori denunciano ritardi nei bandi, in particolare da parte di Regioni ed enti locali, che gestiranno circa 70 miliardi del Pnrr. «Al momento non ci sono ritardi, almeno per la parte di nostra competenza. Abbiamo messo in campo un meccanismo stretto di monitoraggio dell'attuazione del Piano e non sono emerse criticità evidenti. Posso anzi dire che, per esempio, sul piano di rigenerazione urbana per la qualità dell'abitare, tutti i comuni selezionati hanno confermato di essere in grado di realizzare gli interventi entro il 2026. E per quanto riguarda gli adempimenti in capo al mio ministero, oltre ad avere centrato gli obiettivi del 2021, abbiamo anche realizzato due riforme del 2022. Il tutto con importanti velocizzazioni e semplificazioni delle procedure e importanti novità in materia di sostenibilità». Quali? «Abbiamo definito linee guida per far sì che tutte le nuove opere rispettino i criteri internazionali per le infrastrutture sostenibili. Queste linee dovranno essere seguite da tutti i ministeri anche per sottoporre nuovi progetti d'investimento al Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile che ha preso il posto del vecchio Cipe. Il nostro ministero è già pronto per rispettare le nuove regole e ora dovranno farlo anche gli altri ministeri». Nel 2022 l'Italia dovrà centrare 102 target del Pnrr per ricevere da Bruxelles altri 40 miliardi. Ce la faremo? «Se continueremo tutti - governo, parlamento, enti locali - ad impegnarci come nel 2021 direi proprio di sì».

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