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Poche risorse in manovra per contratti e assunzioni, dipendenti pubblici verso lo sciopero

Antonio Cardarelli
·3 minuto per la lettura
Poche risorse in manovra per contratti e assunzioni, dipendenti pubblici verso lo sciopero
Poche risorse in manovra per contratti e assunzioni, dipendenti pubblici verso lo sciopero

Secondo i sindacati Cgil, Cisl, Uil il governo non sta investendo abbastanza per valorizzare il ruolo della pubblica amministrazione. Confermato lo stato di mobilitazione

Risposte inadeguate su rinnovi dei contratti e assunzioni dalla manovra economica che il governo si prepara ad approvare. Con queste motivazioni Così Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, i sindacati dei lavoratori della Pubblica amministrazione, annunciano che la mobilitazione andrà avanti, fino ad arrivare a uno sciopero per chiedere maggiori risorse e attenzione.

PROSEGUE LA MOBILITAZIONE

Nella nota firmata dai segretari delle quattro sigle sindacali si torna a ribadire come i 400 milioni di euro aggiuntivi non siano sufficienti per far intravedere “quella svolta necessaria per i settori pubblici, né sul fronte rinnovamento della Pa né su quello del cambiamento”. “Dal testo della manovra sul quale oggi ci sarà il confronto tra governo e sindacati, non ci sono ragioni che fanno venir meno la mobilitazione e quindi andremo avanti con proclamazione dello sciopero dei settori pubblici. Avevamo chiesto un tavolo con il Governo su assunzioni, contratti e interventi urgenti ed emergenziali sul fronte della sicurezza. Ad oggi questo confronto non è partito”, scrivono Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco.

“SALARI TRA I PIÙ BASSI D’EUROPA”

I sindacati evidenziano come il Covid abbia dimostrato che l’emergenza occupazionale nelle pubbliche amministrazioni sia una priorità, non solo nel settore sanitario. Inoltre, sul fronte contrattuale, viene fatto notare che non sia previsto “un grande piano di riqualificazione del personale” né un impegno sulla contrattazione, con “i salari dei dipendenti che rimangono tra i più bassi d’Europa”. L’atteso confronto con il governo, dunque, non è partito nonostante, sottolineano i sindacati, in una fase di preoccupazione per il Paese i lavoratori pubblici abbiano agito “con grande responsabilità” in tutti i settori di competenza. I finanziamenti del Recovery Fund, secondo i rappresentati di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, dovranno essere usati “non solo per investimenti nel settore pubblico” ma anche per “qualificare e valorizzare chi lavora nel sistema pubblico”.

POCHE RISORSE

Nel contratto 16/18, ricordano, “le risorse del fondo previsto dal governo (85 euro medi), insieme all’indennità di vacanza contrattuale (20 euro), furono una prima risposta ad un blocco salariale imposto dal 2009. Sono ferme indennità da oltre 10 anni, non si sbloccano le risorse per la contrattazione decentrata e incentivare cosi la produttività (queste non sarebbero risorse aggiuntive ma nella disponibilità dei fondi e che norme e pareri della ragioneria generale dello stato bloccano). Insomma dal Governo si ripropone una ricetta vecchia come il cucco e che ad oggi ha fallito: burocrazia difensiva, nessun cambiamento, provvedimenti di legge che bloccano qualsiasi dinamismo organizzativo. Sono le stesse amministrazioni che stanno chiedendo in queste ore di avere maggiore flessibilità contrattuale, più personale, più strumenti per favorire l’innovazione”.

MOBILITAZIONE GENERALE

“Sono poche le risorse per il salario, poche e non per tutte le aree professionali le risorse per specifiche indennità, non c’è attenzione alla necessità di innovazione, vorremmo ad esempio poter superare inquadramenti professionali desueti e inserire le nuove figure professionali. Le lavoratrici e i lavoratori del settore pubblico dicono basta a questa opera di svalorizzazione e si preparano alla mobilitazione generale: è ora di cambiare la Pa e di farlo con chi rappresenta il lavoro. O ci sarà il tavolo del Governo con le Categorie per recuperare le risorse necessarie al cambiamento o continueremo nella nostra azione di lotta”, concludono Sorrentino, Petriccioli, Librandi e Turco.