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Polimeni su Barbero: "Alle donne servono pari opportunità, non la spavalderia maschile"

·2 minuto per la lettura
- (Photo: getty)
- (Photo: getty)

“Mi chiedo cosa intenda il professor Barbero per spavalderia. Se il significato è quello del vocabolario Treccani, dove tra i sinonimi di spavalderia ci sono baldanza, sfrontatezza, temerarietà, insolenza, in un senso stereotipicamente maschilizzato, non credo che le donne abbiano bisogno di questi modelli per affermarsi”. A parlare sulle pagine di Repubblica è Antonella Polimeni, rettrice dell’Università di Roma La Sapienza, rispondendo alle dichiarazioni del professor Alessandro Barbero sulle donne. Polimeni osserva:

“Se invece la spavalderia è quella consapevolezza - o meno - di autoefficacia di sé di cui parla lo psicologo americano Albert Bandura, allora, forse, potremmo discuterne”.

Nella bufera che ha investito lo storico Alessandro Barbero, secondo il quale alle donne per affermarsi mancherebbero strutturalmente quelle doti (maschili) di “aggressività, spavalderia, sicurezza di sè”, Polimeni risponde da accademica ad accademico. Donne troppo poco spavalde per vincere, Polimeni? “La spavalderia nel senso dello stereotipo maschile non è una qualità. Le donne non hanno bisogno di plasmarsi su quello stereotipo per affermarsi”. A parità di titoli e bravura il “gender gap” nelle carriere è però un dato di fatto. Cosa scontiamo? Il maschilismo o la paura di metterci in gioco? “I fattori - dice Polimeni - sono diversi”.

Polimeni aggiunge:

″È evidente che c’è un ritardo storico, ma per colmarlo la strada non è quella di mutuare il modello maschile del potere. Oggi vedo all’università ragazze con una fortissima autodeterminazione, hanno voti più alti e titoli più prestigiosi dei ragazzi. Però, ad un certo punto, come accade nelle condutture che perdono, lungo il percorso si disperdono in tanti rivoli”.

Perché? Cosa accade? La rettrice risponde:

“Accade che la società ad un certo punto le mette di fronte, ad esempio, all’impossibilità di conciliare il lavoro e la famiglia, il lavoro e la maternità. Così alcune si fermano in ruoli intermedi, altre rinunciano. Una parte, ancora piccola, raggiunge ruoli apicali”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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