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Politiche sul cambiamento climatico non valgono il costo

Francesco Simoncelli
·7 minuto per la lettura

Numerosi leader concordano sul fatto che il cambiamento climatico è la questione principale del ventunesimo secolo. Per ottenere un ampio sostegno alla loro causa, gli attivisti spesso rappresentano il cambiamento climatico come un rischio esistenziale. Ci viene ripetutamente detto che ci sono prove incontrovertibili che gli esseri umani sono la causa principale del cambiamento climatico e che i suoi effetti sono catastrofici. Il mancato rispetto di una qualsiasi di queste posizioni può causare gravi danni alla reputazione di esperti e studiosi. A causa della paura di rappresaglia, molti scelgono di rimanere in silenzio. Rivisitare la storia del cambiamento climatico, tuttavia, mitigherebbe l'isteria riguardo l'allarmismo isterico sul clima. Il cambiamento climatico non è un fenomeno nuovo e non è nemmeno sinonimo di disastri. Mostrando che la posizione dominante sul cambiamento climatico è fuorviante, dimostreremo che le raccomandazioni radicali sono ingiustificate e quindi hanno maggiori probabilità di infliggere danni piuttosto che portare prosperità.

Il primo errore eclatante commesso dagli esperti è quello id affermare che il cambiamento climatico sia un problema del ventunesimo secolo. In realtà, il cambiamento climatico è un evento naturale che può verificarsi indipendentemente dalla nostra esistenza. A causa della sua variabilità, il clima è sempre soggetto a cambiamenti. La piccola era glaciale insieme al successivo periodo caldo medievale sono esempi di cambiamento climatico. È evidente che gli attivisti per il clima non sono in grado di capire la relazione tra precedenti variazioni cicliche e cambiamento climatico. Se fosse stato così, avrebbero riconosciuto che per secoli gli esseri umani sono stati consapevoli dei cambiamenti climatici e quindi hanno intrapreso strategie ingegnose che hanno consentito l'adattabilità alle nuove circostanze. Uno studio del 2020 pubblicato sul National Science Review ci descrive le risposte ai cambiamenti climatici nel bacino di Nihewan in Cina durante il Pleistocene: "Le condizioni ambientali instabili all'inizio della transizione climatica del Pleistocene medio forniscono un buon esempio della versatilità adattativa degli ominidi in Cina durante il Pleistocene inferiore, in contrasto con la nozione di comportamenti conservatori di lunga durata e tecnologie indifferenziate in tutto il Pleistocene". L'ingegnosità umana può evitare possibili svantaggi derivanti dal cambiamento climatico. Inoltre gli individui contemporanei, come i loro antenati, hanno un'immensa capacità di innovare. Ad esempio, scienziati della Purdue University in America ed i loro omologhi nell'Australian National University esplorano costantemente nuovi modi per ridurre le implicazioni della siccità. Il cambiamento climatico non è uno scenario nuovo che dovrebbe spaventarci fino al disfattismo. L'unica costante è il cambiamento e gli esseri umani non mancano mai di illustrare la loro abilità nella gestione dei processi dirompenti.

Inoltre, come gli esseri umani, altre specie hanno mostrato un'impressionante capacità di adattarsi al cambiamento climatico e ai suoi effetti. Sebbene le ingiurie degli attivisti lasciano presagire oscurità, analisi rigorose indicano che la biodiversità prospera nei periodi caldi. In uno studio del 2009 pubblicato sul Journal of Forest Ecology and Management, gli autori contraddicono l'assunto secondo cui il riscaldamento globale sia dannoso per la salute delle specie vegetali, scrivendo che "gli aumenti delle temperature future potrebbero portare alla crescita della produttività delle foreste nel Pacifico nord-occidentale, in particolare a Washington". Una relazione del 2012, scritta da ecologisti su PLOS ONE, è ancora più critica nei confronti della tesi secondo cui il cambiamento climatico impoverisca la fauna selvatica: "Si prevede che gli ecosistemi artici e sub-artici siano particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici. Di conseguenza, le specie alle alte latitudini dovrebbero essere particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici, probabilmente sperimentando significative contrazioni della gamma. Contrariamente a queste aspettative, la nostra modellizzazione della distribuzione delle specie suggerisce che il cambiamento climatico previsto fino al 2080 favorirà la maggior parte dei mammiferi che attualmente popolano l'Europa sub-artica. Assumendo la piena capacità di dispersione, la maggior parte delle specie trarrà vantaggio dal cambiamento climatico, ad eccezione di pochi specialisti del clima freddo". Le specie non umane fanno affidamento su una vasta gamma di strategie per affrontare il cambiamento climatico. Ciò è chiarito anche da ricerche di altri ricercatori: "Il fatto che le specie esistenti siano sopravvissute a repentini cambiamenti climatici storici potrebbe essere, almeno in parte, una buona notizia. Ciò suggerisce che la capacità delle specie di sopravvivere a cambiamenti climatici drastici è maggiore di quanto finora riconosciuto, forse a causa della variabilità fenotipica delle popolazioni o della loro capacità di sopravvivere in sacche microclimatiche in un paesaggio eterogeneo".

Finora abbiamo dedotto che il cambiamento climatico è un processo normale con implicazioni positive che vanno dal miglioramento della vegetazione ad ecosistemi dinamici. Ora dobbiamo stabilire se la CO2 stia davvero causando il riscaldamento globale. Sulla base dell'ortodossia dei "riscaldatori globali", l'aumento dei livelli di CO2 può innescare il processo di riscaldamento, ma c'è una montagna di prove che affermano il contrario. Ad esempio, nello studio peer-reviewed intitolato "On the Existence of a 'Tropical Hot Spot' and the Validity of EPA's CO2 Endangerment Finding", gli autori scrivono: "Arrivati a questo punto non ci sono prove statisticamente valide che i passati aumenti dei livelli di CO2 atmosferica abbiano causato l'aumento ufficialmente segnalato, persino dichiarato, di temperature da record". Inoltre diversi ricercatori attribuiscono il riscaldamento ai cicli oceanici. Come spiega il professore di scienze dell'atmosfera Anastasios Tsonis: "Il ciclo di oscillazione di El Niño e dei suoi 'cugini' non ci dicono nulla sui contributi umani al cambiamento climatico. Tuttavia sottolineano l'importanza della variabilità naturale nel cambiamento climatico. Mentre gli esseri umani possono svolgere un ruolo nel cambiamento climatico, anche altre forze naturali come gli oceani e le influenze extraterrestri, come il sole ed i raggi cosmici, possono svolgere un ruolo importante". In assenza di un consenso diretto sul fatto che la CO2 stia alimentando le temperature globali, ha senso perseguire politiche che hanno come scopo la sua eliminazione?

Molte di queste proposte richiedono il disinvestimento dai combustibili fossili e in altri casi la deindustrializzazione su vasta scala. Tuttavia l'incertezza che circonda il ruolo della CO2 nell'attivazione del riscaldamento globale non ispira fiducia in tali azioni. La ricerca è piuttosto schiacciante sulla capacità delle misure anti-CO2 di migliorare la prosperità. Matt McGrath della BBC commenta una ricerca in cui si sostiene che le tecnologie anti-CO2 possono stimolare un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari:

Le tecnologie in grado di rimuovere l'anidride carbonica dall'aria potrebbero avere enormi implicazioni per i prezzi alimentari futuri, secondo una nuova ricerca [...]. Una delle idee su come ottenere questo risultato si chiama BECCS, bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio. Significa coltivare colture che assorbono CO2, quindi bruciarle per produrre elettricità mentre catturano e smaltiscono il carbonio prodotto [...]. I critici dicono che questa idea richiederebbe lo spiegamento di enormi quantità di terra che ridurrebbe la quantità di quella disponibile per l'agricoltura in un momento in cui assistiamo ad un aumento della popolazione globale [...]. Un'altra tecnologia che ha suscitato molto interesse è chiamata Direct Air Capture (DAC), dove le macchine estraggono CO2 direttamente dall'atmosfera [...]. Ciò richiederebbe energia pari al 115% dell'attuale consumo globale di gas naturale.

Contrariamente alla sfortunata rappresentazione della CO2 come inquinante, il suo effetto di fertilizzazione è ampiamente riconosciuto dagli scienziati. Commentando questo processo nel Journal of Environmental and Experimental Botany, gli  scienziati affermano che "un'elevata concentrazione di CO2 aumenta la crescita delle piante e la fotosintesi delle foglie, anche in condizioni di stress idrico". Sebbene l'analisi reale ci informi che questo gas ha alcuni effetti benefici, gli esperti tradizionali persistono nell'informare male la cittadinanza. A meno che non affrontiamo i loro errori, la guerra al biossido di carbonio riuscirà a peggiorare la situazione dell'umanità.

Inoltre non possiamo concludere una discussione sul cambiamento climatico senza confrontare il riscaldamento globale con il raffreddamento. Sentiamo tante lamentele riguardo il riscaldamento globale, quando invece il raffreddamento è meno favorevole alla prosperità. Ecco un estratto da uno studio che documenta la relazione tra clima e sviluppo nel corridoio cinese Hexi negli ultimi due millenni: "I risultati hanno rilevato che la temperatura ricostruita della regione era fortemente accoppiata con le dinamiche delle precipitazioni, ovvero un clima caldo era associato ad umidità, mentre un periodo di raffreddamento è stato associato ad una siccità più frequente. Un periodo freddo prolungato tendeva a coincidere con l'instabilità sociale [...]. Al contrario, un periodo caldo prolungato coincideva con un rapido sviluppo". Un altro articolo riguardante la Cina arriva ad una conclu Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online