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Polkadot e il sogno del Web 3.0 con blockchain interconnesse

·6 minuto per la lettura

C’è un’idea che allo stesso tempo è un sogno, e che piano piano sta diventando realtà, creare il Web 3.0 fatto di blockchain interconnesse tra loro. Unire cioè degli ecosistemi che inizialmente apparivano quasi come delle “monadi”, e che ben presto potranno dialogare tra loro.

Vari sono i progetti in corso che hanno come finalità unire tra loro blockchain compatibili per aumentare l’offerta di servizi agli utenti finali. Uno di questi progetti è Polkadot, un protocollo che nasce dall’idea di Gavin Wood (e di altri), uno dei tanti fondatori di Ethereum e fondatore anche di Parity, oltre che della Web3 Foundation.

La missione del protocollo Polkadot è unire varie blockchain in una rete singola, allo scopo di processare transazioni in parallelo e scambiare dati tra catene garantendo sicurezza. Uno scenario per alcuni nuovo, e che consigliamo di approfondire per capire dove si dirige questo affascinante mondo fatto di criptovalute, token e reti decentralizzate che si collegano tra loro basandosi su meccanismi di funzionamento autonomi.

Cos’è Polkadot (DOT)

Polkadot è un protocollo blockchain indipendente, ciò significa che non opera avvalendosi di un’altra piattaforma decentralizzata: ad esempio Ethereum. Anche il suo token DOT, originariamente generato su Ethereum, è migrato da tempo sulla blockchain Polkadot di cui ne è la criptovaluta nativa.

La visione di Polkadot è un futuro in cui non predominerà un solo ecosistema decentralizzato, ma dove vari sistemi si specializzeranno per fornire servizi più o meno identici o totalmente differenti. Tuttavia servirà unire tra loro questi ecosistemi indipendenti allo scopo di facilitare il passaggio degli utenti da una blockchain all’altra, da un distributed ledger all’altro.

Qui entra in gioco Polkadot che, attraverso un ponte, intende interconnette tra loro gli altri ecosistemi.

Con una immagine esemplificativa, possiamo considerare Polkadot una grande stazione ferroviaria di interscambio che consente agli utenti di viaggiare nel Web 3.0 saltando da una blockchain all’altra senza soluzione di continuità ed a costi ridotti.

Il ruolo di Kusama

Attualmente lo sviluppo della piattaforma è supportata da una seconda identica blockchain chiamata Kusama. Quest’ultima, come è possibile leggere sul sito web ufficiale, funziona come il canarino portato dal minatore nella miniera, il quale si prende il rischio per salvare la vita al minatore. Kusama (KSM) ha quindi il compito di sperimentare per primo le funzionalità che in un secondo momento saranno implementate in Polkadot.

Una soluzione nuova di testare le implementazioni, perché di solito si usano le testnet per effettuare gli esperimenti e in un secondo momento l’aggiornamento viene “traslocato” sulla mainnet. Ma con Kusama è stata operata una scelta diversa, e cioè sperimentare in un contesto reale cosa accade agli aggiornamenti se qualcosa va storto. In questo modo è Kusama a crashare e non Polkadot.

Naturalmente gli aggiornamenti implementati su Kusama prima vengono testati su una testnet fino a trovare una versione ritenuta stabile e funzionante.

Come funziona Polkadot blockchain

In via puramente concettuale, possiamo considerare Polkadot come formata da tre livelli, ciascuna con le sue funzionalità specifiche.

  • Relay Chain. Il primo livello, ovvero il cuore di Polkadot, è Relay Chain il cui compito è quello di garantire la sicurezza della rete, il consenso e l’interoperabilità tra le cross-chain.

  • Parachain. Blockchain “sovrane” che possono generare un proprio token e ottimizzare le funzionalità per i casi d’uso specifici. Le Parachain si connettono alla catena di inoltro, Relay Chain, pagando a consumo o affittando uno slot per avere una connettività continua.

  • Bridge. I ponti sono l’aspetto più affascinante ed interessante del progetto. Attraverso un bridge di collegamento si vuol creare una connessione con altri ecosistemi come Ethereum e Bitcoin. Lo scopo è creare un Web 3.0 che oltre ad essere aperto sia anche navigabile facilmente come lo è l’attuale Web 2.0.

L’ecosistema si avvale di un metodo del consenso proof-of-stake (PoS) per validare le transazioni. Una soluzione vista come la più efficiente sotto molti punti di vista, sia ambientale, che in termini economici.

Su Polkadot è quindi possibile partecipare allo staking per guadagnare ulteriori DOT.

Polkadot ed Ethereum

Gavin Wood nel whitepaper del progetto unisce molto i “destini” di Polkadot ed Ethereum dedicando una intera sezione (da pagina 7) al futuro ponte di collegamento e di interscambio tra le due blockchain.

Del resto Wood è stato uno dei contributori nello sviluppo della Ethereum network, da lì è partito per formare le sue competenze ora riversate nella nuova creatura.

Quando i due progetti saranno giunti a una maggiore maturità, è plausibile che tenteranno una robusta interconnessione all’insegna dell’espansione.

Polkadot e Bitcoin

Altra ambizione di Polkadot è riuscire nell’impresa di connettere la piattaforma alla Bitcoin blockchain. Secondo Gavin questo è in linea di principio possibile, ma la realtà è ben altra e si scontra con le limitazioni del protocollo bitcoin.

Inoltre Bitcoin (BTC) è difficile da modificare perché per particolari implementazioni richiede un hard fork che deve essere accettato dalla maggioranza dei nodi della rete. Di conseguenza, anche se delle soluzioni teoriche esistono per collegare Polkadot e Bitcoin, è probabile che questo obiettivo sarà esplorato in un secondo momento.

Quale futuro per Polkadot?

Quando un investitore decide di valutare il futuro di una criptovaluta per comprenderne il valore intrinseco che potrà avere un giorno, deve necessariamente partire dalla qualità del progetto. Voler analizzare solo l’andamento del prezzo di polkadot (DOT), ad esempio, va bene se si intende fare trading intraday o di breve termine, ma se l’intenzione è quella di investire su un arco temporale più ampio, è importante effettuare una analisi fondamentale del crypto asset.

Quindi, quale futuro per Polkadot (DOT)?

Il sistema decentralizzato si presenta come un protocollo di rete scalabile, interoperabile e sicuro per il web del futuro. Un ecosistema decentralizzato e multi-chain dove i registri e il calcolo cross-chain diventano realtà.

Polkadot si definisce anche un sistema decentralizzato che allo stesso tempo è permissionless e permissioned, consentendo lo sviluppo di blockchain indipendenti di tipo privato. Ciò significa far operare applicazioni che prendono dati da una blockchain privata per utilizzarli su una blockchain pubblica. Ad esempio, spiega Polkadot, è possibile inviare attraverso la rete pubblica informazioni su di un certificato accademico registrato sulla blockchain privata dell’Università, e ciò allo scopo di verificare se un candidato possiede effettivamente i requisiti presentati.

Cosa c’è di nuovo qui? Molte delle iniziative messe in campo sono le stesse di altre piattaforme concorrenti di Ethereum, di innovativo c’è la visione di un Web 3.0 fatto di ecosistemi decentralizzati collegati tra loro. Questa appare essere la novità di rilievo questo progetto e allo stesso tempo la sfida ancora tutta da vincere.

Concludendo

Polkadot è sicuramente un progetto interessante ed autorevole da tenere in considerazione se si è investitori del comparto delle criptovalute.

L’idea di avere una doppia piattaforma live, una come prototipo (Kusama) e l’altra come prodotto finale (Polkadot), per quanto dispendiosa, è una strategia parafulmine che mette in parte al riparto la criptovaluta DOT dalla volatilità dei mercati potenzialmente scatenata dalla scoperta improvvisa di errori nel codice informatico.

Il matematico Wood da quest’ultimo punto di vista ha bene imparato la lezione di Ethereum, dove le vulnerabilità scoperte postume accompagnano da sempre il suo sviluppo.

Se sei interessato alla finanza decentralizzata, leggi il confronto SushiSwap vs Uniswap.

This article was originally posted on FX Empire

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