Pomellato, quale futuro per la storica azienda italiana del lusso

Il 2013 si apre all'insegna delle M&A (Merger and aquisition), attività di fusione o acquisizione di aziende, la maggior parte nel settore del lusso. Tra queste, c'è attesa sul mercato per la svolta che intraprenderà Pomellato, noto brand di gioielli, da qualche mese in trattative più concrete per la sua cessione.

Storica azienda orafa milanese fondata nel 1967 da Pino Rabolini, dal 2011 la Pomellato starebbe pensando di riformare un nuovo assetto, soprattutto perchè il suo fondatore non ha alcun erede operativo in azienda a cui lasciare l'attività. Una decisione venuta solo in un secondo momento, perchè l'azienda ha sempre puntato più sulla crescita interna e sulla vendita all'estero che sulla quotazione in Borsa.

Ciò che ha sempre caratterizzato il brand Pomellato è la sua brand identity, costruita attraverso una comunicazione efficace e sopratutto grazie ad un nuovo ed originale modo di concepire il gioiello. Con il concetto di gioiello prêt-à-porter, Rabolini ha modernizzato e rivoluzionato il modo di indossarli: non più solo bene di lusso da sfoggiare nelle occasioni importanti, ma come un qualcosa da indossare e cambiare tutti i giorni con disinvoltura, quasi fosse un abito. Una caratteristica innovativa, affiancata da una solida tradizione familiare nell'oreficeria, che ha portato il marchio nel giro di pochi anni a diventare il quarto produttore di gioielli in Europa. Un'azienda in continua crescita, come lo è stato lo stesso brand, in continua innovazione e sempre più vicino alle richieste dei suoi acquirenti. Fattori che hanno portato nel 1995 alla nascita di un altro brand, DoDo, rivolto ad un target più ampio grazie ai suoi prezzi più accessibili. Una scelta di successo che ha determinato, solo per questo marchio, un boom del fatturato: da 9 milioni a circa 30 milioni nel 2003.  E con un fatturato attuale di 151 milioni, l'azienda milanese si sente oggi pronta al grande passo.

Gli acquirenti in pole position per prendere il testimone del brand del lusso - controllato dal 2009 da Rabolini attraverso la holding Ra.Mo. mentre una quota del 10% è in mano all’amministratore delegato Andrea Morante - sono tanti e tutti colossi. In prima fila ci sarebbe Swatch che lo scorso anno ha comprato Harry Winston e che può contare su una liquidità stimata in 1,2 miliardi di euro. In corsa ci sono anche Richemont, holding del lusso che ha liquidità per 1,6 miliardi di euro e che tiene sotto di sè brand di prestigio come Cartier e Montblanc, ma anche la francese PPR, multinazionale fondata da François Pinault che gestisce un portfolio di marchi che vanno dal lusso allo sport al retail.

Quella del M&A nel 2012 è stata una delle attività più floride sul mercato: uno studio di Pambianco ha rilevato come fusioni e cessioni siano aumentate del 25% rispetto al 2011, con l'Italia in prima fila, con il 40% delle attività svolte a livello nazionale. Non solo: il 21% delle M&A sono avvenute Italia su Italia tra brand nazionali.