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Ponte Messina, possibile volano occupazione: in primo anno già 20mila posti

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
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Ventimila persone assunte già nel primo anno di cantiere; 118.000 posti di lavoro complessivi per la costruzione dell’intera opera. Sul fronte occupazionale il Ponte sullo Stretto di Messina promette benefici immediati e consistenti. Se infatti il governo rilanciasse il progetto del consorzio Eurolink, già approvato dal Cipe nel 2003 e che ha superato tutte le verifiche di sicurezza (oltre ai processi autorizzativi del Cipe), sarebbero ridotti al minimo i tempi di apertura dei cantieri e di realizzazione, tenuto conto che il Consorzio è guidato dal Gruppo Webuild, che ha realizzato il nuovo Ponte San Giorgio di Genova in tempi da record. Secondo alcune stime in soli 7 mesi potrebbe essere riapprovato il progetto esecutivo dando inizio al cantiere, il cui setup iniziale con le 20mila assunzioni si concluderebbe entro l’anno. Solo in questa fase il valore della produzione del cantiere raggiungerebbe i 380 milioni di euro. Una volta a regime il cantiere darebbe lavoro, come detto, a 118mila persone, assicurando un aumento del tasso di occupazione nazionale dello 0,5%.

Tutto questo - oltre alla una fase storica drammatica legata alla crisi aperta dalla pandemia - in un contesto territoriale tra i più difficili in Europa: infatti Sicilia e Calabria sono due tra le regioni con il Pil pro capite più basso dell’Unione (rispettivamente 17.700 e 17.000 euro) e con i tassi di disoccupazione tra i più elevati (18,9% per la Sicilia, 23,2% per la Calabria).

Peraltro i costi del non fare sono di gran lunga maggiori dei costi del fare. L’isolamento geografico della Sicilia, ad oggi collegata al continente solo con i traghetti, costa ogni anno tra i 4 e i 5 miliardi di euro, derivanti principalmente dalla lentezza dei trasporti. L’attraversamento via nave dei 3.140 metri che dividono le due regioni richiede tempi di percorrenza e di attesa medi che vanno dall’ora/ora e mezza per le automobili fino alle due ore per i treni. Allo stesso modo i 5 milioni di turisti (di cui 2,4 milioni stranieri) che ogni anno visitano la Sicilia sono di fatto impossibilitati a raggiungere agevolmente la Calabria che rimane tagliata fuori dalle rotte del turismo internazionale (appena 300mila stranieri visitano ogni anno la regione).