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Poteva mancare il risiko bancario?

Pierluigi Gerbino
 

La settimana è iniziata ieri sullo slancio dell’ottimismo che dal 3 febbraio in poi si è accasato sui mercati finanziari ed ha consentito loro di dimenticare gli allarmi sul virus cinese Covid-19.

In assenza di Wall Street, chiusa per la Festa del Presidente, ci ha pensato la People Bank of China a stuzzicare la voglia speculativa dei mercati con una nuova iniezione di liquidità da 200 mld di yuan e soprattutto ha tagliato i tassi sui prestiti a un anno.

Pertanto l’indice cinese di Shanghai ha attuato ieri uno strappo rialzista da +2,2% e chiuso completamente il gigantesco gap ribassista da -8% fotografato il 3 febbraio scorso, alla riapertura dopo due settimane di fermo dei mercati per la festa del capodanno cinese ed il coronavirus.

Anche la borsa cinese ha perciò completamente cancellato le tracce del virus, confidando che il segno che lascerà sul PIL del primo trimestre il blocco dell’attività economica e sociale di larga parte del paese sarà cancellato rapidamente. Secondo il New York Times oltre metà della popolazione, cioè 760 milioni di persone, sta subendo una qualche restrizione sociale ed economica rispetto alla vita normale. Pensare che tutto torni come prima così in fretta è esercizio di ottimismo che rasenta l’illusione. Anche perché, sebbene ufficialmente ieri l’attività economica in molte provincie sia ripresa, non è molto chiaro a quale ritmo potranno funzionare le fabbriche con buona parte dei dipendenti in quarantena. Ma poco importa ai mercati. Ieri c’era da festeggiare lo stimolo monetario ed il pessimismo è stato messo al bando.

Anche le borse europee, in mancanza di Wall Street, hanno passato una giornata di rialzo, per la verità molto più tranquillo che in Cina, con Eurostoxx50 (+0,32%) tornato sui massimi di mercoledì scorso senza riuscire a superarli. Molto bene invece, ancora una volta e a dispetto di tutte le fibrillazioni governative, il nostro Ftse-Mib (+1,02% e miglior indice europeo in compagnia con quello portoghese), su cui hanno brillato le banche ed in particolare UBI e Banco BPM, entrambe con performance di oltre +5%. Chi ha cercato il motivo di tanta esuberanza, magari ha pensato all’estensione dell’orario di contrattazione dei futures sul nostro indice. Da ieri il mercato IDEM di Borsa Italiana prova a scimmiottare l’Eurex tedesco. L’apertura del mercato per FIB e Mini-FIB è anticipata alle ore 8, con asta di apertura tra le 7:45 e le 8:00. Poi si svolge una seduta di contrattazione continua fino alle ore 22, come per l’Eurex, che però apre i battenti già all’una di notte. La novità, sebbene rilevante, non pare in grado di smuovere più di tanto l’interesse per la nostra borsa. Il vero motivo del rialzo è arrivato in tarda serata, quando è ripartito il risiko bancario italiano, che da parecchi mesi era in letargo. E’ giunto infatti l’annuncio a borsa chiusa di una Offerta Pubblica di Acquisto di Intesa su UBI (offerte 17 azioni Intesa ogni 10 azioni UBI), con una valutazione implicita per UBI pari al +28% rispetto ai valori di venerdì scorso. I bene informati devono aver fatto incetta di titoli UBI. E’ vietato? Ma davvero? Vogliamo scommettere che anche stavolta la Consob se ne fregherà, come le altre volte? 

Oggi si dovrebbe assistere ad un’apertura di UBI intorno al +20%, compensata in piccola parte magari da un po’ di calo di Intesa, che dovrà fare un aumento di capitale da circa 1 miliardo per finanziare l’operazione. Dovrebbe scendere un po’ anche BPER, che entra in sordina nell’operazione, poiché rileverà circa 500 filiali UBI nel Nord Italia.  

A parte le conseguenze del risiko bancario italiano, che potrebbero rendere peculiare anche la seduta odierna del nostro Ftse-Mib, oggi si vede l’Asia, che già ieri aveva preso con le molle l’entusiasmo cinese, decisamente perplessa sul futuro economico dell’area. Sui principali indici si vedono ribassi superiori al punto percentuale, mentre la Cina tiene abbastanza bene, poiché non ha ancora esaurito le scorte di entusiasmo monetario. Si sta riflettendo sulla diffusione del virus tra i paesi adiacenti alla Cina e sull’impatto economico del rallentamento cinese al di fuori della Cina. In particolare una certa impressione ha suscitato il pesantissimo calo congiunturale del PIL giapponese nel 4° trimestre 2019 (prima del virus!!), un -6,3% annualizzato, ben peggiore del già brutto -3,8% atteso dagli analisti. Ha pesato l’aumento dell’IVA, che però nel trimestre in corso passerà il testimone recessivo alle conseguenze del virus. Il Giappone pare inoltre il paese dove il contagio si sta diffondendo maggiormente, anche se i numeri non sono certo quelli cinesi. Intanto aleggia la possibilità che vengano sospese le olimpiadi di Tokio, con gravi ripercussioni economiche.

Nel frattempo cominciano a piovere profit warning sul trimestre in corso da parte delle società quotate in USA più rapide a stimare le conseguenze del virus sui loro conti, ed anche qualche stima un po’ più realistica da parte di qualche ufficio studi meno compiacente (Nomura parla già, senza peli sulla lingua, di Italia in recessione nel 2020, mentre Gualtieri minimizza).

La logica vorrebbe che oggi anche i mercati occidentali si dessero una calmata. Persino le borse americane, che debbono digerire l’arrivo in USA di una quarantina di contagiati tra i 300 evacuati con ponte aereo dal transatlantico Diamond Princess. 

Ma con tutti i fuochisti che soffiano sulla speculazione (circolano voci che Trump voglia persino varare norme per incentivare gli acquisti a Wall Street) non è detto che una partenza probabilmente in correzione non finisca anche stavolta in gloria.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online