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Powell, il pusillanime, vuole scendere nel sottoscala dei tassi

Francesco Simoncelli
 

Powell il pusillanime è tornato a Capitol Hill parlando di un nuovo taglio dei tassi, nonostante secondo i suoi standard l'economia "sta bene", il tasso di disoccupazione è "vicino al livello più basso degli ultimi 50 anni" e "le opportunità di lavoro sono abbondanti".

Considerando tutte quelle cose positive sul fronte dell'economia e anche che la FED ha tenuto il tasso del mercato monetario al di sotto del tasso d'inflazione per 10 anni consecutivi (tra l'aprile 2008 e l'ottobre 2019), si potrebbe pensare che forse l'economia statunitense potrebbe mollare le rotelle e pedalare senza stimoli monetari per almeno alcuni trimestri.

Ma no, il capo pianificatore monetario centrale della nazione ha parlato di alcuni "rischi" e "correnti trasversali" che meritano vigilanza e che hanno rafforzato la possibilità una "politica monetaria un po' più accomodante". L'ultima frase, ovviamente, vuol dire un taglio dei tassi.

Come delineato nella trascrizione delle sue parole, questi rischi sono un'inflazione al di sotto dell'obiettivo dichiarato, l'incertezza della Guerra Commerciale, un rallentamento dell'economia globale e un indebolimento della fiducia delle imprese e dei tassi d'investimento.

Ma ecco il punto: la FED non può fare assolutamente niente su nessuno di questi fattori, e anche un taglio di 25 o anche 75 punti base del tasso di riferimento nei prossimi trimestri, non cambierà affatto le cose.

Ovviamente l'ago della bilancia nella mente della FED è la posizione dell'indice S&P 500. Tuttavia le conclusioni spurie di cui sopra sono un promemoria di quanto il nostro politburo monetario sia diventato veramente pericoloso.

I capi della FED stanno letteralmente navigando a vista, mentre si dimenano per continuare a gonfiare l'Everything Bubble. Ad esempio, prendete in considerazione la scusa della lowflation. Come indica il seguente passaggio, l'arco temporale della misura dell'inflazione della FED o è sceso a pochi mesi, o Powell stava solo blaterando per mantenere vive le speranze di un taglio dei tassi in attesa di dati in entrata aggiuntivi.

Tuttavia l'inflazione è scesa al di sotto dell'obiettivo simmetrico del 2% del Federal Open Market Committee (FOMC) [...]. Dopo aver raggiunto il nostro obiettivo del 2% per gran parte dell'anno scorso, l'inflazione complessiva dei prezzi al consumo, misurata dal cambiamento annuale nell'indice dei prezzi per le spese al consumo (PCE), è diminuita all'inizio di quest'anno e si è attestata all'1,5% a maggio. Anche la variazione di 12 mesi dell'inflazione core PCE, che esclude i prezzi di cibo ed energia e tende ad essere un indicatore migliore dell'inflazione futura, è scesa quest'anno ed era all'1,6% a maggio.

Bene, se si vuole vedere il deflatore PCE core a brevissimo termine, eccolo qui. Negli ultimi 20 mesi il tasso annuo è stato pari o superiore al 2,00% in 13 occasioni e nel mezzo poi è andato da tutte le parti. Inoltre negli ultimi due mesi ha fatto registrare rispettivamente un tasso annuo del 3,00% e del 2,30%. Ciò suggerisce, semmai, che lo slancio dell'inflazione a breve termine stia andando più in alto, non più in basso.

Quindi, qualunque cosa abbia causato il rallentamento della PCE core durante il primo trimestre di quest'anno, è apparentemente scomparsa. La tendenza a breve termine è ora tornata al di sopra della media del 2,01% registrata tra settembre-dicembre dello scorso anno.

A dire il vero, l'idea che la FED debba adeguare la sua politica in risposta a brevissimi segmenti temporali nella metrica dell'inflazione, persino al Santo Graal della PCE core, è ridicola anche come questione concettuale.

In senso empirico, come fanno a sapere se alzare la leva o abbassarla in base alle 20 letture mensili di seguito? Non c'è assolutamente nulla in questo grafico che dica che fosse tempo di rialzare i tassi nel 2017-2018, mentre urge tagliarli ora.

Né un intervallo di tempo leggermente più lungo, come Powell ha citato sopra, fa alcuna differenza. Affermare che una mancanza di inflazione nella misura a12 mesi sia preoccupante significa ignorare ciò che è accaduto tre volte sin dal 2011. In particolare, le anomalie di breve periodo eliminano rapidamente il tasso di variazione anno/anno e ciò che sembra essere una tendenza in discesa si inverte in una tendenza crescente.

Infatti il grafico in alto mostra letture insolitamente basse per giugno e agosto 2018, il che significa che il tasso anno/anno sta per salire durante le prossime tre letture mensili. Per quel momento potremmo ritrovarci con un taglio dei tassi e il rischio di lowflation potrebbe essere svanito dalla metrica che Powell ha citato.

Quando guardate ai grafici sin dall'ottobre 2016, vi potreste domandare in che cosa consista la lowflation. All'epoca il deflatore PCE meno cibo ed energia si attestava a 106,37 ed a maggio 2019 era salito a 111,60. Questo è un salto del 4,5%, ovvero, 1,80% ad un tasso annuale.

Non è abbastanza? Bene, a meno che non siate chiaroveggenti e già sappiate che le letture saranno significativamente più basse durante i prossimi 12 mesi. Ma i capi della FED sicuramente non lo sono.

C'è un punto molto più importante rispetto a quanto sia efficace la FED. Infatti anche se il secondo numero decimale dopo la virgola nell'obiettivo d'inflazione al 2,00% facesse una qualche differenza in termini di crescita e prosperità, sarebbe assolutamente impossibile per la FED raggiungerlo.

Pertanto, dal momento che la FED ha adottato un targeting formale per l'inflazione nel gennaio 2012, la PCE meno cibo ed energia è salito ad un tasso annuo dell'1,55%. Tuttavia, quando si disaggrega l'indice, diviene chiaro che ci sono tre componenti distinte e che tutte e tre sono ben oltre la portata della politica della FED.

Nel grafico qui sotto la linea marrone rappresenta la componente dei servizi domestici (alloggio, istruzione, medicina, trasporti, finanza, servizi personali, ecc.) nella PCE. È cresciuta ad un ritmo annuo del +2-3% negli ultimi sette anni, mentre la componente dei beni durevoli (linea verde scuro) è costantemente diminuita in modo uniforme ad un ritmo annuo negativo dell'1-2%.

Di conseguenza la componente dei beni non durevoli è stata il tie-break, per così dire. Cioè, la PCE ha oscillato principalmente tra l'1,5% e il 2,0% annuo, a seconda delle fluttuazioni a breve termine degli articoli (alimenti, energia e altri prezzi delle materie prime) che dominano i beni non durevoli.

Ecco perché la FED non può gestire il tasso d'inflazione. Simbolicamente parlando, la tendenza negativa dei beni durevoli è dovuta alla Cina: la manodopera a basso costo che viene mobilitata dalle risaie e dai villaggi dell'Asia in fabbriche moderne costruite con capitale preso in prestito.

La FED non può fare assolutamente nulla a riguardo, tranne forse riconoscere che in realtà esporta la repressione finanziaria nel resto del mondo. Cioè, per mantenere competitive le proprie esportazioni, i governi e le banche centrali mercantilisti neutralizzano deliberatamente l'alluvione di dollari della FED stampando ancora più le proprie valute.

Ciò ha reso il capitale economico e abbondante nel resto del mondo, mantenendo bassi i prezzi dei beni scambiati a livello globale, persino deflazionistici. La maggior parte delle persone comuni direbbe che questo è un aspetto positivo per i consumatori americani, ma non i capi della FED che vedono il mondo attraverso i loro occhiali keynesiani.

I sette anni di costante discesa dell'inflazione per quanto riguarda i beni durevoli, rappresentati dalla linea verde scuro qui sotto, sono la ragione principale della debolezza della PCE aggregata. Quindi o la FED cancella un vantaggio per i consumatori americani, o gonfia la PCE aggregata con un'inflazione ancora maggiore nei servizi e nei beni non durevoli.

Vale a dire, apparentemente l'inflazione dei servizi al 2,5% annuo non è una punizione sufficiente per la maggior parte delle famiglie americane che stanno già vacillando per un'impennata dei costi dell'istruzione, sanitari e residenziali. A quanto pare la FED vorrebbe vedere l'inflazione dei servizi tra il 3-4% al fine di assicurare che il loro obiettivo "simmetrico" complessivo del 2,00% sia consegnato al secondo decimale dopo la virgola.

In realtà il divario ampio e persistente tra la linea marrone (servizi) e la linea verde scuro (beni durevoli) nel grafico qui sotto, ci fa capire la presa in giro del folle obiettivo d'inflazione del nostro attuale politburo monetario.

Da un lato si suppone che la deflazione sia pessima perché induce i consumatori a smettere di comprare oggi in attesa di prezzi ancora più bassi domani, ma tale supposizione è semplicemente ridicolo. Sulla base della linea verde scuro qui sotto, la spesa per beni durevoli sarebbe dovuta crollare molto tempo fa, cosa che non è successa.

Infatti sin dal novembre 2014 i prezzi dell'abbigliamento sono calati del 3,5%, quelli delle calzature del 4,0%, i prodotti informatici sono scesi dell'11%, i personal computer del 23% ed i giocattoli del 33%. Ma se poi guardate Amazon, o Walmart, o Target, scoprirete che non c'è stato alcuno sciopero da parte degli acquirenti: la spesa per questi articoli è ai massimi storici.

Allo stesso tempo, l'unico modo in cui la FED potrebbe stimolare l'inflazione dei prezzi oltre gli scomodi livelli già misurati, è quello di indurre le famiglie a prendere in prestito anche più dei $15.600 miliardi sotto cui sono già sommerse.

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