Praticanti avvocati al lavoro gratis? E scoppia la polemica

La riforma forense suscita polemiche per questioni di merito e di metodo

Volano stracci tra il presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa e il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella a seguito dell'articolo che liquida in malo modo la riforma forense attesa al traguardo parlamentare la prossima settimana. Al centro dello dibattito tempi e opportunità di una legge, l'unica per Stella, messa in calendario ormai agli sgoccioli della legislatura, ma anche questioni di merito, ovvero il passaggio della riforma che consente agli avvocati di imporre ai praticanti di lavorare gratis per un intero semestre.

I problemi in Italia non mancano e il giornalista fustigatore della Casta si chiede perché dare priorità proprio alla "Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense", scritta dalla vecchia maggioranza PdL-Lega. Al centro dello scandalo il trattamento riservato ai praticanti. Secondo la legge, infatti: “decorso il primo semestre, possono essere riconosciuti con apposito contratto al praticante avvocato un’indennità o un compenso per l’attività svolta per conto dello studio, commisurati all’effettivo apporto professionale dato nell’esercizio delle prestazioni e tenuto altresì conto dell’utilizzo dei servizi e delle strutture dello studio da parte del praticante avvocato”. Il pagamento sì, ma dopo un semestre di lavoro gratuito.

Ma non finisce qui: non mancano altri indirizzi della riforma che appaiono ostili agli avvocati di nuovo corso. Ad esempio, l'obbligo al continuo aggiornamento professionale ma non per chi ha più di 25 anni di iscrizione all'Albo: tra i privilegiati esentati, gli avvocati politici. In quanto al problema del compenso, fa eccezione chi esercita presso gli enti pubblici e presso l’Avvocatura dello Stato. Ma sono soldi pubblici, ribatte Stella che si chiede anche cosa significhi "tenuto altresì conto dell’utilizzo dei servizi e delle strutture dello studio da parte del praticante avvocato": su cosa verteranno le detrazioni, sui fogli usati alla stampante o sulle telefonate?

Ma il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa non ci sta e ribatte sostenendo che “non è vero che l’unico provvedimento da approvare tra i rimanenti di questa legislatura sia stato quello che interessa gli avvocati-senatori: è il testo che aveva ottenuto più letture, è stato discusso nei minimi dettagli per quattro anni, è atteso da più di cinquanta anni”. Per Alpa “il provvedimento introduce principi di civiltà e di tutela dei cittadini perché richiede all’avvocato di qualificarsi e gli dà l’opportunità di specializzarsi, istituisce l’obbligo di iscrizione contestuale all’albo e alla Cassa di previdenza forense”, introducendo per i praticanti "un rimborso adeguato, commisurato al periodo dedicato al tirocinio e alla preparazione dell’esame”.

Non 'è conciliazione insomma tra le parti ma al di là delle questioni di merito della riforma la critica di Stella si basa sul solito dubbio canonico del conflitto di interessi. Posto che lo scioglimento del Senato è prossimo, perché la conferenza dei capigruppo ha scelto proprio la "Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense"? Un sesto dei senatori, presidente compreso, di mestiere fa l'avvocato. E per Stella è un indizio di una certa rilevanza.

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