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Prelievi di sangue

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Se vogliamo identificare le sedute negative col colore rosso, come fanno generalmente i siti che pubblicano le performance quotidiane degli indici di borsa, dobbiamo affermare senza ombra di dubbio che nella seduta di ieri il rosso ha dominato tutti i tabelloni che hanno esposto la performance quotidiana dei principali mercati azionari del mondo finanziario.

Rosso diffuso in Asia, dove i mercati cinesi e degli altri paesi del sud-est asiatico hanno finalmente tutti riaperto i battenti, dopo le chiusure prolungate per il lungo ponte Capodanno Cinese.

Rosso generalizzato anche in Europa e su tutti gli indici americani.

La cosa curiosa non è tanto vedere tutti gli indici negativi. Purtroppo non è la prima volta che capita. Ma di solito la negatività diffusa è tipica delle sedute di passione, quando i mercati accusano crolli rilevanti ed i commentatori sono costretti ad usare metafore iperboliche da film dell’orrore (bagno di sangue, miliardi bruciati, lunedì nero… e via dicendo). Invece ieri abbiamo visto negatività diffusa, ma tutt’altro che drammatica. La maggior parte degli indici mondiali infatti ha perso meno di un punto percentuale e solo quello portoghese ha perso più di due punti. Però hanno perso praticamente tutti qualcosa. 

Definiamo perciò la seduta di ieri non con l’immagine del bagno di sangue, ma con quella del prelievo di sangue, attuato normalmente per fare delle analisi o delle donazioni, e che ha lo scopo di contribuire al miglioramento o al mantenimento della salute e non certo di danneggiare il paziente.

Se ci concentriamo soprattutto sui principali indici dei mercati tra loro più correlati, cioè l’azionario europeo e quello americano, quella di ieri è stata la terza seduta con il segno meno consecutiva, sia per l’europeo Eurostoxx50 (-0,51%) che per l’americano SP500 (-0,44%). Non si tratta però di uno storno clamoroso, specialmente per l’indice USA. Infatti SP500, rispetto al punto in cui era prima delle ultime 3 sedute negative (quota 3.935), alla chiusura di ieri sera  si ritrovava a quota 3.914. Ciò significa, sebbene tra oscillazioni intraday di una qualche ampiezza, che ha perso in 3 sedute solo 21 punti, cioè  -0,53%. Francamente, un’inezia.

Un po’ di più ha perso invece Eurostoxx50 nelle 3 sedute negative rispetto ai suoi valori di lunedì sera (quota 3.735). Infatti ieri ha chiuso a 3.681, che in percentuale fa -1,45%.

La differenza è dovuta in parte al fatto che ultimamente Wall Street ha l’abitudine di recuperare gli scivoloni solo nella seconda parte della sua seduta, cioè quando l’Europa ha già chiuso bottega.

Ma la causa principale è il fatto che lunedì scorso l’America ha ricordato i suoi Presidenti  (anche quello appena cacciato, indimenticabile) con un giorno di festività, mentre Eurostoxx50, libero dal guinzaglio americano, si è preso una “licenza poetica”, andando a realizzare una seduta da +1,04%, che nei giorni successivi si è rimangiato. Perciò, se eliminiamo l’anomalia statistica e confrontiamo la performance settimanale rispetto a venerdì scorso, constatiamo che è molto simile tra i due indici. Ieri avevo sottolineato l’importanza dell’eventuale test da parte dell’indice USA SP500 del supporto di quota 3.885, affermando che una sua violazione avrebbe dato un segnale di inversione da non sottovalutare, anche perché confermato a priori da divergenze ribassiste sugli indicatori di momentum.

Bene. Indovinate un po’ a che livello si è fermata la discesa di SP500 nella prima parte della seduta di ieri, che i media finanziari ci dicono essere avvenuta per colpa di sussidi di disoccupazione peggiori delle attese? Proprio a quota 3.585. Un test perfetto, che ha immediatamente chiamato i compratori all’acquisto (evidentemente i disoccupati riescono a preoccupare solo poche ore) e generato un rimbalzo fino al massimo di 3.922, chiudendo quasi del tutto il gap aperto ad inizio seduta. L’ultima mezz’ora ha poi stabilizzato l’indice a 3.914.

Questo significa che tutto quel che ho scritto ieri rimane pienamente valido anche oggi. Anzi, avendo testato con precisione il supporto ed essendo seguito un deciso rimbalzo, aumentano le probabilità che, prima di farci vedere una vera correzione, il mercato USA trascini ancora una volta al rialzo il resto del mondo, verso l’obiettivo di area 4.000 punti per l’indice SP500.

A FED piacendo, ovviamente.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online