Italia Markets open in 7 hrs 40 mins

Prelievo forzoso, Cipro chiede revisione dei piani. Bruxelles nega e il timore resta negli altri Paesi

Angela Iannone
Prelievo forzoso, Cipro chiede revisione dei piani. Bruxelles nega e il timore resta negli altri Paesi

Repentini ripensamenti quelli che Cipro ha avuto negli ultimi giorni in merito alla questione sul prelievo forzoso dai conti correnti, "patto" che il governo di Nicosia ha dovuto accettare con Bruxelles lo scorso 30 aprile per evitare il default.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, tutto è cominciato una settimana fa, quando il presidente Anastasiades ha inviato una lettera alle istituzioni europee e al Fondo monetario internazionale per chiedere una revisione del programma di aiuti, lamentandone l'inapplicabilità a causa dei danni che sta provocando all'economia cipriota. Il piano concordato prevede un prestito di 10 miliardi di euro da parte della Troika in cambio di un prelievo forzoso sui conti correnti privati, ma solo per quelli superiori ai 100mila euro, oltre alla chiusura della seconda banca dell'isola, Laiki, e alla ristrutturazione della Banca di Cipro.

Inizialmente concordato, il premier avrebbe fatto un passo indietro, spiegando nella lettera inviata a Bruxelles che "Il bail-in è stato è stato attuato senza un'attenta preparazione", anche perchè non si è tenuto conto "del pesante fardello che la ristrutturazione della Grecia ha causato a Cipro". Una decisione "avventata", continua il  leader cipriota, che sta portando l'economia del paese in recessione, oltre che ad un ulteriore aumento della disoccupazione e rendendo più difficile il risanamento delle finanze pubbliche.

Alla richiesta è arrivato un secco no da parte dell'Eurozona. O meglio, i commissari non hanno negato a Cipro l'eventualità di discuterne oggi in una riunione a Lussemburgo in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno, ma più di un funzionario a Bruxelles ha espressamente dichiarato che "non c'è nessuna possibilità di una revisione", rimandando al mittente qualsiasi possibilità di cambiamenti a breve termine, ma lasciando una fievole speranza per qualche ricontrattazione a medio termine, come successo in Grecia durante i suoi due salvataggi.
Il no di Bruxelles fa ritornare Anastasiades sui suoi passi: il suo portavoce Christos Stylianides ha infatti ricordato come Nicosia stia chiedendo ai suoi partner internazionali solo "cambiamenti su aspetti pratici, come è stato fatto nel caso di altri paesi, come l'Irlanda", nonostante abbia comunque bisogno di una soluzione per mantenere la liquidità del proprio sistema economico e della Bank of Cyprus, che si trova costretta a licenziare 2.500 dipendenti entro fine anno, mentre a quelli che restano verrà ridotto lo stipendio del 30%.

La drastica soluzione adottata per Cipro riporta nuovamente il timore che quello del prelievo forzoso potrebbe diventare la soluzione applicata per tutti i Paesi in difficoltà, Italia compresa. Qui, di prelievo forzoso se ne è già parlato nel 1992, quando il governo Amato impose il prelievo per il 6 per mille sui conti deposito, quindi il rischio che si possa ritornare a tali misure è sempre dietro l'angolo. Timori che erano cresciuti quando il tedesco Jörg Kramer, capo economista di Commerzbank, aveva proposto in modo provocatorio di introdurre per l'Italia un prelievo forzoso pari al 15% su depositi e titoli per azzerare il debito pubbico italiano. Provocazione anch'essa respinta dall'Eurogruppo e dal suo presidente Jeroen Dijsselbloem, il  quale aveva ribadito che questa misura sarebbe stata applicata esclusivamente per Cipro.

Bisogna perciò fidarsi delle parole di Dijsselbloem, anche perchè la situazione italiana non è ai livelli di quella cipriota. Oltretutto, come hanno più volte spiegato gli economisti, applicare questa misura porterebbe l'Italia verso una nuova ondata di speculazioni finanziarie sui titoli di Stato. Resta però il pericolo di un aumento della pressione fiscale, non soltanto sui conti, ma anche sui titoli e i depositi e altri tipi di tassazioni, come l'aumento dell'Iva al 22% e la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, richiesta dal Parlamento europeo anche sui Bot e Bt. Una manovra che, se approvata, potrebbe far diminuire gli scambi rendendo meno liquido il debito italiano e perciò meno appetibile per gli investitori, con gravi conseguenze per il Paese. L'Italia è infatti tra i principali "venditori" del debito pubblico sul mercato mondiale.