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Prelievo forzoso sui c/c, si comincia a pagare

Un po’ in silenzio, come sempre avviene in questi casi, alcune banche – e non secondarie – hanno cominciato a eseguire un addebito per importi diversi, dovuto al salvataggio delle quattro realtà del credito del Centro Italia messe in ginocchio da cattive gestioni, in buona parte attribuibili alla politica. In altre parole Banca Etruria, CariChieti, Banca Marche e CariFerrara. Dato che il salvataggio a carico del Fondo Nazionale di Risoluzione delle crisi bancarie si sta rivelando molto più gravoso di quanto previsto inizialmente, gli istituti riversano l’onere sui correntisti. In alcuni casi si è trattato di un velato microaumento di alcuni euro ripartito nel tempo e giustificato con dizioni generiche di costi riferiti ai conti correnti attivi e in altri invece con esplicite voci di prelievi per accantonamenti a copertura del salvataggio del sistema bancario.

Se questo è l’inizio…

L’esempio più recente riguarda un istituto estero attivo in Italia che ha annunciato un addebito specifico di 24,32 euro, previsto per metà anno, con la voce “maggiorazione una tantum”. Ora c’è chi teme che il primo passo per le quattro banchette del Centro Italia apra la porta a un intervento simile riferito al caso ben più grave di Mps (BSE: MPSLTD.BO - notizie) . Sulle cui evoluzioni non si sa nulla. L’aspetto delle sofferenze reali è caduto nel più totale dimenticatoio, complice anche la sospensione delle quotazioni in Borsa dell’azione e dei bond. Le voci che circolano sono poco tranquillizzanti in merito e la probabilità che anche in questo caso siano tutti i correntisti italiani, indistintamente, a dover pagare si sta facendo plausibile. Il mutismo sugli sviluppi futuri non è di certo un buon segnale, ma è anche la dimostrazione che lo Stato, ormai padrone, ha una conoscenza incerta della situazione patrimoniale dell’istituto senese.

A macchia di leopardo

Quanto infastidisce di più sull’intera vicenda dei nuovi prelievi forzosi sta però nel fatto della scarsa trasparenza con cui gli istituti si muovono su tale fronte. Si riscontrano infatti tre diversi comportamenti: chi ha esplicitato il prelievo in maniera esplicita, chi in maniera ambigua (giustificandolo con dizioni complesse o confuse) e chi infine non ha aderito al recupero degli esborsi sostenuti. Insomma ognuno ha deciso per sé, lasciando ancor più il boccone amaro nella bocca dei correntisti. Che ancora una volta pagano a causa di oscure vicende dalle quali nessuno sembra voler alzare le cortine riferite ai (finora) tenebrosi connubi tra politica e affarismo.

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