Le previsioni di Jim O'Neill, l'uomo che ha inventato i BRIC

Anche se non tutti hanno mantenuto le promesse che allora sembravano rappresentare. Se ne dev’essere accorto anche il diretto interessato che in un’intervista pubblicata da Journal of Indexes vede un cambiamento nella serie di vantaggi che offrivano. Più precisamente nella resa del Pil che non sarà in media dell‘8,5% bensì più realisticamente, del 6,5% Ma un segnale significativo proprio perchè, crescendo, non solo ricoprono uno spazio maggiore nell’economia internazionale, ma risentono anche di un quadro macro che non è stato minimamente benigno negli ultimi tempi. Per questo motivo O’Neil difende e sue scelte dai detrattori che ultimamente hanno evidenziato come il Brasile, pur essendo la sesta potenza mondiale avendo preso il posto della Regno Unito, può vantare solo una misera crescita dello 0,6%, ben lontana dalle aspettative degli analisti. Anche perchè il pericolo di contagio alle altre economie vicine è reale. Punto debole sono le riforme lente, il piano industriale che non soddisfa le reali esigenze economiche e difficoltà nell’incrementare le infrastrutture. Su tutto la burocrazia che, nonostante l’alleggerimento fiscale approvato poco dopo l’insediamento del nuovo presidente Dilma Rousseff ha scoraggiato e industrie, le quali hanno diminuito i loro investimenti per il quinto trimestre consecutivo.

Dall’altra parte la Russia prevede per il 2013 solo un +3,2% (dato oltremodo lusinghiero, ma non per quello che poteva essere un miracolo economico) e la Cina, almeno finora, ha avuto la crescita più bassa degli ultimi 10 anni. la speranza nel futuro, soprattuto per Pechino, però, torna alta e O’Neill si fa forte di questo per continuare a sostenere che “la storia BRIC, nonostante sia andata un po 'fuori moda, continua ad essere la più grande opportunità di investimento economico della nostra epoca”.

, Anche perchè proprio i Bric rappresentano 3 dei 7 miliardi della popolazione umana. Dato non da poco.

Economicamente sono molto scorrelati, a differenza della Corea, ad esempio, fortemente influenzata dalla Cina. La Corea, appunto, è per O’Neill il paese più interessante, proprio perchè si è trasformato da paese arretrato a un’economia che può tranquillamente essere considerata come superiore a molti dei paesi del G7. “A mio giudizio” continua, “per la Corea del Sud parlare di mercato emergente è assolutamente ridicolo. Sono ormai ampiamente maturi”. E per questo motivo non è un bene considerare i Bric come un’entità singola, in particolare quelli più grandi. Ciò che sta succedendo in Cina è molto diverso da quello che sta succedendo in India, per citarne solo due. Ma allora, qual’è la linea di demarcazione? Secondo O'Neill esistono esempi, come appunto la Corea del Sud che ha alcuni aspetti della sua società che non sono così sviluppati come gli Stati Uniti e l'Europa, eppure è estremamente ricca. Invece in Cina, seconda potenza mondiale con una crescita annua equivalente al Pil spagnolo. Peccato che la ricchezza pro-capite sia solo di 6mila euro. In altre parole, dare una definizione lineare è molto complesso. Così come tutto il panorama in generale, soprattutto quello futuro.

I quattro paesi MIST (Messico, Indonesia, Corea del Sud e Turchia) che molti individuano come i prossimi BRIC sono le 4 nazioni economicamente più avanzate dei cosiddetti Next Eleven (Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Corea del Sud, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia e Vietnam), una sorta di zona incubatrice per altri mercati emergenti, una volta che i primi avranno raggiunto la maturità.

, I driver degli investimenti a lungo termine, saranno, secondo O’Neill, la popolazione e la produttività. “Monitoriamo un indice chiamato punteggio ambiente di crescita (GES) che segue 18 variabili diverse in relazione alla produttività e alla crescita sostenibile. Da qui capiremo meglio cosa si deve seguire o no nel futuro”.

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