Previsioni ancora negative sul mercato del lavoro

Lo scenario occupazionale italiano non sembra migliorare, almeno stando all'ultima indagine trimestrale effettuata da ManpowerGroup sulle intenzioni di assunzione tra ottobre e dicembre da parte dei datori di lavoro, su un campione di circa mille intervistati. La previsione registra infatti un significativo segno negativo: -9%, dato in diminuzione di 6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e invariato rispetto all'anno scorso. Solo il 3% degli intervistati ha dichiarato di prevedere un incremento dell'organico da qui a dicembre a fronte del 14% che invece ne prevede una riduzione. L'81% delle imprese non prevede invece alcuna significativa variazione del personale.
A livello territoriale, è il Centro Italia ad apparire più ottimista, se così si può dire, con un dato sulle prospettive di assunzione che mostra un'assoluta stabilità, attestandosi allo 0%. Decisamente peggio il Nord Est (-11%, il dato peggiore dal 2003), il Sud e le Isole (-10%) e il Nord Ovest (-8%).
"L'esito dell'indagine riflette il clima di profonda incertezza che anima i mercati finanziari dell'euro zona e che rende complessa per le aziende la visione e la programmazione a breve termine delle proprie attività e delle possibili azioni di sviluppo" è il commento di Stefano Scabbio, presidente e amministratore delegato di ManpowerGroup Italia e Iberia, che indica come principali responsabili del clima di incertezza che spinge le aziende a contenere i costi (e quindi anche quelli relativi al personale, ma anche alla ricerca e all'innovazione) il timore per la tenuta dell'euro, la precarietà degli equilibri economici internazionali, la mancanza di liquidità del credito e il ristagno dell'economia.
D'altronde, secondo i dati ISTAT di luglio 2012, il tasso di disoccupazione in Italia è arrivato al 10,7% (35,3% per i giovani) e anche la previsione di Unioncamere sui flussi in entrata e in uscita dal mercato del lavoro nel 2012 è negativa, con un dato dell'1,1% che riassume il rapporto tra 631.340 unità in entrata e 761.850 unità in uscita.
In questo quadro che permane desolante, l'ottimismo espresso dal premier Monti al termine dell'ultimo Consiglio dei Ministri sul 2013 come anno della ripresa appare quindi forse un po' esagerato. D'altronde lo stesso governo, a causa del peggioramento della situazione internazionale e in particolare della zona Euro, ha rivisto al ribasso le stime sul PIL italiano (che sicuramente non è l'unico e forse neanche il il migliore indicatore della salute dell'economia, ma è ancora quello più diffuso e accreditato), con una contrazione prevista nell'anno in corso del 2,4% e nel 2013 dello 0,2%, per tornare a crescere solo nel 2014, all'1,1%.
Più pessimiste le analisi di Confindustria, che per il prossimo anno prevede un dato di -0,5% con qualche segnale positivo solo nel secondo semestre. Per affrontare la situazione, secondo il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, sono necessari provvedimenti di defiscalizzazione e decontribuzione per le aziende, per favorire l'export, a cui vanno aggiunte semplificazioni e riduzione dell'opprimente burocrazia e il potenziamento delle infrastrutture non solo materiali, ma anche immateriali, per favorire lo sviluppo digitale e informatico delle aziende italiane.