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Previsioni Oro: Non è un Paese per Beni Rifugio

Federico Dalla Bona
·3 minuto per la lettura

I prezzi in dollari USA del future Gold hanno raggiunto venerdì 19 scorso minimi relativi a 1759.00 prima di avviare un rimbalzo, guadagnando circa mezzo punto percentuale nell’ultima sessione settimanale.

I minimi di venerdì 19 sono i valori più bassi toccati dall’oro dallo scorso luglio, ed hanno portato l’ampiezza complessiva della correzione a oltre il 15.5% rispetto al picco di agosto 2020, quando le quotazioni si erano spinte fino alla soglia dei 2090$.

Si tratta di un dato molto interessante dal punto di vista statistico, in quanto le maggiori correzioni che si sono sviluppate su questo mercato nel corso degli ultimi 5 anni (da novembre 2015 in poi) hanno avuto per due volte estensione del 14-15% e solo in un’occasione dimensione poco superiore al 18%. Ribassi di tale entità, nell’ultimo quinquennio, hanno quindi sempre rappresentato un’occasione di acquisto e non hanno mai impedito al mercato di ripristinare di volta in volta la tendenza rialzista, proiettandosi puntualmente su nuovi massimi. Almeno finora.

Forti dubbi sulle potenzialità di rafforzamento a breve del bene-rifugio per eccellenza sono stati sollevati in queste settimane dagli economisti di Morgan Stanley i quali, per bocca del loro chief cross-asset strategist Andrew Sheets, si sono sbilanciati arrivando a prevedere un aumento di poco più del 2% del PIL statunitense per i prossimi 2 anni, in contesto di bassa inflazione, non sufficiente a sostenere i prezzi dell’oro. “Non è certo questo il tipo di scenario più adatto per l’oro”, ha riassunto Sheets.

Morgan Stanley è ottimista sull’economia degli Stati Uniti in quanto prevede che l’attività di consumo repressa si scatenerà nel corso della seconda metà di quest’anno. Ricordiamo che, a fronte di una perdita di reddito di 400 miliardi di dollari nel 2020, i consumatori americani hanno già ricevuto dal loro governo più di un trilione di dollari fra stimoli fiscali e bonifici sul conto corrente.

Non è comunque scontato che ad un ulteriore rialzo dei corsi azionari nel 2021 non possa corrispondere anche un nuovo rialzo dell’oro. Se sovrapponiamo i grafici del future Gold e dell’indice S&P500 vediamo che ci sono stati anche recentemente lunghi periodi in cui la corsa al rialzo (ed anche i repentini crolli) di oro e indice azionario si sono sviluppati in continuata sincronia: per tutto il 2019 e buona parte del 2020 l’andamento è risultato praticamente identico e, solo dalla seconda metà dell’anno scorso, l’oro si è indebolito a fronte di un ulteriore allungo dell’S&P500.

Per quanto riguarda la settimana entrante (22-26 febbraio 2021) ci aspettiamo che le giornate più favorevoli ad un eventuale rimbalzo siano quelle fra lunedì e mercoledì, anche in virtù dell’attuale distanza dei prezzi dalle resistenze di quota 1850/55 e 1876. La tendenza rimane comunque ribassista, con un primo obiettivo fra i 1713/1718 che si attiverà in caso di cedimento di quota 1759 (=minimi del 19/02).

This article was originally posted on FX Empire

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