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Previsioni titoli bancari dopo stretta BCE: quale futuro per banche italiane

Anche in Europa il tempo del denaro a basso costo si avvia al tramonto, dopo 11 anni la Banca Centrale Europea ritocca i tassi di interesse per riportarli verso l’alto poco alla volta o anche in modo sostenuto se necessario.

Il primo rialzo di 25 punti base in luglio e il prossimo in settembre di ulteriori 25 punti base o anche 50 se la situazione lo dovesse richiedere (e probabilmente lo richiederà).

Il PEPP è finito, nei prossimi mesi termineranno anche i programmi di riacquisto titoli previsti prima della pandemia, il quantitative easing si appresta a lasciare il posto al quantitative tightening e l’economia reale e i mercati finanziari devono trovare un nuovo equilibrio che, secondo Goldman Sachs, richiederà fino a 24 mesi.

Saranno mesi, anni complessi per i mercati finanziari e il rischio di nuovi crolli sui corsi dei titoli sono tutt’altro che da escludere.

Da questo scenario così difficile da interpretare perché al momento la politica monetaria, la politica economica e i destini di decine di milioni di persone si decidono tutti al Cremlino (un quasi scacco matto alle incapacità europee e statunitensi messe a nudo), da questo scenario dicevamo, le banche italiane ne possono uscire vittoriose.

A dirlo è un recente studio reso noto da Reuters pochi giorni fa, secondo il quale la stretta monetaria e quindi il rialzo dei tassi di interesse, apporterà un grande beneficio alle banche italiane e del Regno Unito.

Previsioni titoli bancari dopo stretta BCE

Secondo lo studio il margine d’interesse (NII) per le banche italiane sarà del 25% circa, mentre le banche austriache, tedesche, spagnole e danesi beneficeranno di una crescita compresa tra il 10% e il 16%.

La Francia di meno del 10% e addirittura Svezia e Svizzera perderanno rispettivamente il 5% e il 25%. E Credit Suisse si è già avviata sulla strada del declino, infatti.

Perché le banche italiane beneficeranno di tassi in rialzo

Non sarà sfuggito il rialzo dei tassi di interesse sui mutui in corso da alcuni mesi, i quali hanno raggiunto, e ormai superato, il 2% sul tasso fisso.

Mentre ci teniamo a sconsigliare vivamente un mutuo a tasso variabile, dobbiamo dire che questa situazione farà bene alle casse dei titoli bancari italiani perché aumentando il costo del denaro anche i prestiti costeranno di più, non solo per le famiglie e gli individui, ma anche per le imprese.

Per le imprese costerà di più indebitarsi, costerà di più investire capitali prestati dalle banche.

Dunque, proprio mentre la psicologia agisce sulle menti di azionisti impauriti e in preda agli speculatori che gongolano, sarebbe il caso di preventivare acquisti di titoli bancari italiani per le prossime risalite di prezzo che, rispetto all’ultimo decennio, potrebbero presentarsi robuste e con dividendi che non si vedevano da tempo, o che non si sono mai visti prima. Almeno questa la speranza, ma è solo una previsione su titoli bancari e non una certezza.

Titoli bancari italiani da comprare

Se questa è la situazione, quali sono i titoli bancari italiani da comprare? Ecco una breve lista:

  • Intesa Sanpaolo (ISP): prezzo attuale €1,91 con prezzo obiettivo a €2,65.

  • Bper Banca (BPE): prezzo attuale €1,85 con prezzo obiettivo a €2,5.

  • Banca Mediolanum (BMED): prezzo attuale €6,73 con prezzo obiettivo a €9,05.

  • FinecoBank (FBK): prezzo attuale €11,7 con prezzo obiettivo a €15,63.

This article was originally posted on FX Empire

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