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Primo piano - dai quotidiani

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Roma, 11 ott. (askanews) - La questione siriana, la vicenda Copasir-Russiagate e la bocciatura della commissaria europea francede Goulard tengono banco sui quotidiani di oggi.

Sulla questione siriana interviene il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che in un'intervista a La Repubblica respinge le minacce di Erdogan sui rifuguati: "Sugli accordi presi in passato per il blocco dei flussi dei migranti in Turchia avevamo già sollevato perplessità e non eravamo noi al governo. Lunedì sarò in Lussemburgo e chiederò che l'Europa agisca con una sola voce".

"L'Ue non può accettare ricatti - prosegue - e spero che nessuno Stato membro si faccia latore di questo ricatto".

Il Corriere della Sera analizza la questione dal punto di vista dell'Ue. Secondo il quotidiano, in vista del Consiglio europeo "il ricatto di Erdogan verso la Ue potrebbe benissimo raddoppiare. La Turchia ha già intascato 6 miliardi di euro di aiuti per gestire i campi profughi, versati in tre tranche, ora sta di nuovo battendo cassa".

"Insomma la Ue si trova in qualche modo sotto scacco - prosegue il Corriere - e in più c'è anche il ruolo della Turchia nella Nato a complicare le cose: l'organizzazione atlantica è stata informata dell'offensivaesia a Palazzo Chigi che alla Farnesina, al di là della preoccupazione e della protesta, si ascoltano anche tesi di parziale condivisione delle mosse di Erdogan".

Poi, conclude il Corriere, "quando Erdogan minaccia la Ue di invaderla di profughi sa di avere il coltello dalla parte del manico e sa anche che la risposta della Ue non potrà che essere diplomatica, perché in questo momento è come se Bruxelles sia finita in un cul de sac, in cui al massimo può chiedere moderazione nell'offensiva".

Restando in tema di Unione Europea arrivano le analisi sulla bocciatura al Parlamento Ue della commissaria di designazione francese Sylvie Goulard.

Dopo "lo schiaffo", scrive il Corriere, Macron "sembra oscillare tra la collera per la promessa tradita e la voglia di salvare il salvabile, ovvero conservare per la Francia il vastissimo portafoglio che comprende mercato interno, politica industriale, digitale, difesa e spazio".

"Quel che Macron forse ha già intuito è che attraverso Goulard i gruppi parlamentari hanno voluto colpire lui" prosegue il quotidiano "Goulard sembra pagare colpe che molti imputano non a lei ma a Macron: il rifiuto del sistema degli Spitzenkandidaten, che avrebbe garantito la presidenza della Commissione al candidato del primo partitoequindi a Manfred Weber del Ppe; il tentativo di fare di Renew Europe l'ago della bilancia tra popolari e socialisti non abbastanza forti da soli; la tentazione di approfittare della debolezza di una Angela Merkel a fine regno per imporre la sua presidente della Commissione (Von der Leyen), la sua candidata al portafoglio più importante (Goulard), e quindi la sua visione dell'Europa".

E ancora da Bruxelles la vicenda della bocciatura della Commissione che avrebbe dovuto indagare sulle interferenze russe nelle elezioni. La Stampa riferisce di "un patto Lega-Cinque Stelle" per affondare la proposta appoggiata dal Pd.

"Interpellati sulla questione, gli eurodeputati del Movimento si trincerano dietro un «no comment» - scrive La Stampa - Non spiegano le ragioni del loro «no» e nemmeno dell'astensione alla risoluzione finale. Un testo che condanna duramente le ingerenze straniere nelle elezioni in Europa e punta il dito contro i presunti legami tra Lega e Cremlino. C'è infatti un esplicito riferimento alla trattativa del Metropol di Mosca che secondo le indagini della magistratura sarebbe stata condotta da Gianluca Savoini. Fonti M5S si limitano a far sapere di essersi astenuti su questo punto perché l'accusa al Carroccio 'non si basa su fonti ufficiali, ma solo su fonti giornalistiche'".

La Stampa rivela poi un retroscena sull'incontro tra il premier Giuseppe Conte ed il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. "Il tema più delicato è quello tenuto nascosto ai riflettori: l'incremento delle spese militari italiane". Il presidente del Consiglio, secondo quanto apprende il quotidiano "avrebbe accolto le osservazioni critiche di Stoltenberg assicurando al segretario generale della Nato l'impegno ad aumentare la spesa militare italiana di circa 7 miliardi di euro, a partire dal 2020. Luigi Di Maio non può aver accolto la notizia con favore. Sarà un problema convincere il Movimento 5 stelle della necessità di aumentare la voce di spesa per la Difesa di quasi mezzo punto di Pil. Di più, sarà impossibile".

Infatti questo "vorrebbe dire aumentare la spesa di circa un terzo del suo totale. I Cinque stelle non potrebbero mai digerirlo. E l'accoglienza a Napoli, dove Conte parlerà sabato in occasione della festa per i dieci anni del Movimento, potrebbe essere più fredda del solito".

Il Premier si trova ad affrontare anche il caso Russiagate e Repubblica ricostruisce "il capitolo italiano" che secondo il quotidiano "si sta lentamente ma progressivamente trasformando in un boomerang. Da arma a sorpresa per Palazzo Chigi è andata via via mutando in una trappola. E quello che doveva essere il primo alleato - ossia Donald Trump - in un "amico" piuttosto irritato".

Il via libera all'incontro tra il ministro della Giustizia Barr, e i vertici dei nostri servizi segreti, scrive Repubblica, è arrivato in piena crisi di governo e "senza vincoli "politici" da parte italiana. Del resto, soprattutto in caso di voto anticipato, poter contare sull'endorsement della Casa Bianca, da noi è sempre stato utile. Il meccanismo, però, si inceppa due settimane dopo. L'imprevedibile, infatti, stava diventando realtà. L'alleanza tra M5S e Pd era in procinto di dar vita al Conte 2. I Democratici non erano più i nemici, ma gli amici. Correre anche solo il rischio di compromettere il rapporto con Renzi, Gentiloni, Minniti e Zingaretti equivaleva a minare le fondamenta del nascente esecutivo giallo-rosso".

"A quel punto la disponibilità diventa un ritroso imbarazzo - prosegue Repubblica - Le richieste avanzate a ferragosto si rivelano delle pietre di inciampo. Le promesse delle mezze promesse. La Casa Bianca sembra non gradire. Conte ne riceve un primo segnale a fine settembre, nel corso dell'Assemblea generale dell'Onu. Il premier si aspettava un faccia a faccia con Trump, ma ottiene solo una fuggevole stretta di mano".