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Primo piano - dai quotidiani

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Roma, 29 nov. (askanews) - Il meccanismo europeo di stabilità e le nuove tensioni nella maggioranza mentre il Quirinale segue in silenzio la vicenda oltre alle reazioni di Pechino dopo la legge a sostegno degli attivisti di Hong Kong firmata dal presidente Usa Trump. Sono temi approfonditi oggi dai principali quotidiani.

Per il Corriere il premier Giuseppe Conte sarebbe pronto a congelare la ratifica dela riforma del Fondo salva-stati. "Lo stato della maggioranza era arrivato a un tale punto di logoramento che premier, capi delegazione e ministri si sono messi a tessere una rete a protezione del governo. La prima verifica si avrà lunedì nell'aula della Camera, quando il presidente del Consiglio cercherà di disinnescare la mina del Mes, il cosiddetto trattato salva-Stati". Quindi "salvo ripensamenti, il premier annuncerà che l'Italia non è pronta alla firma del trattato e chiederà ai vertici dell'Europa un rinvio. Per il Pd è una sconfessione, dopo che il ministro Gualtieri ha definito «inemendabile» il testo dell'accordo. Ma a Palazzo Chigi sono convinti che Zingaretti e compagni comprenderanno le esigenze «identitarie» del partito di maggioranza e, per garantire la tenuta del governo, digeriranno la frenata".

Corollario della vicenda la richiesta avanzata dal leader della Lega di un incontro e di un intervento del Quirinale nella vicenda del Mes.

"La risposta è stata un gelido silenzio - scrive Breda sul Corriere della sera - Una scelta eloquente su un doppio livello di lettura. Il primo lo suggeriscono le recenti prassi di Palazzo: questo capo dello Stato non ha finora mai preso in considerazione richieste di udienze che riguardassero questioni del Parlamento, per le quali ritiene che «il garante» non sia lui ma il presidente della Camera. La seconda chiave d'interpretazione riguarda la pretesa di far dirimere quest'ultima controversia politica a Mattarella (il quale naturalmente non ha funzioni giurisdizionali), pretesa che è parsa tanto più impropria in quanto la stessa Lega ha annunciato iniziative giudiziarie contro il governo e il premier sul Mes".

Anche La Stampa riferisce che sulla richiesta di incontro avanzata pubblicamente da Salvini la risposta del Quirinale è "nulla. Semplicemente non dicono. Da quelle parti regna un silenzio glaciale che ciascuno può interpretare come meglio crede. Tra l'altro, una richiesta formale di colloquio pare non sia stata ancora avanzata".

"Se ricevesse Salvini - prosegue il quotidiano - il capo dello Stato accrediterebbe indirettamente i dubbi sul trattato, getterebbe sulle fiamme un altro po' di benzina, darebbe spago alla propaganda anti-governativa, complicherebbe ulteriormente la vita al povero Giuseppe Conte che già se la passa così così. In altre parole, l'Arbitro verrebbe trascinato nella mischia".

La Repubblica legge in questo ed in altri dossier che agitano la maggioranza un patto tra Di Maio e Di Battista per riportare a destra il M5S.

"Dietro Luigi Di Maio, c'è Alessandro Di Battista. Ogni mossa è concordata. Ogni battaglia, studiata insieme nei minimi dettagli. Il capo politico e l'ex deputato si sentono spesso e si sono ritrovati d'accordo anche sulla lotta al fondo salva-Stati contrattato da Giuseppe Conte in Europa" scrive il quotidiano secondo il quale "il leader M5S — per paradosso — si è di fatto messo alla guida dei ribelli".

Per Repubblica, poi, l'incontro tra Di Maio e Milena Gabanelli non si è tenuto "per parlare di Rai, ma per chiederle di candidarsi alla guida dell'Emilia Romagna per i 5 stelle. La giornalista ha declinato, ma il punto è: altro che «campagna soft», come aveva detto Di Maio nei giorni scorsi per rassicurare l'ala più governista del suo partito. Se ha fatto una mossa del genere, è perché il tentativo alle regionali sarà quello di fare male al Pd".

"Con la spiegazione di voler ricompattare il Movimento su temi forti e identitari, gli unici in grado — secondo Di Maio — di non farlo sprofondare ancora, il ministro degli Esteri lo riporta sull'asse sovranista. Di certo, lontano dal Pd e dal premier Conte".

I rapporti tra Usa Cina dominano ancora le pagine estere. "A dispetto di firme e cortei il nodo di Hong Kong resta marginale rispetto al tema di fondo dello scontro politico e commerciale tra Cina e Stati Uniti" scrive Repubblica "L'ultima mossa è in calendario per il 15 dicembre, quando Washington introdurrà nuove misure penalizzanti per smartphone e laptop Made in China. Fermare questa ennesima sciagura, e dare una nuova prospettiva alle trattative, è l'obiettivo delle due parti: non solo di Pechino. Trump spera che un accordo dia uno slancio all'economia americana (e a Wall Street) in modo da aiutarlo a riconquistare la Casa Bianca nel 2020. Il presidente cinese Xi Jinping nasconde, dietro alla apparente flemma dei comunicati, una forte preoccupazione per il rallentamento dell'economia cinese e quindi contraccolpi politici. Gli analisti sono convinti che le due parti vogliano trovare un accordo, almeno sulla Fase Uno del negoziato, per evitare nuovi aumenti dei dazi. Ma ora la crisi di Hong Kong rischia di confondere le acque".