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Processo Open Arms, oggi decisione su rinvio a giudizio Salvini

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Palermo, 17 apr. (askanews) - Nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, la stessa aula fatta costruire a tempo record tra il 1984 e il 1985 per ospitare il Maxiprocesso a Cosa nostra, oggi sarà il giorno più lungo per Matteo Salvini. L'ex ministro dell'Interno è imputato con l'accusa di sequestro di persona e oggi saprà se il gup palermitano, Lorenzo Jannelli, lo rinvierà a giudizio o meno. La vicenda è quella della "Open Arms", la nave della Ong spagnola con a bordo 147 migranti salvati nell'agosto del 2019 nel Canale di Sicilia, a cui Salvini, all'epoca componente del Governo Conte 1, avrebbe impedito l'attracco a Lampedusa, costringendola a sei giorni in mare senza senza comunicare un porto sicuro. L'udienza preliminare di oggi, come le precedenti, si svolgerà a porte chiuse, avrà inizio alle 9,30 e si aprirà con l'arringa dell'avvocato di Salvini, Giulia Bongiorno. Una difesa anticipata in una memoria depositata di 110 pagine.

"L'Italia - scrive la legale - non è mai stata competente secondo il diritto internazionale per l'indicazione del Pos in quanto, anche a voler escludere la possibilità di una competenza libica, lo Stato responsabile per il rilascio del Pos era la Spagna, quale Stato di bandiera della nave Open arms, e, limitatamente al terzo episodio, Malta". Per la difesa del leader del Carroccio, "l'individuazione dello Stato su cui gravano gli obblighi derivanti dalla Convenzione Sar, infatti, non dipende dalla scelta della nave privata che effettui il salvataggio. Nel caso di specie, la realizzazione di tutti gli eventi in questione avvenne nelle zone Sar di responsabilità della Libia e di Malta, escludendo un collegamento 'territoriale con l'Italia".

Per tali ragioni, "il provvedimento assunto dai ministri Salvini, Trenta e Toninelli il 1 agosto 2019 era pienamente legittimo - prosegue la difesa del senatore -, essendo stato adottato ai sensi del cosiddetto decreto Sicurezza bis e conformemente alle norme internazionali, che consentono a uno Stato di interdire l'accesso al proprio mare territoriali, qualora la nave sia impegnata in attività di scarico di persone in violazione delle leggi e dei regolamenti di immigrazione vigenti nello Stato costiero. Ed in ogni caso - si legge nel documento - l'inconsistenza dell'ipotesi di reato (di sequestro di persona, ndr) è stata già evidenziata in punto di insussistenza, in capo all'Italia, dell'obbligo di fornire un 'luogo sicuro secondo le citate norme internazionali e, quindi, di inesistenza di una posizione di garanzia in capo al ministro dell'Interno".

Una linea contestata dalla pubblica accusa, sostenuta dal capo della Procura palermitana Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Marzia Sabella e dal sostituto Calogero Ferrara, che nella scorsa udienza ha chiesto il rinvio a giudizio per Salvini perché avrebbe disatteso quelle norme internazionali - l'accusa ha prodotto anche la decisione del Comitato Onu dei diritti umani del 29 gennaio 2021 con cui Italia è stata condannata per non avere agito tempestivamente in relazione ad un evento Sar verificatosi al di fuori delle acque territoriali italiane - che vincolano lo Stato italiano, nel nome dei principi di diritto internazionale universalmente riconosciuti, di salvare la vita di chi si trovi in pericolo in mare.

Nel processo Open Arms sono una ventina le parti civili accolte dal gup, tra cui oltre a Open Arms, anche Emergency e i comuni di Palermo e di Barcelona.