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Processo Sea Watch, gli atti passano al Senato

Matteo Salvini Carola Rackete
Matteo Salvini Carola Rackete

Il Tribunale di Milano ha deciso. Spetterà al Senato valutare se le dure parole di Matteo Salvini sull’allora comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, rientrano o meno nell’insindacabilità garantita dall’esercizio delle sue funzioni di Senatore (e ministro dell’Interno).

Matteo Salvini, gli atti del caso “Carola Rackete” passano al Senato

La decisione della giudice del Tribunale milanese Maria Burza arriva a circa 3 anni di distanza (luglio 2019) dalla vicenda della nave Sea Watch 3. Proprio in quei concitati giorni estivi, Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’Interno, usò delle parole nette contro Carola Rackete tanto da arrivare a definirla “sbruffoncella che fa politica sulla pelle di qualche decina di migranti” e ancora “ricca tedesca fuorilegge”. Proprio queste parole sono state il punto di partenza del procedimento che è stato preceduto dalla querela della giovane tedesca. La palla passa dunque al Senato che dovrà decidere se Salvini avrebbe potuto dire o meno quelle frasi in quanto ministro e senatore.

Il legale dell’allora comandante Gamberini manifesta il proprio dissenso

A non essere d’accordo con quanto stabilito dalla giudice Burza è l’avvocato di Carola Rackete Alessandro Gamberini. Il legale, a tale proposito ,ha spiegato quali sono le motivazioni alla base del suo dissenso: “Quelle dichiarazioni non erano in alcun modo legate all’attività di parlamentare di Salvini. O diciamo che il parlamentare dispone in tutte le sue espressioni della vita quotidiana dell’immunità oppure questo provvedimento è eccentrico”.

Visione opposta invece quella dell’avvocato del leader della Lega Salvini, Claudia Eccher. Quest’ultima ha sottolineato come “il senatore Salvini appartenga e appartenesse all’epoca dei fatti al Senato della Repubblica. E dunque la decisione è perfettamente in linea con il dettato normativo”.

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