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Procida punta a mezzo milione di visitatori nel 2022

(Adnkronos) - Spiaggette incantevoli, mare limpido e una cascata di case colorate incastonate in stretti vicoli, che cedono il passo solo a piccoli orti e giardini in un tripudio di limoni, fichi d’india ed oleandri. E’ lo scenario che si presenta a chi sbarca a Procida, capitale italiana della cultura per l’anno 2022, una scommessa vinta da questo nugolo di abitanti, ben 10.500, grazie alla loro determinazione e all’idea vincente di porsi come modello con lo slogan "La cultura non isola". Prova ne è che fior di letterati l’hanno scelta per il loro buen retiro, a cominciare da Elsa Morante che qui vi ambientò il suo romanzo più celebre "L’isola di Arturo" e da qualche anni a questa parte Alessandro Baricco, assiduo frequentatore e presidente della giuria del premio “MarEtica”, senza tralasciare il passaggio di Massimo Troisi che sull’isola interpretò alcune scene salienti de ‘Il Postino’, oggi ricordato in vie, spiagge e locali dell’isola.

Procida, l'isola che si trova in provincia di Napoli davanti a Pozzuoli, conquista il visitatore con la sua genuinità, con un fascino nascosto che nulla ha da invidiare alle ‘sorelle’ maggiori, Ischia e Capri e quest’anno mira ad attrarre mezzo milione di turisti, puntando sulle sue bellezze naturali, sulla generosa accoglienza dei suoi piccoli alberghi anche diffusi, nelle B&B, in tutto 16 strutture ricettive (non di lusso) con una capienza totale di circa 2.000 posti letto. E ancora Procida offre prodotti locali di qualità, in primis i limoni, in una varietà che viene coltivata sull’isola di generazione in generazione, il Limone Pane utilizzato per un’originale insalata, tipica dell’isola. E poi varietà di pomodori autoctoni, e naturalmente, una ricca varietà di pesci, dalle alici al tonno, dalle pannocchie ai calamari, per deliziosi piatti da gustare nei ristoranti locali.

Procida, in soli 3,8 chilometri quadrati, vanta alcuni primati. Innanzitutto è tra i comuni più densamente abitati d’Europa, inoltre per la storicità dell’istituto nautico, che risale alla fine del ‘700 ed è tra i più antichi d’Italia.

“Sappiamo bene che c’è una forte curiosità per Procida ‘Capitale italiana delle cultura’ ma siamo solo all’inizio di questo anno importante per Procida e per i Campi Flegrei con i quali abbiamo realizzato un progetto per il dossier della candidatura con gli enti e le associazioni che ci hanno permesso di raggiungere l’importante traguardo. Non siamo pronti al 100% ci stiamo preparando a risolvere ma le fragilità dell’isola, in particolare il traffico, per via delle strade strette legate alla morfologia del territorio. Procida rappresenta un modello di sviluppo, di cultura e creatività che punta a un turismo diverso e fa da stimolo a tanti piccoli comuni italiani che si stanno spopolando”, afferma Leonardo Costagliola, assessore al Turismo, Attività produttive e Mobilità del comune di Procida.

“Per noi è interessante recepire la comunità -prosegue Costagliola - come un patrimonio immateriale che deve essere messa in connessione con i visitatori, che ci piace definirli ‘cittadini temporanei’ perché l’ideale è rimanere a Procida 3, 4 giorni, il ‘mordi e fuggi’ non va bene. Abbiamo una storia legata ai marittimi e al mare che non ha mai rappresentato un ostacolo ma un ponte di comunicazione che ci ha messo in relazione con le culture del Mediterraneo e infatti troviamo alcune contaminazioni nelle architetture, nel cibo e nel costume”.

Inoltre, non va dimenticato il patrimonio enogastronomico che è anche un importante input per i turisti che scelgono l’Italia per le loro vacanze. Procida vanta alcune colture autoctone, al di là del limone Pane, detto anche Marzaiolo (caratterizzato da una bassa acidità e con un albedo più spesso), carciofi e abbiamo riscoperto grazie al Crea di Pontecagnano e alla regione Campania anche il pomodoro Reginella, il pomodoro Cecata e Lampadina, con i semi raccolti nella zona della Chiaiolella, un peperoncino piccante nella zona del Cottimo, menta e in più stiamo riportando alla luce anche il lupino. Oltre ai prodotti di mare dal pesce azzurro al pesce bianco, crostacei, molluschi. "La nostra cucina nasce dall’unione tra terra e mare e dal baratto - spiega l'assessore - quando i pescatori portavano in spalla su un tronco il pesce e andavano dagli agricoltori, nella parte alta dell’isola che tecnicamente si chiamava ‘cala cala’. L’opportunità di partecipare a questo bando mi ha spinto a lavorare affinché la comunità potesse acquisire una coscienza e una consapevolezza di della fortuna di abitare in un posto bellissimo come Procida".

Nel 2019 Procida ha visto 340mila visitatori durante l’anno (in base alla tassa di sbarco) ma siccome abbiamo tre porti due turistici e uno commerciale le persone che arrivano via mare non riusciamo a censirle, cercheremo di farlo. "L’anno scorso, grazie a una forte campagna di comunicazione abbiamo avuto 320mila presenze quasi come nel pre covid e quest’anno puntiamo a più di mezzo milione di presenze, - riferisce l'assessore Costagliola - considerando che solo ad aprile abbiamo avuto 54mila presenze con l’inaugurazione, Pasqua e la processione Venerdì Santo che è uno dei momenti più alti per la nostra comunità".

Eduardo Costagliola Di Polidoro è l’esempio vivente del saper fare procidano. 77 anni, insegnante in pensione, figlio di agricoltori, Eduardo oggi coltiva nel suo orto piante invia di estinzione come il pomodoro Lampadina, il Cecata, e altre varietà della zona come i datterini rossi e gialli ed altri ancora attraverso la sue personale banca semi che custodisce gelosamente. Ortaggi e frutta come cachi, albicocche prugne e angurie, ed erbe come la Portulaca selvatica, ricca di omega 3, e l’origano. Eduardo coltiva queste piante per l’auto sostentamento della sua famiglia e del suo B&B in tipico stile procidano dove a colazione e a pranzo i clienti possano assaporare piatti freschi, davvero a chilometri zero.

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