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Su la propensione al rischio, giù il dollaro

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Su la propensione al rischio, giù il dollaro

By Arnaud Masset

Gli investitori hanno archiviato la scorsa settimana in modalità di propensione al rischio, sulla scia dell’ottimismo per i negoziati commerciali in corso fra Cina e USA. Sabato il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha detto che USA e Cina si stanno avvicinando alla fase finale dei negoziati. I toni piuttosto ottimisti della dichiarazione suggeriscono che l’attesa starebbe per finire. Pare nel giro di giorni. Malgrado questi commenti, gli investitori sono rimasti alquanto prudenti. Negli ultimi mesi il governo USA si è mostrato estremamente ottimista nonostante la mancanza di veri progressi. Si teme, quindi, che la delegazione USA deluda le attese, soprattutto perché anche la Cina potrebbe applicare l’accordo se gli USA si sottraessero a parte di esso in futuro – e viceversa.

Lunedì mattina il dollaro è sceso ancora e l’indice del dollaro ha toccato quota 96,80. La corona svedese ha registrato l’andamento migliore, la coppia USD/SEK è scesa dello 0,30%, a 9,2454; anche la sterlina britannica e la moneta unica si sono apprezzate marginalmente, rispettivamente dello 0,21% e dello 0,19%.

Crediamo che il dollaro continuerà a soffrire nei prossimi giorni per le crescenti tensioni fra la Fed e Donald Trump. Il presidente USA ha lasciato intendere che la Fed dovrebbe iniettare liquidità per dare uno stimolo alla crescita economica. Se la banca centrale iniziasse a prendere ordini dal governo, invierebbe un segnale molto negativo agli investitori, danneggiando massicciamente la sua credibilità.

INR sotto pressione in vista del secondo taglio del tasso e delle elezioni politiche

By Vincent Mivelaz

Le elezioni politiche, il rallentamento dell’inflazione e della crescita, sommati alla vulnerabilità delle economie dei mercati emergenti, rimangono i fattori principali per il secondo calo consecutivo del tasso d’interesse della banca centrale indiana (Reserve Bank of India, RBI). La rupia indiana (INR) dovrebbe però rimanere sotto pressione perché sembra plausibile un terzo taglio a giugno.

Infatti, anche se il deficit di bilancio indiano per l’anno fiscale 2018/2019 terminato il 31 marzo 2019 ha centrato l’obiettivo del 3,4% grazie a tagli della spesa e nonostante un deficit nel gettito fiscale pari a mille miliardi di rupie ($14,44 miliardi) rispetto all’obiettivo, l’economia indiana deve affrontare altre difficoltà. L’inflazione primaria è salita (2,86%) a febbraio, ma rimane sotto l’obiettivo di lungo termine pari al 4%, mentre l’indicatore reale è sceso al 5,02% (precedente: 5,29%). La crescita del PIL indiano nell’ultimo trimestre del 2018 ha fatto registrare il ritmo più lento da cinque trimestri (PIL a/a 2018: 7,20%). Bisognerà quindi vedere se il partito Bharatiya Janata del primo ministro Narendra Modi vincerà davvero le elezioni politiche che si concluderanno il 19 maggio 2019 e se l’attuale obiettivo per il deficit di bilancio potrà essere raggiunto nonostante le promesse elettorali.

Per ora la coppia USD/TRY dovrebbe salire ancora, perché permangono incertezze sulla terza maggiore economia asiatica. Nel breve termine si dirige verso 69,38.

Autore: Swissquote Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online