Le proposte economiche di Grillo che fanno paura all'Europa

Reddito minimo, referendum sull'euro, nazionalizzazione delle banche: ecco le idee economiche del M5S

Spaventerà anche i mercati, ma gli italiani per niente. Almeno a vedere il risultato incassato dal Movimento 5 Stelle, che ha fatto man bassa e conterà su 54 senatori e 108 parlamentari. Eletti che porteranno avanti il Grillopensiero anche in fatto di economia. La sua idea si fonda su tre elementi di base: maggiori tasse per i ricchi, reddito di cittadinanza e regole ferree per scoraggiare le speculazioni rendendo più conveniente il lavoro.

Ma non è su questi punti, illustrati tra l’altro anche nell’ultimo libro di Beppe Grillo “Il prezzo della disuguaglianza”, che una fetta d’Europa storce il naso. A preoccupare è soprattutto il temuto referendum sulla moneta unica, seguito dall’abolizione dei Monopoli di Stato e dal non voler ripagare una parte degli interessi sul debito. I nuovi deputati e senatori a 5 Stelle, forti di un programma ben distante dalle politiche di austerity del governo Monti, hanno le idee chiare anche su un altro punto: la commistione politica-finanza, che il Movimento condanna duramente al grido di “fuori la politica dalle banche”.

A questo si uniscono un ventaglio di interventi radicali tra i quali la detassazione della piccola e media impresa. Mentre, c’è da scommetterci, la mannaia sulla Casta sarà la prima a colpire. Le scelte dei grillini, però, agli occhi dell’Europa ha un altro sapore: quello di mosse economiche potenzialmente destabilizzanti. Così, gli eletti si sottopongono in un colpo solo al giudizio degli italiani e degli altri Paesi, avendo in mano una responsabilità notevole, contro una maturità amministrativa assai minore, se non del tutto assente.

Di esperienza, però, non mancano gli ispiratori dei punti chiave del programma del M5s. Il parterre d’eccezione da cui ha attinto Grillo è composto da nomi altisonanti tra cui Joseph Stiglitz (economista e premio Nobel nel 2001 con Michael Spence per il contributo alla teoria delle asimmetrie informative) e Amartya Sen (altro premio Nobel e ricercatrice sulle risorse e l’equa distribuzione). Senza dimenticare Loretta Napoleoni, docente a Cambridge che ha fatto da consulente (gratuitamente) a Parma per il buco di bilancio.

A spaventare di più, resta comunque il referendum sull’euro. L’ipotesi è guardata con interesse e preoccupazione anche Oltreoceano, con la Jp Morgan che ha pubblicato uno studio ad hoc sulla cosiddetta “grillonomics” per interpretare le intenzioni del partito del comico genovese e analizzare le ipotetiche reazioni. Il timore ruota attorno alla critica allo strumento “euro” nonostante, anche l’altro giorno, Grillo abbia specificato di non essere “antieuropeista, ma per un’Europa diversa, questa ha fallito facendo una moneta unica con economie diverse” e ribadendo che “il problema non è l’euro o meno”.

Le banche però sembrano terrorizzate da una possibile reazione dei mercati che, anche secondo la nota diffusa da Credit Suisse, potrebbero risentire delle “posizioni anti europeiste e anti establishment del M5s”. Anche se in realtà il timore maggiore dovrebbe essere legato all’introduzione della “responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite”. Per non parlare del perfezionamento dello strumento della class action, a sostegno dei consumatori ma a rischio e pericolo di molti altri, istituti di credito compresi.