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La prossima crisi: dalla deflazione alla stagflazione

Francesco Simoncelli
 

In tutto il mondo gli stati e le banche centrali stanno affrontando la crisi sanitaria con tre principali serie di misure:

  • Massicce iniezioni di liquidità e abbassamento dei tassi a supporto dei mercati e del credito;
  • Programmi fiscali senza precedenti volti a fornire prestiti e sovvenzioni all'economia reale;
  • Grandi programmi di spesa pubblica.

Tuttavia possono causare problemi più profondi di quelli che mirano a risolvere.

Quando gli stati cercano di aumentare artificialmente il debito e la domanda in presenza di shock dal lato dell'offerta, il rischio è la creazione di un'enorme spirale deflazionistica alimentata dalla saturazione del debito seguita poi dalla stagflazione quando le catene di approvvigionamento iniziano a diventare insufficientemente flessibili.

Questa è una crisi sanitaria e uno shock dal lato dell'offerta unito alla chiusura forzata dell'economia, pertanto le politiche volte a stimolare la domanda hanno effetti molto limitati, poiché qualsiasi domanda creata artificialmente non sarà seguita dall'offerta finché l'economia rimarrà chiusa e semi-chiusa. Considerando che l'apertura delle varie economie sarà graduale e soggetta a cambiamenti, possiamo affermare che il rischio di ottenere un impatto positivo molto scarso con questi pacchetti di stimoli è molto elevato.

Gli stati commettono due errori importanti: pensare che l'impatto sia simile in tutti i settori e credere che un lockdown a livello nazionale verrà recuperato rapidamente.

Ci sono settori che richiederanno anni per riprendersi: viaggi e tempo libero, automobili, vendita al dettaglio, moda, musica, cinema, turismo ed energia, tutti hanno davanti a loro anni di debolezza della domanda, riparazione dei bilanci e implementazione di nuove strategie per la mera sopravvivenza.

Il crollo degli utili e dei flussi di cassa, seguito da probabili aumenti delle tasse, creerà anche un enorme onere per la ricerca e lo sviluppo, l'innovazione e la tecnologia.

Il settore finanziario era già debole nel 2019, con tassi negativi, prestiti in sofferenza elevati e rendimenti deboli sugli asset. L'impatto della crisi sarà grave, con ulteriori prestiti in sofferenza e declassamenti degli utili. Se a ciò aggiungiamo che la maggior parte dei pacchetti di incentivi statali si basano sull'approvazione di ingenti prestiti per le aziende, la tensione sulle banche sarà molto significativa e potrebbe portare ad una crisi finanziaria dopo uno shock dal lato dell'offerta.

Le misure chiave che devono essere prese in presenza di uno shock simile sono per forza di cose misure dal lato dell'offerta: eliminare le tasse per preservare il tessuto aziendale e ridurre le spese non necessarie per far fronte a costi sanitari più elevati.

Alcuni governi, come l'amministrazione degli Stati Uniti, stanno combinando misure dal lato della domanda e dell'offerta. Altri, la maggior parte delle grandi economie dell'Eurozona, tranne forse la Germania, si concentrano solo su politiche orientate a fornire agevolazioni creditizie e aumento della spesa.

Tenendo presenti queste misure e considerando il crollo dell'attività economica, i profitti delle società, i salari e le entrate fiscali, è probabile che il debito globale salirà oltre il 350% del PIL. Ciò significa che la stragrande maggioranza dei pacchetti di stimolo sarà mirata a finanziare un debito più elevato creato dalla spesa pubblica corrente e il letargo delle grandi aziende, mentre le piccole e medie imprese, che hanno scarso accesso al debito e forse nessun asset da sfruttare, saranno costrette a scomparire. Le start-up e le piccole imprese possono trovarsi di fronte ad un doppio smacco: accesso zero all'equity e un crollo delle vendite.

Quando gli stati e le banche centrali annunciano enormi pacchetti di stimolo all'inizio di una crisi, scommettono su una pronta ripresa e su un ritorno alla normalità come se nulla fosse accaduto. Questa è tutt'altro che la realtà dei fatti. Lo stimolo economico alimentato dal debito può causare una ripresa lunga e dolorosa, generando una spirale deflazionistica a breve termine che sarà successivamente affrontata con più stimoli monetari/fiscali e quindi producendo stagflazione.

Le prove mostrano che l'economia globale si è ripresa in modo molto più lento e con più debiti da ciascuna delle crisi passate. Tuttavia nessuna delle crisi degli ultimi cinquant'anni è stata lontanamente simile a questa. Non abbiamo mai assistito ad un blocco generale dell'intera economia e i politici non hanno idea delle conseguenze a medio e lungo termine, quindi raddoppiare il debito e la liquidità è decisamente pericoloso.

Come possiamo passare dalla deflazione alla stagflazione?

Il processo sarebbe il seguente:

  • La crisi è creata dall'epidemia e dalla successiva chiusura di intere economie in un effetto domino, causando tensioni sulle catene di approvvigionamento e un domino di eventi creditizi in settori fortemente indebitati.
  • Gli stati salvano i settori strategici con ingenti prestiti, sovvenzioni e misure fiscali, ma lasciano indietro la conservazione delle catene di approvvigionamento a livello globale. Mentre la crisi si approfondisce e dura più a lungo, gli stati decidono di adottare misure protezionistiche e interventiste che erodano ulteriormente le catene di approvvigionamento. Questo periodo è deflazionistico perché la velocità del denaro crolla, gli investimenti si fermano, i consumi si indeboliscono ed i cittadini cercano di trattenere i piccoli e pochi risparmi che hanno.
  • La spirale deflazionistica viene affrontata con più liquidità e più debito, ma ormai le catene di approvvigionamento sono state irrimediabilmente danneggiate e le misure interventiste aumentano l'inflazione dei prezzi di beni e servizi essenziali. L'economia rimane in stagnazione ma i prezzi aumentano.

Spero sinceramente che ciò non accada.

Il lockdown ci sta mostrando l'importanza di avere catene di approvvigionamento aperte, aziende diversificate, globali ed efficienti, e servizi competitivi. Ci ha mostrato anche l'importanza della collaborazione.

La soluzione a questa crisi deve essere globale e locale allo stesso tempo: una risposta globale che garantisca il mantenimento della cooperazione e degli scambi; la risposta locale deve mirare a garantire un rapido recupero dei lavori persi preservando il tessuto aziendale e garantendo che le aziende dispongano delle attrezzature e dei protocolli per essere più forti.

L'interventismo porterà solo alla stagflazione.

Di Daniel Lacalle

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online