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Prova muskolare

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

L’inizio della seconda settimana di febbraio non ha fatto altro che proseguire l’euforica estensione rialzista che abbiamo visto per ora in tutte le sedute di febbraio. Sono infatti ormai 6 le sedute consecutive di rialzo che si possono contare sul principale indice USA SP500 da quando è terminata la brutta ultima settimana di gennaio. Tiene il passo con un po’ più di fatica anche il vecchio Dow Jones, anch’esso con 6 sedute rialziste che gli hanno permesso ieri di unirsi agli altri indici nel realizzare il massimo storico. Sono 5 invece le sedute in crescita per il tecnologico Nasdaq100, che porta la macchia del segno meno nella seduta del 3 febbraio.

Ma l’indice americano che sta dando la miglior prova di sé è il Russell 2000 delle small cap, che da tempo sta mostrando una forza invidiabile da parte di qualsiasi altro indice americano e mondiale. Ieri ha terminato la seduta con un +2,50%, performance più che tripla rispetto a quanto realizzato da SP500, Nasdaq100 e DowJones, tutti intorno al +0,7%. In queste prime 6 sedute di Febbraio le small cap sono cresciute di oltre il 10% e da inizio anno segnano già +15,9%, oltre 4 volte la crescita di SP500 e oltre 3 volte quella di Nasdaq100. E non è che dai minimi pandemici fatti nel 2020 la ripresa sia stata moscia. Tutt’altro: +136% per il Russell 2000 contro il +102% del Nasdaq100 e “solo” il +78% di SP500.

Qualcuno giustamente storcerà il naso, considerando che le piccole imprese,  con l’eccezione di quelle dei settori tecnologici che hanno beneficiato della “stay-at-home economy”,  sono state duramente colpite, in USA ed altrove, dalla tremenda recessione pandemica. Che senso ha premiare così in borsa le imprese che mostrano diminuzioni di utili e prospettive assai difficili di ripresa?

Nessuno. Questa è l’ennesima dimostrazione che ormai da tempo il mercato non sta più misurando utili e capacità di competere nelle sue valutazioni. Ma parte dal principio che quasi  nessuno fallirà, grazie alle gigantesche elargizioni di aiuti federali a pioggia, già arrivati nel corso del 2020 per opera di Trump e che ora ci mostreranno il mastodontico bis democratico da 1.900 mld $, distribuiti a pioggia sulle famiglie USA e sulle piccole imprese in crisi. Il provvedimento è in corso di approvazione al Congresso e su questo il mercato sta brutalmente speculando.

L’Europa, che continua a mostrare per la speculazione assai meno appeal degli USA, viene comunque trascinata al rialzo come una pecora nel gregge che si arrampica sulla collina al seguito del montone. Eurostoxx50, l’indice delle blue chips europee ha comunque segnato la sesta seduta positiva di febbraio (+0,27%), frenato dalla cautela del Dax tedesco (solo +0,02%) ma trascinato dalle attese spasmodiche dei miracoli che Draghi compirà in Italia. L’indice FtseMib in questo inizio di febbraio rivaleggia con l’indice americano Russell2000 in vetta alle performance mondiali. Ieri ha collezionato un altro +1,48% e portato il suo parziale di febbraio a +8,6% in sei sedute. Un risultato che sarebbe già ottimo se ottenuto in un anno. Non ci sono più limiti per l’Uomo della Provvidenza.

Una tale arrampicata da parte di tutti gli indici imporrebbe in tempi normali la necessità un po’ di pullback. Ma non siamo in tempi normali, per cui potremmo ancora vedere qualche altro eccesso prima che le prese di beneficio prendano il sopravvento.

Intanto ieri abbiamo visto un altro spettacolo emblematico dei tempi che viviamo.

Dopo la manipolazione di gruppo da parte del popolo di “WallStreetBets” a cui abbiamo assistito nell’ultima settimana di gennaio, finita maluccio con perdite rilevanti, ieri è andata in scena quella che chiamerei “la manipolazione d’elite”. Protagonista della puntata di questa fiction che potremmo chiamare “Wall Street bisca” è nientemeno che il mitico Elon Musk, detto “il visionario”. Visionario ma con le idee ben chiare su come si fanno le manipolazioni dei mercati, per racimolare qualche miliardo di $. 

Quando ha notato che sul finire dello scorso anno il Bitcoin sembrava voler cominciare a volare, anche per via della disponibilità di Amazon ad accettarlo in pagamento, ha cominciato, quatto quatto, a comprare la criptovaluta. Poi ha lanciato qualche messaggio su Tweet per invogliare il popolo a seguirlo. E ieri ha suonato la sinfonia col suo piffero magico. Dopo aver dichiarato di aver già investito 1,5 mld$ sul bitcoin ha dichiarato “prevediamo di iniziare ad accettare bitcoin come forma di pagamento per i nostri prodotti nel prossimo futuro, nel rispetto delle leggi applicabili e inizialmente su base limitata, che potremmo o meno liquidare al ricevimento”.

La dichiarazione, se si legge con attenzione, è abbastanza ambigua e non comunica certezze. Ma evidentemente il mercato ultimamente, dominato dai software che ricavano segnali analizzando le parole chiave dei comunicati e dei tweet, non legge con molta attenzione e, associando le parole Musk, Tesla e Bitcoin, si è buttato a capofitto sul Bitcoin, facendolo schizzare al rialzo del 20%, e superare i 46.000 $, nuovo massimo storico. Se il bitcoin andrà in Paradiso (c’è già chi prevede l’arrivo a 100.000 o anche 150.000$), vi porterà anche Tesla, che peraltro in Paradiso ci è già andata nel 2020.

Il visionario ha così aperto una strada alla speculazione senza senso né pudore. Basterà a qualunque società quotata di Wall Street trasformare un po’ della propria liquidità in Bitcoin per manipolare quel mercato, farne salire la quotazione e creare così valore dal nulla per i propri attivi di bilancio. Almeno fino a quando il popolo, come i ratti della famosa favola, seguiranno il pifferaio magico di turno.

E aloooraaaaa….. (copyright Mara Maionchi).

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online