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Provocazione a Bologna, 'multa' per chi fa recensioni negative all'hotel

Una recensione con stellette (Getty)

Per gli hotel e in generale le destinazioni turistiche la dimensione online è sempre più importante: sono numerosi i siti nei quali si possono valutare con stellette e commenti i vari alberghi, campeggi, resort. Questo accade ovunque, e l’Italia non è da meno. Tuttavia il sistema ha un difetto: a volte le recensioni troppo negative o troppo positive fanno venire dei sospetti sulla malafede di chi scrive.

Questo è ciò che a pensato Cristian Maini, titolare dell’Hotel Re Enzo di Bologna. Che ha affrontato la situazione in modo creativo, diciamo… multando chi posta recensioni negative al suo albergo, con sanzioni da 50 a 500 euro.

Una provocazione, ovviamente. Ma perché l’ha fatto? Ecco la sua risposta:

Finora non ho multato alcun cliente e non credo che lo abbiano fatto neppure i tour operator. Ma noi albergatori siamo quotidianamente oggetto di ricatto da parte di ospiti disonesti. Ci sono clienti che nel momento del pagamento dicono ‘se non mi fa uno sconto avrà una recensione negativa’ e con la stessa motivazione chiedono di non includere la tassa di soggiorno nel prezzo della camera o di non pagare gli extra. Mi sono anche sentito dire ‘mi offre la bottiglietta d’acqua del mini bar?’. Alcuni si spingono oltre: tre settimane fa un cliente mi è venuto a dire che mentre faceva colazione, la cameriera era entrata nella camera e gli aveva rubato 50 euro dal portafogli. Dalla videosorveglianza ho visto che nessuno era entrato nella stanza e allora ho chiamato la polizia. Alla fine l’uomo ha finto di ritrovare la banconota e io non ho fatto denuncia“.

Pare che la morsa delle recensioni sia molto stretta sugli albergatori come lui. Maini continua con lo sfogo, raccontato al Resto del Carlino: “I clienti disonesti sono il 30-40% sul totale, tutti italiani. Gli stranieri non fanno così, loro hanno delle regole. Invece, qui da noi non ci sono le norme. Lo strumento delle recensioni è utile: permette anche di colmare eventuali lacune, ma così non va bene. Noi facciamo degli investimenti e non possiamo essere alla mercé di queste persone. Due o tre miei collleghi hanno preso le distanze dal metodo, gli altri mi hanno detto di andare avanti, perché così ho sollevato un problema cruciale“.

Inoltre c’è un altro problema, cioè la vendita delle recensioni: “Io non la utilizzo, ma altri sì, e così il sistema viene dopato. Magari ho 200 recensioni per il mio albergo e un mio competitor ne ha 1.600. Nel territorio italiano non esistono controlli, mentre all’estero scattano sanzioni per le recensioni finte. Tripadvisor pubblica recensioni anche se una persona non ha soggiornato in un hotel. Gli ho scritto e mi è stato risposto che, invece, il controllo c’è. Discorso diverso per Booking.com: permettono recensioni solo dopo aver pagato“.