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Quale impatto avrà il Covid sull'obesità infantile? Cosa dicono gli esperti

Nicoletta Moncalero
·Giornalista e mamma
·5 minuto per la lettura
(Photo: Neydtstock via Getty Images)
(Photo: Neydtstock via Getty Images)

Lontani dalle palestre e dalle piscine, non si gioca più nei cortili e nelle piazze. Per molti ragazzi e bambini, ormai in tutta Italia, non solo nelle regioni più a rischio, resta soltanto la scuola. Il tempo libero si passa a casa, spesso davanti alla tv o ai video giochi. A mangiare male e a dormire poco. Come ha detto la federazione italiana medici pediatri nel suo ultimo congresso dedicato alle conseguenze del covid sui bambini. “I bambini e i ragazzi sono gli unici ad aver vissuto in pieno tutte le restrizioni già del primo lockdown - dice all’HuffPost Paolo Biasci, presidente della Fimp (Federazione Italiana Medici Pediatri) -. A differenza degli adulti non sono usciti per andare al lavoro, per la spesa, col cane o per correre. Fortunatamente da inizio giugno abbiamo tirato un sospiro di sollievo, anche a settembre con la riapertura delle scuole. Ora con le nuove restrizioni torniamo ad essere in pensiero”.

Intanto in America è già allarme. Come denunciato dal Washington Post nei giorni scorsi. Uno studio pubblicato questo mese da Trust for America’s Health ha evidenziato che il 19,3 per cento degli americani di età compresa tra 2 e 19 anni è obeso, rispetto al 5,5 per cento a metà degli anni ’70.
L’obesità comporta una serie di fattori di rischio per i bambini, tra cui l’ipertensione, problemi respiratori e diabete di tipo 2. E quando si tratta del rischio di covid-19, ci sono sempre più prove che i pazienti obesi, anche giovani, hanno molte più probabilità di sperimentare gravi complicazioni dalla malattia.

Alexis Elias Malavazos è responsabile Servizio di Nutrizione Clinica e Prevenzione Cardiovascolare IRCCS Policlinico San Donato e ha condotto una ricerca in collaborazione con professor Gianluca Iacobellis, direttore del Servizio di Endocrinologia dell’Università di Miami, Usa. Dice all’HUffpost: “Nel paziente affetto da obesità in particolare affetto da obesità addominale, il tessuto adiposo che si accumula a livello della pancia, vi è un rischio aumentato di severità di malattia da covid-19. Questo è dovuto al fatto che il paziente obeso ha già un grado di infiammazione di grado lieve, ma cronica e in conseguenza dell’infezione da SarsCov-2 il processo infiammatorio aumenta di grado, diventando così molto severo”.

Se in America i numeri preoccupano, come è la situazione in Italia? “In Italia le persone adulte affette da eccesso ponderale sono più di 23 milioni ovvero circa il 46 per cento della popolazione - risponde Malavazos - Queste malattie croniche non trasmissibili sono in crescita anche tra i bambini e gli adolescenti, dai 6 ai 17 anni. Si stima che siano circa 1 milione e 700 mila i bambini e gli adolescenti affetti da sovrappeso o obesità. Anche in Italia dobbiamo prestare molta attenzione. La pandemia di covid-19 ha effetti collaterali che vanno oltre quelli dell’infezione virale diretta. I bambini e gli adolescenti che sono affetti da obesità sono posti in una sfortunata posizione di isolamento che sembra creare un ambiente sfavorevole per il mantenimento di uno stile di vita sano. Il riconoscimento del fenomeno dell’isolamento è il primo passo per l’adozione di misure preventive”.

Particolare attenzione va data ai bambini e agli adolescenti. “La chiusura delle scuole e l’ordinanza di stare in casa - aggiunge Malavazos -, mettono a dura prova l’ambiente alimentare domestico e l’attività fisica dei bambini e potrebbero aggravare l’epidemia dell’obesità infantile e aumentare le disparità nell’esposizione al rischio dell’obesità. Infatti, se da una parte l’aumento della sedentarietà colpirà tutti i bambini, quelli che ne subiranno di più le conseguenze saranno i bambini che abitano nei centri urbani e che vivono in spazi limitati. In più molti bambini hanno consumato alimenti a più alta densità calorica durante il periodo di quarantena, hanno passato molte ore davanti allo schermo e non solo per la didattica a distanza. Sarebbe opportuno, durante un altro possibile lockdown, che le ore trascorse davanti allo schermo, non per scopi didattici, fossero usate per promuovere l’attività fisica”.

Benedetta Raspini si è occupata di obesità infantile al Massachusetts General Hospital dell’Harvard University a Boston, ora collabora come ricercatore con il laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’università degli Studi di Pavia.
“In una situazione di questo genere è fondamentale prestare una maggiore attenzione all’alimentazione del bambino, ma deve partire da tutta la famiglia. Questo momento può essere anche dedicato all’educazione alimentare del bambino, provando ad avvicinarlo alla cucina sana, alle preparazioni più adeguate alla sua età. Quando possibile, e se possibile, potrebbe essere utile fare attività fisica: saltare con la corda, fare giochi di movimento, tutto quello che si può considerando i limiti dello spazio a disposizione. Da evitare assolutamente, per quanto possibile, la sedentarietà. Soprattutto se dovessero anche tornare le lezioni a distanza. È un grosso sacrificio. Per il bambino e anche per i genitori. Però è importante per tutti. Prima si fa prevenzione anche sullo stile di vita del bambino meglio è”. Ed è importante anche con i più piccoli. Per cui resta fondamentale l’aiuto dei pediatri.

”È molto utile monitorare l’andamento di crescita del bambino con indici appositi - continua Raspini -. Parliamo dell’adiposity rebound. Dopo il primo anno di vita, i valori di IMC diminuiscono, per poi stabilizzarsi e riprendere ad aumentare in media solo dopo i 5-6 anni. I valori che aumentano prima dei 5 anni sono un indicatore precoce del rischio di sviluppare obesità durante l’adolescenza e in età adulta. Per questo è importante anche andare con regolarità dal pediatra, controllare le fasi di crescita di vita del bambino. Soprattutto in periodi come questo”.

La conclusione è del presidente della Fimp, Paolo Biasci. “La figura del pediatra è fondamentale per la prevenzione. Nei bilanci di salute, nelle visite filtro programmate, vengono effettuate tutte le misurazioni necessarie, effettuati gli esami di screening, e date tutte le indicazioni per lo sviluppo di una corretta alimentazione. Molto spesso è necessario anche incidere anche con buone abitudini intra familiari. Le indicazioni vengono date a tutti, poi bisogna seguirle”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.