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Quando davvero finirà la pandemia (non sarà una cosa rapida)

·3 minuto per la lettura

In questi giorni l'OMS ha parlato di “nuova fase” epidemica, a seguito della predominanza della variante omicron, per cui sembrerebbe che “si stia avvicinando la fine della pandemia”. Ma sarebbe un errore presumere un epilogo rapido.

Innanzitutto a cosa è dovuto questo cambio di prospettiva?

La variante Omicron è caratterizzata da un elevato numero di mutazioni, per la maggior parte concentrate nella proteina Spike. Le conseguenze più evidenti di questa costellazione di mutazioni sono una maggiore contagiosità (a seconda degli studi da 2 a 4 volte maggiore rispetto alla variante Delta), a cui fa da contrappeso una apparente minore patogenicità. Apparente, in quanto se è ormai verificato da più studi che il contagio con Omicron si traduce in un rischio ridotto di sviluppare sintomi gravi rispetto al contagio con Delta, va ricordato che questa riduzione è soprattutto evidente tra le persone vaccinate o guarite. Parte di questa diminuita patogenicità sembrerebbe essere determinata da una minore capacità di Omicron di replicarsi a livello degli epiteli polmonari. E' importante però ricordare che l'elevata contagiosità di Omicron si traduce in elevate cariche virali, soprattutto nelle vie aeree superiori, il che si traduce in una maggiore capacità delle persone infette di trasmettere il virus ad altri.

Il quadro epidemico attuale quindi è caratterizzato da un elevato numero di contagi, cui però non corrisponde un proporzionale aumento in termini di ricoveri e decessi. Questo non significa che non ce ne siano: essendoci molte più persone contagiate, la pressione sui sistemi sanitari è comunque molto elevata. Ma le cose potrebbero cambiare.

Una conseguenza dell'alto tasso di vaccinazione, unito al numero elevato di persone guarite a seguito di malattia lieve o moderata, quindi senza gravi conseguenze, sta alzando molto il livello di immunità della popolazione. I dati suggeriscono che l'immunità acquisita da guarigione sia efficace nel prevenire la malattia grave almeno quanto quella da vaccinazione e, forse, anche più duratura. Grazie alla combinazione di questi fattori, l'ondata di contagi che al momento sta mettendo sotto pressione i sistemi sanitari di molti Paesi inizia a mostrare segni di rallentamento. Inoltre sono disponibili terapie anche domiciliari in grado di diminuire il rischio di malattia grave nei soggetti più fragili e altre ne arriveranno. Si può quindi ipotizzare uno scenario in cui ci saranno sempre meno contagi e, soprattutto, sempre meno casi gravi e decessi. E anche se sicuramente nella prossima stagione autunno-inverno ci sarà un nuovo picco, tipico dei virus respiratori, questo dovrebbe essere limitato sia come numero di infezioni che come gravità.

Ci sono, ovviamente, degli elementi di incertezza. Innanzitutto, il verificarsi dello scenario più roseo menzionato sopra dipenderà dalla tenuta dell'immunità. Al momento, infatti, non sappiamo con certezza quanto durerà la protezione conferita dalla terza dose o dalla guarigione. Inoltre la situazione potrebbe essere complicata dalla comparsa di una nuova variante con caratteristiche diverse dalla Omicron. Questo è un rischio reale, considerato che esistono vaste aree del Mondo, soprattutto le più povere, in cui i tassi di vaccinazione sono molto bassi e il virus può circolare con grande intensità, favorendo la possibile selezione di nuove combinazioni di mutazioni, i cui effetti non sono prevedibili a priori.

Cosa possiamo fare fronteggiare questi problemi?

Innanzitutto rendere disponibili i vaccini e i farmaci a tutti, soprattutto nelle aree meno sviluppate. Sarà anche necessario ripensare alle nostre strategie vaccinali, soprattutto in considerazione di un possibile richiamo annuale, come nel caso del vaccino influenzale. Un approccio allo studio è quello di realizzare vaccini basati su più antigeni virali, selezionando proteine o porzioni di esse meno soggette a mutazione ma ugualmente capaci di indurre una risposta protettiva.

Quindi, al momento è difficile dire quando finirà la pandemia. La certezza è che finirà, ma quando succederà dipende anche da noi.

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