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Quando il governo ha saputo di Regeni? Renzi e Farnesina dicono cose diverse

·3 minuto per la lettura

AGI - Un grande rimpianto: aver saputo della morte di Giulio Regeni "solo il 31 gennaio" 2016. È quello che descrive Matteo Renzi, presidente del Consiglio ai tempi dell'uccisione al Cairo del dottorando italiano. Tempo un paio di ore e arriva la correzione della Farnesina, ora guidata da Luigi Di Maio.

"In merito alle dichiarazioni rese oggi dall'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi alla commissione d'inchiesta sull'omicidio di Giulio Regeni, la Farnesina - si legge in una nota - precisa che le istituzioni governative italiane e i nostri servizi di sicurezza furono informati sin dalle prime ore successive alla scomparsa di Giulio il 25 gennaio 2016".

Il ministero degli Esteri ricorda inoltre che tutti i passi svolti con le più alte autorità egiziane sono stati ampiamente documentati - si precisa - e resi noti alle istituzioni competenti a Roma dall'ambasciatore Massari nelle sue funzioni di ambasciatore d'Italia al Cairo".

L'audizione in commissione parlamentare

È comunque articolata la 'testimonianza' di Renzi in commissione Regeni. "Non c'è giorno in cui non si pensi a questa vicenda senza pensare alla famiglia, quegli incontri hanno lasciato nei nostri cuori il sentimento di un dolore che non è recuperabile", premette il leader di Italia viva. 

"Quando abbiamo saputo ciò che accadeva al Cairo abbiamo messo in campo tutti gli strumenti. Abbiamo dei rimpianti? Voglio essere molto sincero - scandisce -. Io, perlomeno, ho pensato tante volte volte 'Perchè abbiamo saputo questa notizia soltanto nella giornata del 31 gennaio?' Forse se avessimo saputo prima avremo potuto agire prima, anzi quasi sicuramente. Quel che è certo è che quando siamo stati messi a conoscenza degli eventi la reazione è stata a tutti i livelli di totale sintonia e di gioco di squadra".

"Devo rivendicare con forza ciò che ha fatto il governo" nei giorni della scomparsa di Regeni, assicura il senatore di Iv. "Lo faccio con convinzione, perchè non si è trattato del lavoro di un singolo ma della risposta dell'Italia a un fatto inaccettabile, che va chiarito nelle sedi della magistratura e che va presentato all'opinione pubblica senza verità di comodo".     

Il silenzio della professoressa britannica

"Il Regno Unito su questa storia non ha chiarito fino in fondo - attacca Renzi -. Mi limito a dire questo, c'è qualcosa che non torna nella professoressa che decide di non rispondere". "Se chiediamo ad Al Sisi di rispondere alle domande della stampa e una professoressa decide di non rispondere, trovo la cosa inaccettabile per gli standard della democrazia liberale". L'ex premier ha ammonito: "Chi non ha ancora detto la verità dovrà farlo, sia in Egitto che in Regno Unito".    

Renzi poi dà un consiglio a chi guida il governo ora. "Mi permetto di dare un contributo di esperienza: se fossi nel presidente del Consiglio non ritirerei l'ambasciatore al Cairo perchè è un gesto che si fa una volta e che deve produrre delle conseguenze. Nominerei piuttosto un inviato speciale del presidente del Consiglio per far sì che il regime egiziano consenta di processare i responsabili" della morte di Regeni "che la Procura di Roma ha individuato".

"Io ritirai l'ambasciatore perché avemmo la sensazione che il presidente Al Sisi non avesse colto fino in fondo la nostra risolutezza nel chiedere la verità", ha sottolineato Renzi.