Italia markets open in 1 hour 48 minutes

Quanto ci costa lo spread: amaro confronto con la Spagna

La Voce
 

Il mercato dei titoli di stato italiani vive una fase positiva, con lo spread Btp-Bund in area 200 punti base. Ma avremmo potuto fare molto meglio. Come mostra il confronto con la Spagna, che pure ha problemi non molto diversi dai nostri.

Scende lo spread

Da qualche settimana, dopo le dichiarazioni di Mario Draghi sulla politica monetaria europea nel prossimo futuro, la designazione di Christine Lagarde alla sua successione, la sventata procedura d’infrazione per debito eccessivo, il mercato dei titoli di stato italiani vive una fase particolarmente positiva, con lo spread Btp-Bund tornato in area 200 punti base.

A causa del concomitante abbassamento generalizzato dei tassi, ciò si riflette in una significativa riduzione del costo del finanziamento. Ne è una lampante riprova l’esito della riapertura sindacata del Btp a 50 anni, nella quale il Tesoro, con un tempismo perfetto, ha emesso 3 miliardi a un rendimento del 2,877 per cento, quasi identico al 2,85 per cento conseguito al lancio di questo titolo nei primi giorni di ottobre del 2016, cioè in uno dei momenti di maggiore domanda per i titoli di stato italiani degli ultimi anni.

Tuttavia, l’evoluzione dello spread con la Germania mostra con chiarezza che il beneficio avrebbe potuto essere ben più consistente se si fossero mantenuti i livelli del biennio 2015-2016, in cui Italia e Spagna, con alcune fluttuazioni a favore ora dell’uno ora dell’altro paese, hanno collocato i loro titoli ai medesimi tassi.

Figura 1

Entrambi i paesi hanno vissuto notevoli vicissitudini politico-istituzionali, con avvicendamenti di governo e controversie di varia natura, ma il mercato vi ha attribuito una diversa percezione di rischio, non necessariamente legata né al divario nel livello del debito pubblico, sostanzialmente analogo all’attuale nel 2015-2016 in Italia e solo marginalmente più alto in Spagna, né al differenziale di crescita economica, ancora più ampio in quegli anni a favore di Madrid. Proprio per questo, però, l’allargarsi dello spread tra Italia e Spagna, che ha superato i 195 punti base sia a novembre 2018 che nel maggio 2019 (ora, fortunatamente, si è contratto al di sotto dei 130 punti base), lascia l’amaro in bocca delle occasioni perdute.

Il confronto Italia-Spagna

Anche senza disporre dei sofisticati modelli necessari per un’analisi esaustiva di lungo periodo, è possibile calcolare quanto sarebbe stato il risparmio, limitandosi a un orizzonte di 12 mesi, sulle emissioni effettuate dal Tesoro italiano nel 2017, 2018 e nei primi cinque mesi del 2019.

Calcolando quanto è stato il costo effettivo (in termini compatibili con la metodologia europea per competenza economica) delle nostre emissioni di titoli di stato e applicando a queste i rendimenti medi ponderati delle emissioni spagnole sullo stesso segmento di scadenze nel medesimo periodo, si ottengono questi risultati: nel 2017, su 413.684 milioni di euro emessi dal Tesoro italiano, una maggiore spesa per interessi di 1.209 milioni; nel 2018, su 389.845 milioni emessi, una maggiore spesa di 2.935 milioni; nel periodo gennaio-maggio 2019, su 192.464 milioni emessi, una maggiore spesa di 1.506 milioni di euro.

In questa elaborazione si è tenuto conto del fatto che la Spagna non emette né i Ctz biennali, né i Ccteu. Su di loro, i relativi “tassi spagnoli” sono stati attribuiti con questi criteri: per i Ctz è stata applicata la media semplice tra il rendimento del Bot annuale e quello del Btp triennale; per i titoli a tasso variabile, si è rilevato, in ogni periodo, quale scadenza di Btp aveva meglio approssimato il tasso di aggiudicazione dei Ccteu ed è stato applicato il rendimento medio dei titoli spagnoli della medesima scadenza. Per i titoli indicizzati all’inflazione, infine, si è tenuto conto, sia per i rendimenti dei titoli italiani che di quelli spagnoli, dell’inflazione attesa implicita nei tassi nominali di pari scadenza.

I mancati risparmi in circa due anni e mezzo sono comunque superiori ai 5.650 milioni che si ottengono dalla somma dei valori sopra riportati, perché il costo dei titoli con vita superiore all’anno si protrae anche in quelli successivi, però in maniera differenziata scadenza per scadenza, e non è possibile fare un rapido calcolo con un minimo di accuratezza senza un adeguato modello.

Questo semplice esercizio dimostra, però, quanto sia importante trasmettere fiducia ai mercati. Il confronto assume una valenza significativa proprio perché non è stato fatto con un paese senza problemi, ma con un altro stato membro dell’Ue che affronta difficoltà di analoga natura e portata rispetto a quelle italiane, anche se in parte diverse nello specifico.

Di Maria Cannata

Autore: La Voce Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online