Quanto ci costa la crisi in termini di tasse? 330 miliardi di euro dal 2008 a oggi

Quest’anno c’è un primato mondiale che l’Italia e gli italiani non avrebbero voluto raggiungere. E’ quello della pressione fiscale che nella nostra Penisola ha raggiunto il 55%. A calcolarlo è l’Ufficio studi di Confcommercio che si è soffermato sul valore effettivo, cioè quello che mediamente è sopportata da un euro di prodotto legalmente e totalmente dichiarato. L’Italia si posiziona al top della classifica davanti a Danimarca (48,6%), Francia (48,2%) e Svezia (48%). A gravare sulla situazione del nostro Paese è soprattutto l'elevato livello di sommerso economico che è pari al 17,5% del Pil per un totale di circa 154 miliardi di euro. Numeri che posizionano l’Italia al primo posto nel mondo davanti, questa volta, a Messico (12,1%) e Spagna (11,2%).

Che la condizione degli italiani sia peggiorata ce lo dicono anche i quasi 330 miliardi di tasse pagati dal 2008 ad oggi. Una cifra mostruosa, frutto di ben dieci manovre, che per il 55% (cioè 178 miliardi) è rappresentata quasi sempre da nuove gabelle. Si tratta di risorse realmente chieste (o non date, sotto forma di welfare, servizi o “costi pubblici”) ai cittadini nell’impari lotta tra la finanza pubblica italiana e la crisi internazionale a colpi di finanziarie, leggi di stabilità e spending review. E se non sono sufficienti le tasse c’è anche lo spread. Un recentissimo studio di Confindustria parla di 140mila posti di lavoro bruciati a causa di ben 300 punti di differenziale BTp-Bund non giustificati dal confronto sui fondamentali economici tra Italia e Germania. L’ulteriore conseguenza sul Pil è un calo dello 0,9%. Nel 2013 se la situazione non migliorerà, prevede la principale organizzazione delle imprese italiane, l'extra-spread costerà alle famiglie 12,1 miliardi e 23,7 alle imprese.

Ma quanto sono diventati più poveri gli italiani? In tal senso ci aiuta un grafico pubblicato quest’anno dal settimanale inglese The Economist. Da quando la crisi ha colpito nel 2008, la produzione economica dei 34 paesi più industrializzati del mondo non riesce a ripartire. In riferimento al Pil pro-capite negli ultimi quattro anni l'Italia ha perso un quantità di ricchezza di 3,048 dollari, inferiore rispetto all’Ue (3,723), ma quasi il doppio rispetto all’area Euro (1.642). A supportare questi dati è arrivato anche il rapporto Istat "La povertà in Italia”. Secondo questo studio, nel 2011 le persone relativamente povere nel nostro Paese sono state 8.173.000, pari all’11,1% delle famiglie, mentre 3.415.000 sono le persone povere in termini assoluti (5,2% delle famiglie). Nel 2011 l’incidenza della povertà relativa, calcolata per una famiglia di due componenti a 1.011,03 euro, è aumentata dal 40,2% al 50,7% per “le famiglie senza occupati né ritirati dal lavoro”. I tre quarti di queste famiglie, segnala l’Istat, risiedono nel Mezzogiorno.

Gli effetti della crisi economica sono molto evidenti anche sulla capacità di spesa procapite degli italiani. Un rapporto Intesa Sanpaolo afferma che si è tornati ai livelli di quasi 30 anni fa. Sul mercato nazionale i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco, infatti, hanno mostrato un calo dell’1,5% a prezzi costanti. Il valore del fatturato dell'industria alimentare l’anno scorso è cresciuto solo del 2,4, ben al di sotto del tasso di inflazione attestatosi al +3,2%. E le prospettive sono ancora a tinte fosche. Bankitalia ha rivisto al ribasso le stime sul Pil. Nel 2012 il prodotto interno lordo dell'Italia si ridurrà del 2%. Il segno negativo ci accompagnerà anche nel 2013 con un -0,2%. Qualche esperto già parla di 15 anni per riportare il nostro Paese ai tempi pre-crisi.

Se la debolezza della domanda interna, dei consumi e degli investimenti sono tra le cause di un peggioramento delle stime, è l’export una delle possibili chiavi di uscita. Lo dimostra proprio il settore agroalimentare che nel 2011 ha registrato su questo fronte un incremento del 10%, arrivando a 23 miliardi di euro. L’esempio da seguire per l’Italia, poi, potrebbe essere ancora la Germania che, come dimostrano studi recenti, è stata in grado, soprattutto grazie all’euro e alle riforme del mercato del lavoro, di passare da un disavanzo di conto corrente a un avanzo di massa.

Scoperti in Veneto 2300 falsi poveri esenti da ticketVenezia, (TMNews) - Oltre 2.300 falsi 'poveri' veneti usufruivano abitualmente dell'esenzione dal pagamento del "ticket sanitario", ma in realtà non ne avevano diritto. La truffa ai danni della sanità è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Venezia. Le fiamme gialle hanno passato al setaccio cinque Ulss sulle 22 esistenti nella regione e hanno scoperto che su 30.000 prestazioni in esenzione per 'disoccupazione e reddito' nel biennio 2009-2010, 2.300 erano state elargite nei confronti di 'furbetti' che