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Quanto sono pericolosi i bond?

Morningstar
·5 minuto per la lettura

“Una volta ho pensato che la reincarnazione perfetta sarebbe stata quella in un Presidente o nel Papa. O una star del baseball. Oggi, invece, mi reincarnerei nel mercato obbligazionario, perché è in grado di intimidire chiunque”.

Queste parole di James Carvill, un consigliere dell'amministrazione Clinton, hanno più di un semplice granello di verità. Se una crisi colpisce il mercato obbligazionario, anche le peggiori perdite dei listini azionari passano in secondo piano. Questo tipo di crisi, infatti, ha spesso una componente sistemica, come dimostra quella del 2008 che è stata innescata dal mercato del debito. E anche la recente fluttuazione del mercato degli U.S Treasury nel bel mezzo del panico prodotto dall’esplosione del Coronavirus nel marzo 2020 ha dato un segnale di allarme molto più grande per gli investitori rispetto alle perdite subite dai principali listini azionari mondiali.

Anche oggi, i timori per la lievitazione delle quotazioni di singole stock come Tesla, o settori come il cloud computing, sembrano marginali rispetto alle preoccupazioni generate dall'aumento dei rendimenti dei mercati obbligazionari di tutto il mondo.

Negli Stati Uniti, i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni sono saliti dall'1,0% all'1,7% in meno di due mesi. In Italia, il rendimento dei Btp decennali è salito dallo 0,44% del 12 febbraio scorso all’attuale 0,66%.

Poiché i rendimenti dei bond si muovono in relazione inversa ai prezzi, molti investitori obbligazionari hanno subito perdite importanti nelle ultime settimane e in particolare quelli che avevano in portafoglio i fondi appartenenti alla categoria Obbligazionari Lungo Termine EUR sono stati i più colpiti. In media questi comparti hanno perso oltre il 6% da inizio anno (rendimenti in euro), mentre la categoria Obbligazionari Governativi ha ceduto l'1,6%.

Quanto è grave la situazione nel mercato obbligazionario?

E’ importante sottolineare, prima di tutto, che è perfettamente normale che i rendimenti dei bond investment grade salgano durante le fasi di ripresa economica.

Durante questo periodo gli investitori tendono ad assumersi maggiori rischi: acquistano titoli azionari in vista di un miglioramento della congiuntura, il che significa più consumi, più investimenti e un aumento dei profitti aziendali, e vendono titoli di Stato a basso rischio. Oggi l'economia globale è in lenta ripresa dopo la crisi prodotta dalla pandemia.

Un contesto di questo tipo, solitamente, implica una battuta d'arresto solo temporanea del mercato obbligazionario che gli investitori di lungo termine dovrebbero evitare. Tanto più che le banche centrali non mostrano alcuna intenzione di una inversione di tendenza nella loro politica monetaria estremamente accomodante. La Fed statunitense ha probabilmente dato il segnale più chiaro in questo senso in quanto sta ipotizzando un livello medio di inflazione obiettivo del 2%. Questo significa che la Banca centrale americana non alzerà i tassi di interesse non appena il costo del denaro raggiungerà questa soglia. Piuttosto, tollererà un superamento del target fino a quando non riterrà che le precedenti fasi di bassa inflazione siano “bilanciate”.

Basso rischio di inflazione elevata nel breve e medio periodo

La situazione non è molto diversa neanche nell’area euro, nel Regno Unito e in Giappone. Ma cosa succederebbe se l'inflazione scappasse di mano alle banche centrali? Di nuovo, non lo sappiamo. Ma ci sono buone ragioni per non scommettere su un ritorno di un’inflazione elevata. Nel breve termine, l'aumento dei prezzi del petrolio è il principale responsabile del balzo dell'inflazione e nel lungo periodo ci sono pochi indizi che suggeriscono un forte ritorno dell’andamento generale dei prezzi: la popolazione nei paesi industrializzati sta inevitabilmente invecchiando, il che implica la necessità di aumentare i risparmi a discapito dei consumi, il progresso tecnologico e la digitalizzazione continuano a un ritmo incessante, il che dovrebbe tendere a produrre effetti disinflazionistici, inoltre è probabile che le politiche fiscali degli odierni governi risultino essere meno espansive del previsto nel medio/breve termine. Per queste ragioni il rischio di un’inflazione incontrollata e di un conseguente sell-off nel mercato obbligazionario sembrano improbabili.

Cosa significa questo per gli investitori?

Gli investitori che concordano con lo scenario plausibile di una correzione temporanea del mercato obbligazionario possono rilassarsi. I prezzi dovrebbero stabilizzarsi rapidamente, proprio come hanno fatto durante i picchi di rendimento registrati nel 2013 e nel 2016. Quelli pessimisti potrebbero obbiettare che non abbiamo mai assistito a un crollo delle obbligazioni negli ultimi 40 anni e che quindi non sappiamo che aspetto abbia. Questo è vero, ma a questi investitori ricorderei che anche durante la crisi dei bond statunitensi del 1977-1980 il prezzo dei titoli a 10 anni non è sceso di oltre il 3% annuo.

Ad ogni modo, i risparmiatori devono essere razionali e devono accettare l'idea che gli yield rimarranno bassi. Il livello del rendimento di un'obbligazione ci dà un’informazione su quali sono i rendimenti attesi per i nuovi investitori. Attualmente, le obbligazioni a medio termine in tutto il mondo vengono emesse con tassi di interesse pari a zero o addirittura negativi.

Gli investitori diretti sono immunizzati dai rischi di duration

Quelli che hanno preso posizione investendo in maniera diretta sul mercato obbligazionario sono al sicuro. All'inizio del loro investimento hanno scelto il premio al rischio che consideravano sufficientemente conveniente e nel caso in cui tengano il titolo in portafoglio fino alla sua scadenza sono immunizzati contro i rischi di duration: otterranno la loro cedola ogni anno e recuperano il capitale alla scadenza.

Gli investitori in fondi o Etf obbligazionari, dall’altra parte, non sono immuni al deprezzamento dei bond. Anche se nessun crollo del mercato obbligazionario sembra essere alle porte, essi potrebbero dover fare i conti con delle perdite per un po’ di tempo. Investire in maniera indiretta, quindi, potrebbe avere degli svantaggi.

Ad ogni modo, sia quelli che investono sul mercato obbligazionario in maniera diretta che quelli che lo fanno tramite fondi o Etf possono guardare ai titoli protetti dall'inflazione. Ci sono obbligazioni i cui tassi di interesse corrisposti sono legati all’andamento generale dei prezzi. Dunque, se non ti senti a tuo agio con gli attuali livelli di inflazione o non ti aspetti che i prezzi scendano, puoi proteggere il tuo investimento obbligazionario in questo modo.

Di Ali Masarwah

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online